Il 25 novembre si è celebrata la Giornata Internazionale dell’Eliminazione della Violenza contro le Donne. La figura femminile è sempre di più al centro degli impegni internazionali delle Nazioni Unite e di tutti gli Stati membri. Soprattutto in quelle nazioni in cui è notoriamente una vittima di abusi e violenze, come l’Arabia Saudita.

Per la prima volta però, qualcosa sembra muoversi su questo terreno, prima considerato intoccabile. Una campagna contro la violenza femminile nel Paese è stata finanziata dalla King Khalid Foundation che fornisce protezione legale per le donne e i bambini protagonisti di soprusi.

L’immagine simbolo di questa iniziativa ritrae una donna con il volto coperto e un occhio nero. Lo slogan “Alcune cose non possono essere coperte. Combattiamo insieme la violenza sulle donne” campeggia sotto l’immagine di una donna che potrebbe essere una cittadina qualsiasi che cammina per le strade dell’Arabia Saudita. Rappresenta, dunque, tutto il genere femminile nazionale.

I promotori dell’iniziativa sono esponenti del mondo accademico e mediatico che, fin dall’estate 2013, portano avanti questa sensibilizzazione non senza essere ostacolati. Accusati di essere portatori di interessi occidentali e bollati come anti-islamici, sono stati più e più volte censurati.

In Arabia Saudita una donna su sei è vittima di abusi: siano essi verbali o fisici, sempre perpetrati dal maschio della famiglia (padre, fratelli, marito). La violenza domestica è considerata una punizione quasi nella norma per una donna disobbediente.  Per quanto l’Occidente possa condannare questi comportamenti però, le azioni a tutela dei diritti femminili sembrano scarseggiare.

Importante  è riuscire a formare le nuove generazioni di sauditi per prevenire le violenze e gli abusi e proteggere il nucleo familiare. I sauditi però non sono violenti, per questo potrebbero essere pronti a rivedere le loro opinioni in merito all’universo femminile. Vanno sensibilizzati, questo è certo e l’educazione primaria è il più importante mezzo per renderli maggiormente consapevoli.

La campagna del nastro bianco mira proprio a questo: far ricredere la componente maschile sul genere femminile e fermare la violenza. I sostenitori sperano che il governo saudita dia il suo appoggio e garantisca un piano nazionale per mobilitare tutta la società al fine di risolvere questa piaga che non affligge solo i paesi orientali.

© Rivoluzione Liberale

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