Le contraddizioni non accennano a placarsi e la maggioranza sembra essere divisa su tutto, o quasi. Le questioni spinose sono diverse e non si limitano alla legge di Stabilità – usata per certi versi come pretesto – c’è in ballo la riforma dello Stato, la riforma della legge elettorale, una visione condivisa sul futuro del Paese, anche a proposito di sviluppi economici, crescita e ripristino delle facoltà produttive.

“Abbiamo un bisogno drammatico di liberarci da contraddizioni antiche – ha precisato Napolitano di fronte alla platea dell’Anci riunita a Firenze – da radicate e paralizzanti pastoie, che impediscono un più ampio dispiegarsi di energie e potenzialità che il nostro Paese possiede”. La situazione è inoltre deteriorata da un “clima avvelenato”, come lo definisce il presidente della Repubblica, determinato in buona parte dalla ‘pacificazione mancata’ strettamente legata all’affaire decadenza.

Le larghe intese stanno giocando un ruolo fondamentale per ridisegnare l’assetto dei partiti più che per fare le riforme “ineludibili” di cui il Paese ha urgente bisogno. In casa Pdl si teme la scissione; Scelta civica è a rischio scissione con Monti che reclama: “Non fatevi svendere”; all’interno del Pd sono diverse le questioni – a partire dalla riforma della legge elettorale – che scindono le opinioni, anche se in questo momento, paradossalmente, i ‘dem’ sembrano essere più granitici degli avversari.

La legge di Stabilità è il terreno di battaglia mediatico preferito, sotto il quale scorrono i veleni che minacciano la tenuta dei partiti e oltremodo dell’esecutivo anche se, come ricorda Napolitano, “C’è chi ha il dovere, per la responsabilità che gli spetta, di non cedere a un clima avvelenato”, continuando a svolgere il suo dovere nonostante gli attacchi che gli sono rivolti.

Al di là dello scenario italiano – che più o meno sembra essere sempre lo stesso, dal punto di vista dei risultati- c’è comunque l’Europa, e il presidente del Consiglio sembra focalizzare tutte le sue energie sulle decisioni di Bruxelles, da lì potrebbero arrivare le risorse necessarie  per tentare di sbloccare la situazione. Il nostro Paese è stato a lungo un ‘sorvegliato speciale’ ma è arrivata l’ora di portare a casa i frutti di innumerevoli sacrifici: “I sacrifici sulla disciplina di finanza pubblica sono accettati se poi c’è una ricompensa e una svolta”, ammonisce il premier.

L’esercizio di stabilità messo in campo dall’esecutivo si attende quindi una “svolta” dall’Ue anche perché sul fronte di politica interna i cambiamenti tardano ad arrivare. Eppure, “abbiamo bisogno di forti cambiamenti – ha ammonito per l’ennesima volta Napolitano – oggettivi e soggettivi, di strutture, indirizzi politici, e insieme di mentalità e di comportamenti”.

Le istituzioni sono i luoghi dove risiedono “contraddizioni” e “inefficienze” di cui liberarsi perché esse rappresentano “una non marginale, ma pesante concausa della stagnazione, della perdita della capacità di crescere e di competere della nostra economia”. La crisi ha messo “a nudo” tutti i difetti del sistema Italia e “l’impennarsi della disoccupazione” rende inammissibili le continue diatribe tra politici che litigano su tutto e non riescono ad essere concordi nemmeno sulle questioni-chiave, come rivela l’elezione del presidente dell’Antimafia.

Si parla di “intese violate”, di “esagerazioni” da parte dell’avversario che “non è stato ai patti”. Ma quali e quanti sono i patti violati nei confronti del Paese reale? Di certo non ci può fermare all’abolizione della prima rata dell’Imu, il provvedimento che ora è legge. Si rimprovera al Quirinale – in quanto materia parlamentare – di aver convocato al Colle un vertice di maggioranza per fare il punto sulla riforma della legge elettorale, ma il Parlamento non ha fatto nessun passo avanti per sbloccare la questione. Il Senato ha approvato il ddl costituzionale sul Comitato per le riforme costituzionali – che tra l’altro è passato per soli 4 voti – ma le critiche bipartisan potrebbero generare delle pesanti conseguenze ‘politiche’: si tratta degli 11 falchi del Pdl ma anche di alcuni senatori del Pd che hanno affermato: “Il percorso di riforma costituzionale avviato dal Parlamento contiene elementi di criticità che lo rendono incerto”. I cosiddetti “falchi”, dovunque essi si annidino, minacciano quindi di nuovo la tenuta del governo e la maggioranza anticrisi sembra far acqua da più parti.

La “guerriglia” rimbalza tra la legge di Stabilità e la nuova legge elettorale. A proposito di quest’ultima, il “nuovo limite estremo” è il 3 dicembre quando la Consulta dovrà decidere sulla probabile incostituzionalità delle legge attuale e, come ha ammonito il Capo dello Stato nell’incontro di Firenze, “la dignità del Parlamento e delle stesse forze politiche si difende non lasciando il campo ad altra istituzione”. In sostanza “non è possibile che il Parlamento naufraghi ancora nelle contrapposizioni e nell’inconcludenza”.

In quest’ottica le mosse del Capo dello Stato rappresentano un ennesimo ultimatum per richiamare all’ordine tutte le forze politiche, a partire dalla maggioranza per poi proseguire con le opposizioni che il Quirinale ha annunciato verranno convocate nei prossimi giorni. A proposito di riforme “non ci faremo fermare da alcun fuoco di sbarramento”, ha puntualizzato il Capo dello Stato che, denunciando le “vociferazioni”, le “faziosità”, le “invenzioni calunniose”, auspica un innalzamento del dibattito politico. Non si tratta, meramente, di salvare l’equilibrio di governo in nome della stabilità e di una maggiore credibilità, entrambi strumenti di crescita e di sviluppo per il Paese, ma in ballo c’è la stessa vita delle istituzioni democratiche, quelle “di più alta garanzia”, che devono liberarsi dalle “ombre” gettate su di esse dalle voci sinistre e dalle calunnie. Un clima così imbarbarito condiziona la vita pubblica e devia l’opinione dei cittadini di per sé già molto provata, tantoché ben il  37,4% degli italiani (dati Ispo) sembra rifuggire da ogni collocazione politica.

© Rivoluzione Liberale

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