Piero Fornasetti: 100 anni di follia pratica è in mostra fino al 9 febbraio 2014 presso il Triennale Design Museum della Triennale di Milano. Una retrospettiva a cura del figlio erede e prosecutore Barnaba Fornasetti in occasione del 100enario della nascita del padre, inaugurata appena 3 giorni dopo il giorno del suo compleanno.

1 000 pezzi accuratamente selezionati, tra i 13 000 oggetti e decorazioni realizzati, e provenienti in somma parte direttamente dall’archivio, curato da Barnaba Fornasetti stesso, inquadrano Piero Fornasetti (1913-1988). Pittore, stampatore, progettista, collezionista, stilista, artigiano, decoratore, arredatore, designer industriale, allestitore di spettacoli teatrali, disegnatore di costumi di scena, gallerista e ideatore di mostre, ai più purtroppo ancora sconosciuto.

Il percorso inizia con la ricreazione parziale dell’ambiente di lavoro del maestro, per indicare le fonti d’ispirazione e i materiali di ricerca, ossia libri antichi e vecchie stampe. Un grande paio di forbici rivela l’utilizzo fisico delle fonti, oggetto di ritaglio, anche nel caso di libri di valore, successivi archiviazione e riutilizzo per i suoi decori. Elementi imprescindibili nella casa Wunderkammer come il gatto in ceramica e lo specchio Arnolfini non potevano mancare.

Si procede illustrando l’esperienza come stampatore di libri d’arte e litografie, su commissione di de Chirico, Manzù, Sassu, Lucio Fontana e Campigli, artisti della Milano contemporanea. Si passa poi alla quadreria che riassume l’attività pittorica di Fornasetti, nato appunto come pittore. Solo con la sala seguente però si entra nel vivo dello spirito fornasettiano caratterizzato dal rispetto nei confronti della praticità che l’uomo necessita durante il suo vivere quotidiano.

Si tratta della sala dedicata ai piatti della serie Tema e Variazioni. Lo stesso viso di donna che ci guarda con intensità, preso da una stampa antica, viene variato più di 300 volte, trasferito, stravolto, rimaneggiato ironicamente e applicato su un oggetto del tutto modesto. Ancora più dissacrante è poi l’uso che viene fatto di queste minute opere d’arte nel caso del portacenere, che deve venire per forza adibito alla funzione designata.

Dal 1940 in poi collabora con il notabile architetto, designer e saggista Gio Ponti e inizia a stampare su foulard in seta, su richiesta di Ponti. Appaiono soli e lune simili a quelli dei tarocchi e dotati di lineamenti umani, in accordo con i lunari (1940-1942), opera frutto del sodalizio tra i due. L’arte del ‘900 viene così trasferita su oggetti comuni, come possono essere vasi, mobili, lampade e gilet.

Un intero corridoio è adibito ai suoi autoritratti, dove il suo viso non è esente da variazioni irriverenti. Sono quindi esposti paraventi, divenuti superficie per la rappresentazione di scene, storie, visioni surreali. Ma la vera sensazione di stare su di un palcoscenico  si vive nelle 2 sale occupate da oggetti-scenografie che stabiliscono l’universo di Fornasetti. L’esposizione si conclude con vassoi, trumeau e il film ad opera del fotografo Toni Meneguzzo, che anima letteralmente i suoi lavori.

Piero Fornasetti promulgava il buon disegno a prezzi accessibili. Lo animavano il rigore, una creatività geniale e raffinata e una perizia per i dettagli a tratti ossessiva. Il figlio riedita e reinventa le sue creazioni con la stessa tecnica e qualità, tanto che anche all’ultimo Salone Internazionale del Mobile di Milano (9-14 aprile 2013) ha presentato alcuni mobili icona dall’immaginario fornasettiano reinventati: il tavolo Peccato originale, il mobile buffet Frutto del peccato e la nuova collezione di carta da parati FORNASETTI II di Cole and Son.

È questa la mostra tributo-risarcimento, l’occasione completamente meritata e a lungo attesa per ricollocare un’eccellenza al centro del dibattito culturale e del design italiano, come sostiene anche Silvana Annichiarico, Direttore dello spazio espositivo. Il figlio Barnaba la definisce «retroprospettiva», tra retrospettiva e prospettiva, come «proiezione contemporanea e futura del metodo creativo che mio padre aveva inventato, che io cerco di proseguire». Difatti, nel periodo 1953-1973 il padre era stato ostracizzato dalla scena milanese e i suoi progetti erano stati rifiutati dalla Triennale, come nel 1940, a cui aveva partecipato dalla sua fondazione negli 8 anni precedenti. Era stato vittima del dominante Modernismo Razionalista, ostile a ogni forma di decorativismo, definito «deviante». Pure noi siamo vittime di questo fattore storico, che ci priva di questa personalità unica: ora possiamo finalmente riscattarci.

© Rivoluzione Liberale

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