L’obiettivo del governo resta il 2015. “Il patto io l’ho fatto con il Parlamento e con il Paese”, ha puntualizzato il premier in carica. In mezzo però restano numerosi ostacoli, quello imminente della legge di Stabilità e, a seguire, le agognate riforme da mettere in campo. Fra tutte, la riforma della legge elettorale rimane di certo la più difficile da realizzare.

Il governo Letta è sottoposto a nuovi o rinnovati sussulti che gli rendono la vita non facile. I primi sussulti arrivano dal sindaco di Firenze che ha contestato, in primo luogo, la volontà di rinnovare la fiducia al Guardasigilli dichiarando che ora il governo è più debole, e precisando che dal 9 dicembre l’agenda dell’esecutivo cambierà.

Il ministro Mauro afferma che “Renzi sta scavando una voragine sotto il governo”. Il disegno renziano sembra essere indirizzato a voltare pagina rompendo l’asse con il Quirinale, che in fondo è l’unico a tenere in piedi il governo Letta. Un governo minacciato dagli stessi compagni di partito che continuano a definirlo un governo di emergenza messo in piedi con l’appoggio tendenzioso e avvelenato degli avversari.

La rivolta anti-Tav andata in scena a Roma mentre all’interno dei palazzi del potere si teneva il vertice italo-francese – in cui Letta e Hollande hanno dichiarato, tra l’altro, la volontà di andare avanti con la Torino-Lione – ha reso il clima ancor più incandescente. Il cuore dell’incontro è stato comunque un altro: “ridisegnare” l’Ue e, in concreto, realizzare obiettivi di medio e lungo periodo, economici e di governance europea. Qualsiasi progetto, ha assicurato Hollande, sarà “per unire, non per dividere”. Letta, a sua volta, ha sottolineato il “rafforzamento straordinario dell’intesa” fra i due Stati che sono anche due dei Paesi fondatori dell’Unione europea.

“La crescita, l’occupazione e la stabilità dell’eurozona devono essere il cuore delle nostre decisioni per il summit di dicembre e per il lavoro del futuro Parlamento europeo”, hanno ribadito i due. Sul fronte del credito Roma e Parigi vogliono inoltre far approvare l’unione bancaria già al prossimo vertice europeo. Un bilancio reale della Ue, unico, in grado di fare politiche sociali che attutiscano le differenze fra i diversi Paesi rimane infine un obiettivo prioritario.

In sostanza è necessario “lavorare insieme perché la prossima legislatura sia quella della crescita”, ha sottolineato il premier italiano, rifuggendo dalla sola austerità. In questa direzione sono arrivati segnali incoraggianti anche da Bruxelles. Il guardiano dei conti europei, Olli Rehn, ha assicurato che l’Italia potrà beneficiare dei ‘bonus Ue’ da spendere in investimenti nel 2014 a patto che il rapporto debito/Pil non superi il famigerato tetto del 3%, intervenendo in maniera massiccia sulla riduzione della spesa pubblica, vigilando sulla cancellazione della tassa sulla casa e proseguendo sulla strada delle riforme.

Nel frattempo è stata rinviata a martedì della prossima settimana la discussione per la cancellazione della seconda rata dell’Imu, mentre ha preso forma l’intervento sulle privatizzazioni finalizzato ad aggredire il debito pubblico e a convincere la Commissione Ue a liberare dei fondi per fare degli investimenti aggiuntivi senza che si intacchi il rapporto deficit/Pil.

“Sulla spending review ci giochiamo molto del lavoro prossimo”, ha sottolineato Letta che ha precisato: “Abbiamo valutato e deciso che le risorse che saranno trovate saranno finalizzate a tre grandi obiettivi: un ulteriore carico di riduzione delle tasse sul lavoro; alcuni investimenti produttivi mirati di spesa pubblica; una quota andrà alla riduzione del debito e del deficit”.

Il patto che il premier ha affermato di aver sottoscritto con il Paese passa attraverso il superamento della crisi e, nello specifico, attraverso la salvaguardia del lavoro, un valore e un principio costituzionalmente riconosciuto ma oggi profondamente rinnegato dalla politica, la quale molto spesso preferisce occuparsi delle beghe di partito piuttosto che ascoltare e assecondare le necessità del Paese reale, che corrisponde poi anche alla somma dei propri elettori.

Anche il commissario straordinario Carlo Cottarelli – colui che è stato incaricato di stilare il piano per la ‘spending review’ tanto attesa da Bruxelles – ha assicurato che verranno effettuati dei tagli mirati e i risparmi ottenuti verranno utilizzati “per ridurre la tassazione sul lavoro per la maggior parte”, il cosiddetto cuneo fiscale.

A proposito di ‘tagli’, la riduzione delle auto blu e il piano delle dismissioni sono provvedimenti importanti ma ancora insufficienti per generare il cambiamento di sistema finalizzato a diffondere standard più elevati di etica pubblica.

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