Dico subito che cosa penso di questa operazione che nasce da un’alleanza che prevede almeno sulla carta una futura fusione tra il PLI di Croce, Einaudi e Malagodi con “Fare per fermare il declino” di Giannino e oggi di Boldrin, annunciata con una conferenza stampa lo scorso giovedì 24 nella sala stampa della Camera dei Deputati. Oltre a “Fare”, erano presenti altri piccoli movimenti che sottoscrivono il patto. Ma il cardine è nel connubio tra PLI e il movimento oggi capitanato da Boldrin.

Quel che penso è che si tratta appunto di una “operazione” e non di una strategia politica. Una operazione giustificata dal desiderio di essere presenti alle elezioni europee con risultati migliori di quelli ottenuti alle elezioni di febbraio.

Alla conferenza stampa ho commesso un errore, con l’aggravante della buona fede: davo cioè per scontato che al tavolo non dovesse sedere soltanto il segretario del PLI, che ha condotto la parte diplomatica dell’operazione, ma anche il Presidente di un organismo  plurale, quale è il Consiglio Nazionale del Partito.

Ritenevo che la presenza del Consiglio Nazionale al tavolo servisse per sostenere in maniera visibile la partecipazione collettiva del Partito affinché non sembrasse che tutto fosse stato iniziato e concluso dal Segretario in fragile solitudine.

Avevo già manifestato a de Luca la mia perplessità di fronte a una scelta così affrettata da non poter poggiare nemmeno su un mandato della Direzione Nazionale, né del Consiglio Nazionale (che, pure, si è svolto da poco tempo e dove un tale progetto avrebbe potuto essere portato formalmente alla discussione, votato e approvato).

Stefano de Luca mi aveva detto, prima delle conferenza stampa, che l’accelerazione era stata richiesta da Boldrin, peraltro benemerito per aver difeso in il progetto di alleanza con il Pli che però era stato tenuto fuori della porta.

Ho obiettato che la “fretta” di Boldrin non poteva valere più delle regole elementari, per non dire ovvie, di un partito non autocratico. Ma non c’è stato verso: de Luca aveva preso un impegno che andava rispettato anche nella congestione dei tempi.

Pensando di proteggere in extremis il principio di condivisione, mi sono presentato dunque nella saletta della conferenza stampa della Camera, dove però De Luca mi ha subito avvertito che non avrei potuto sedermi al tavolo dove era prevista la presenza di un solo rappresentante per ogni movimento contraente.

Poco dopo – avendo chiesto la parola all’inizio del dibattito – ho potuto saggiare l’atteggiamento personale di Boldrin (che non conoscevo) il quale mi ha passato il microfono evitando di guardarmi e persino di salutarmi, per interrompermi dopo appena centotrenta secondi invitandomi bruscamente a concludere proprio mentre stavo spiegando perché fosse necessario che tutto il Partito fosse al fianco del segretario nella presentazione di un progetto che al suo termine prevede la cancellazione del PLI e dar vita a un misterioso ircocervo geneticamente modificato e di natura ignota, ma non liberale.

Sono stato trattato dal signor Boldrin come un fastidioso intruso e non ho udito una parola del Segretario a sostegno del Presidente del Consiglio Nazionale del suo partito, messo a tacere brutalmente. Ho successivamente appreso che l’evento era stato organizzato da “Fare”, dove non il PLI come partito, ma soltanto Stefano de Luca era invitato. Lui era loro ospite, io no. Il Partito Liberale Italiano no.

Non sprecherò aggettivi di valenza emotiva. Ma voglio dire che il valore politico dell’accordo inizia e finisce con le elezioni europee in vista delle quali ci troveremo in un cartello con “Fare” e altri soggetti allo scopo di raggiungere il numero di firme necessarie e presentare, ciascun movimento, la propria lista.

E’ dunque soltanto un fidanzamento d’interesse presentato con fasti matrimoniali: un vero matrimonio è del resto sconsigliato, visto che Boldrin ha sottolineato con convinzione che il carattere “liberale” della coalizione è vago e assolutamente non necessario.  Noto un atteggiamento sgradevolmente padronale dei nuovi alleati nei nostri confronti, che va oltre un’occasionale scortesia ai limiti dell’insulto.

Per la cronaca, i pochi media che hanno riferito dell’evento erano attratti soltanto dalla presenza di Corrado Passera che ha permesso di lanciare congetture e pettegolezzi sui suoi progetti, non certo sui nostri: nessuno ha dedicato attenzione al PLI. Per questo risultato francamente un po’ indigesto e un po’ modesto, ho fatto di me stesso carne da esperimento e vi assicuro che non è stato piacevole.  Spero almeno che sia stato, o possa diventare, utile. Ora la Direzione Nazionale dovrà discutere le prospettive di un evento già accaduto.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. Ho letto con attenzione questo articolo di Paolo Guzzanti , che merita indubbiamente rispetto, ma mi da una sensazione strana di personalismo più che di analisi di un evento politico.
    Da semplice, ma ben conosciuto, militante di FARE io capisco le perplessità espresse da Guzzanti perchè analoghe perplessità sono sorte anche in FARE, e di sovente espresse anche in forme “vivaci” con analoghe richieste di sottoporre scelte così impegnative ad un dibattito congressuale.
    De Luca e Boldrin hanno fatto uno “skip over” , e qui riconosco il decisionismo del buon Michele, pur non consocendo le analoghe attitudini di De Luca, se tali sono. Perchè tanta fretta ? Beh, forse perchè a forza di aspettare che Sivlio Berlusconi scoprisse che cosa fosse l’idea liberale nel frattempo il paese colava a picco.
    Il tempo delle attese è finito. Abbiamo tutti quanti il mal di pancia per questa avventura in cui siamo stati rapidamente precipitati senza aver avuto il tempo di preparaci almeno psicologicamente. TIME IS OVER ; non c’è più tempo per riflettere.
    Abbiamo invece un poco di tempo per conoscerci, non solo ai vertici, ma anche a livello di base. Chi è il PLI di oggi ? Chi lo compone ? Cosa resta di questa sigla storica e gloriosa, ma perdente sul piano politico negli ultimi decenni ? E quelli di FARE chi sono veramente ? In che cosa sono uguali o diversi dagli iscritti del PLI ? E’ quanto dobbiamo scoprire, tutti assieme, parlandoci, conoscendoci, confrontandoci. Una cosa in comune certamente l’abbiamo : siamo ITALIANI, e vogliamo allontanarci dal baratro a cui ci stiamo avvicinando a passi spediti.
    Come motivazione a mè basta. Gli altri distinguo caro Guzzanti sono secondari.
    Una volta defunti non si possono più avere opinioni diverse.

  2. ………… Credo che quanto è accaduto debba essere chiarito e quello che leggo mi mette sgomento , non sono abituato a ricevere se non sono convinto, comunque anche in casa del fare ci sono molti contrasti con 5 dimissioni della Direzione Nazionale, poi Passera ma che dio c’è ne liberi fuori si goda tutti i soldi che ha accumulato in questi anni così non farà danni… per concludere, se non è stata organizzata con reciproco impegno ed eravamo solo ospiti vuol dire, secondo me, oltre alla Direzione Nazionale vada anche convocata un Consiglio Nazionale … Bun Lavoro Diego

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