Filippo de Pisis (1896-1956) è in mostra con De Pisis en voyage – Roma, Parigi, Londra, Milano, Venezia, fino all’8 dicembre presso la Villa dei Capolavori di Corte di Mamaniano (Comune di Trastevolo), nella provincia parmigiana. Una retrospettiva costituita da all’incirca 80 opere, tra dipinti e opere su carta, e articolata in 5 sezioni in successione cronologica con base i soggiorni dell’artista nelle principali capitali europee.

Si comincia con gli anni romani (1920-1924), durante i quali l’indole pittorica viene convalidata e inizia il confronto con i musei, in particolare con il ‘600 e ovviamente Caravaggio. Qui intraprende gli incontri con gli intellettuali, tra cui figurano i membri del secondo Futurismo. Risalgono a questo periodo nature morte e la rappresentazione di fiori.

Parigi diventa la sua casa dal 1925 al 1939 ed è dove egli effettua grandi scoperte e matura la sua pittura. De Pisis si immerge nel passaggio urbano nel ruolo flâneur (letteralmente “passeggiatore”), secondo la descrizione dell’autorevole Charles Baudelaire, si fa «botanico da marciapiede», recuperando la sua passione di fanciullo di botanico e collezionista di farfalle. La situazione mutata con la Prima Rivoluzione Industriale porta l’artista a immergersi nel tessuto urbano.

Filippo de Pisis alloggia in vari hotel fino al 1929, quando stabilisce in rue Servandoni 7, vicino alla chiesa intitolata a Saint-Sulpice, la sua casa-studio, chiamata amorevolmente la grenier (“soffitta)”.  Si apre una fase prolifica dal punto di vista pittorico e per la scrittura di diari e poesie. Cambia la luce e trova finalmente il proprio stile con simbolo Il marinaio francese (1930), attraversandone numerosi durante il percorso di ricerca e a contatto con le opere di Poussin, dei pittori italiani e Manet. Affronta la natura morta marina, en plein air, il contatto con l’umanità, e trova lo scenario ideale nel Lungosenna, incontro tra la natura, l’acqua fluviale, i monumenti, la circolazione pullulante di mezzi di trasporto e persone.

Durante brevi, ma intense permanenze a Londra nel 1933, 1935 e 1938 il pittore perfeziona il suo segno e la sua tavolozza cromatica, sempre perdendosi tra le strade cittadine. Si trasferisce poi a Milano (1940-1943) in via Rugabella 11, fino alla sua distruzione causata dai bombardamenti. La via è il centro della vita artistica, in quanto vi risiedono e si incontrano tra gli altri Marino Marini, Cavicchioli e Guttuso. Il 1940 è un anno ricco di ritratti.

De Pisis si sposta a Venezia (1943-1949), fino ai primi sintomi della malattia logorante che lo condurrà alla morte a Milano. A Venezia vive il momento migliore della sua pittura tra peregrinazioni tra le calli, commissioni importanti e influenze coloristiche veneziane, da parte di Giorgione, Tiziano e Tintoretto.

Si evidenziano attraverso le sezioni dell’esposizione i generi prediletti dal pittore, quali i paesaggi urbani, i ritratti, i nudi maschili e le nature morte, senza mai perdere il contatto con i luoghi, tra volti, persone e natura. I lavori provengono da musei nazionali e collezioni private e testimoniano la sua personalità di artista dalla somma curiosità e coerenza, libero e consapevole di ciò che lo contorna e delle proprie scelte, legato indissolubilmente alla poesia.

Lo contraddistingue una vitalità pittorica evidente, che tuttavia veicola l’incurabile dolore esistenziale, da animo inquieto, perseguitato per il proprio orientamento sessuale, e comunque dal distacco aristocratico dal mondo. Sono caratteristici tratti veloci e sintetici, impressioni visive stenografiche, una pittura sbavata, una semplicità scarna relativa ad alcune composizioni.

© Rivoluzione Liberale

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