La Turchia oscilla tra il vecchio e il nuovo. Come un pendolo impazzito, il Governo di Erdogan non smette mai di stupire con le sue discutibili riforme.

L’obiettivo dei nuovi provvedimenti da un lato sembra chiaro: costruire una Nazione patriottica, una gioventù che ami il proprio Paese, a spese della libertà personale. Dall’altra, il “pacchetto democratico”, approvato da poco, appare contraddittorio.

Le restrizioni sul consumo di alcolici, l’obbligo del velo al lavoro (esclusi giudici, poliziotti e donne militari), l’istituzione dell’Ayran quale bevanda nazionale (al posto del Raki, liquore all’anice amato da Ataturk) sono tutti provvedimenti che hanno spiazzato l’opinione pubblica internazionale.

Insieme al governo poi, ci si mette anche la religione: l’ultima Fatwa ha vietato i tatuaggi e considerato gli orecchini sugli uomini un abominio. Le ultime dichiarazioni del leader dell’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo) hanno vietato i dormitori misti negli studentati statali, caldeggiando un maggiore controllo sulla divisione per sesso nei luoghi pubblici. Il Premier ha espresso il suo parere conservatore anche sull’aborto, affermando che la donna deve almeno avere tre figli nella vita.

Erdogan dice di voler difendere le tradizioni turche, mentre si allontana sempre di più dall’ Europa. Un rapporto che non evolve, anzi. Da quanto il Ppe (Partito Popolare Europeo) non ha voluto promuoverli da osservatori a membri associati, l’AKP ha strizzato l’occhio al partito conservatore di Cameron (EcR) e ora la loro collaborazione va a gonfie vele. Sarà l’inizio di un partneriato turco-inglese?

© Rivoluzione Liberale

201
CONDIVIDI