Come annunciato un anno fa, inizia al Louvre il restauro della Nike (Νiκη, “vittoria”) di Samotracia. L’escalier Daru non verrà più capeggiato dalla statua della Vittoria alata fino all’estate 2014. Il museo parigino si priva di uno dei suoi principali tesori, la dea che accoglieva i visitatori nell’ala iniziale.

Dopo le analisi preliminari e il processo di documentazione, iniziati il 3 settembre, si dà il via alla fase conservativa. L’alta tecnologia e un gruppo di lavoro internazionale hanno permesso l’utilizzo del video microscopio, la fotografia a infrarossi per rilevare possibili tracce di moderna calce, e la fotografia a raggi X applicata alle ali per comprendere come erano state assemblate nel 1800.

In restauro sono anche la scalinata, le pareti e le volte che accolgono la Nike dal 1884. Si prospetta essere un progetto ambizioso e assolutamente necessario, sotto la guida dell’abile Ludovic Laugier, il commissario del restauro, seguibile online sul sito del Louvre.

Sono stati stanziati circa 3 milioni di euro, ma ne manca ancora uno da raccogliere attraverso Tous Mécènes, operazione di  crowdfunding, fino al 31 dicembre. Si è ora raggiunto il 30% dell’importo, grazie anche al tempestivo apporto degli amici e degli sponsor abituali dell’istituzione, come la Société des Amis du Louvre e la Terre de Cultures, la Nippon Television Holdings, la Bank of America Merril Lynch Conservation Project e Marc Landret F. Marc de Lacharrière (Fimalac).

La scultura, alta ben 5,57 metri (base compresa) e attribuita a Pythokritos, esponente della scuola di Rodi, è stata realizzata nel 200-180 a.C. e costituisce un’offerta votiva, fatta in seguito a una battaglia navale, al Santuario dei Grandi Dèi appunto dell’isola di Samotracia nel Mar Egeo. La divinità si posa con leggiadria sulla prua della nave e annuncia all’equipaggio la vittoria conseguita.

La Vittoria dev’essere stata posta al centro di una monumentale fontana circolare che occupava l’estremità meridionale del santuario, al di sopra della cavea del teatro. Un bacino più basso, dotato di scogli naturali, rifletteva il corpus statuario sovrastante, destinato a occupare posizioni sempre dalla massima scenografia.

Dopo una delicata opera di smembramento dei 23 blocchi, dal peso totale di all’incirca 30 tonnellate, che costituiscono la base, il meraviglioso esempio di arte ellenistica è stato trasportato nella Salle des Sept Cheminées e inserito all’interno di un’ampia cabina.

Dal punto di vista strutturale verrà rimosso lo zoccolo aggiunto sotto i piedi della dea allo scopo di accentuarne la postura di slancio, al momento della salita dello scalone progettato da Hector Lefuel, e che collega la Galerie d’Apollon e il Salon Carré. Lo zoccolo risale all’ultimo restauro in profondità del lontano 1934.

L’urgenza maggiore si presenta a livello estetico: il marmo è divenuto di colore giallo-marrone, tra polvere e incrostazioni. La parte inferiore è quella più danneggiata da questi agenti. Il marmo bianco di Paro, in contrasto con il quello grigio a venature bianche proveniente da Rodi, deve essere riconsegnato ai visitatori secondo la bellezza originaria.

È evidente che ciò che non può essere definito se non “bellezza” sia tecnicamente dovuto a una maestria capace di riunire i progressi conseguiti in precedenza: la virtuosità del panneggio di Fidia, la trasparenza e la leggerezza di Prasittele e la tridimensionalità di Lisippo. Gli strumenti del mestiere danno vita a una figura protesa in avanti e accarezzata dalla brezza marina, in cui la dinamicità e la sensualità delle forme originano nell’osservatore uno senso di piacevole sgomento.

© Rivoluzione Liberale


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