Il Senegal ha un Primo Ministro che vuole cancellare la corruzione. Una donna, Aminata Tourè.  Nominata a settembre dal Presidente Macky Sall, ha già un’idea ben chiara di ciò che dovrebbe cambiare nel Paese. Pochi giorni dopo la sua elezione, i giornalisti internazionali si sono sbizzarriti nel darle i più curiosi soprannomi: la Lady di Ferro nera, la nuova Thatcher, la Thatcher tropicale e così via.

Ma chi è davvero il nuovo Primo ministro senegalese? Soprannominata Mimì Bonnegovernance, è una donna di 51 anni, con un’istruzione invidiabile nelle più rinomate università occidentali. Prima dei trent’anni consegue ben due master, entrambi di economia e finanza. Dopo tanto studio, nel 2010 torna in patria, dove diviene una rinomata attivista politica con un solo fine: smascherare giri di mazzette e rimettere in ordine i conti. A cominciare dagli arresti disposti per il figlio del precedente governo di Karim Wade, considerato intoccabile, e ora al centro della maxi inchiesta disposta dalla Tourè.

Si tratta di una ragnatela di mazzette, tangenti, sperperi: un gomitolo che il nuovo Primo Ministro vuole sbrogliare alla svelta per portare il Paese sulla strada dello sviluppo economico. Iniziando dai meno fortunati, coloro che sperimentano da tempo gli effetti devastanti delle diseguaglianze economiche e che hanno diritto, secondo i suoi piani, alla salute e alle cure. Proprio il dibattito sulla materia sanitaria sarà uno dei pilastri del nuovo programma di governo Tourè: nuovi centri per tutti e la costruzione di 300 pozzi in una nazione dove il 20% della popolazione non ha accesso all’acqua.

Ex Ministro della Giustizia, Aminata Tourè si pone oggi l’obiettivo di ripulire Dakar dalla sporcizia finanziaria che l’ha condotta alla stagnazione economica. Nonostante le pianificazioni, in atto dal 2000 (anno del primo governo Wade), il Senegal non ha trovato il modo di investire sulle proprie risorse. Senza trasparenza, il Senegal non potrà guadagnarsi nulla. I primi che devono chiarire la propria situazione sono i politici dell’ ex governo Wade, poi sarà la volta dei vertici amministrativi, che occupano il 94esimo posto nella classifica di Transparency International (su 176 paesi in totale).

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