Il Ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian ha annunciato l’invio di un migliaia di soldati francesi in Centrafrica per aiutare il Paese arrivato all’orlo del genocidio.

La Francia ha deciso di prendere in mano la questione centrafricana. Le divisioni dovrebbero rimanere nel Paese “per un periodo breve, che non dovrebbe superare i sei mesi”, secondo quanto ha dichiarato Le Drian. L’esercito francese ha già 420 uomini sul posto, incaricati di assicurare la protezione dell’aeroporto della capitale, Bangui, e del migliaio di francesi che lavorano in Centrafrica. Il Ministro ha tenuto a puntualizzare che queste truppe andranno a dare man forte alla forza africana  già in via di formazione, composta da militari arrivati dai Paesi vicini: la Misca (3500 uomini). Lunedì scorso la Francia ha cominciato, con i suoi partner del Consiglio di Sicurezza, una serie di colloqui per arrivare ad una risoluzione che porti al rafforzamento della Misca, forza alla quale verrebbe affidata, sotto l’egida del Capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, il diritto all’uso della forza per garantire il mantenimento della Pace dei civili in Centrafrica. Le Nazioni Unite sperano, attraverso la mediazione di Ban Ki Moon,  di riuscire a mettere insieme tra “i seimila e i novemila Caschi Blu” per mettere fine al caos che regna nel Paese.

Nel Marzo del 2013, una coalizione militare proveniente dal Nord del Paese (a maggioranza musulmana), la Seleka, aveva destituito il Presidente François Bozizé, a capo del Paese dal 2003. Da allora, il nuovo capo di Stato Miche Djotodia, ex leader della Seleka, si è dimostrato incapace di controllare quelle che un tempo erano le sue truppe, sempre più coinvolte in una escalation di violenze, soprattutto contro la popolazione cristiana. In risposta a questi atti vessatori, da parte dei cristiani si sono organizzate milizie di autodifesa come gli ”anti-Balaka”, creando un circolo vizioso di esazioni che sta sfuggendo al controllo. Secondo le Nazioni Unite, senza una “rapida e decisiva azione nel Paese”, esiste il rischio “che la crisi sfugga di mano” e che da crisi di bassa intensità si vada incontro ad un conflitto “religioso ed etnico”. Laurent Fabius, Ministro degli Esteri francese, parla già del Centrafrica come di un paese “sull’orlo del genocidio”, la parola jihad islamica fa paura, ma è questo il rischio al quale si va incontro. Sul posto c’è già una forza africana, la Fomac (Forza multinazionale degli Stati dell’Africa Centrale), composta da 2mila uomini e preposta al mantenimento dell’ordine. Davanti al moltiplicarsi degli atti di violenza nel corso del mese di Novembre, soprattutto a Bangui (dove vige il coprifuoco), il ruolo di questa forza africana è stato molto (forse troppo) criticato per la mancanza di rigore e controllo nel suo operato. Fabius ha tenuto a precisare che “questo intervento non avrà nulla a che vedere con il Mali, non sarà né altrettanto massiccio, né altrettanto lungo”. Al suo omologo alla Difesa il ruolo di puntualizzare che in Centrafrica si trattava di evitare “il crollo di uno Stato e la tendenza allo scontro confessionale”. Ma viene da chiedersi, visto il modus operandi dei terroristi islamici, se l’azione dei musulmani venuti da Nord non sia stata “orchestrata” con fini che vanno al di là dello scontro tra etnie e confessioni religiose.

Gli esperti dicono che le forze francesi presenti sul terreno potranno veramente dare una svolta alla situazione. Non è un fronte complicato, è una guerra povera. Ma quale fronte non comporta incognite? Gli stessi esperti affermano però che l’intervento in Centrafrica deve assolutamente dimostrare uno sforzo congiunto europeo e internazionale, e non unicamente francese. Se non si vuole far riemergere lo spettro della Françafrique: la Francia non può assumersi da sola l’incarico di rendere “sicuro” un Paese “indipendente”. Ma  ciò che vuole realmente la Francia? E i Paesi della regione cosa ne pensano? Sulla stampa locale la Francia è, nel bene e nel male, unica protagonista. L’Agenzia La Nouvelle Centrafrique parla di “un cambiamento di rotta del 100% da parte della Francia, visto che Parigi non aveva nessuna intenzione di essere coinvolta fisicamente nel conflitto che conosce la RDC da un anno a questa parte “, mentre il quotidiano del Burkina faso Le Pays afferma candidamente: “Parigi sa meglio di chiunque altro che il problema centrafricano, prima di essere militare, è politico”, Parigi ha “scelto” bene nel decidere di aiutare il Primo Ministro, Nicolas Tiangaye. Molto più critico il quotidiano ella Guinea Conakry Infos che si chiede: “Hollande segue i passi di Sarkozy?. Per l’ex Presidente la Costa d’Avorio e la Libia, per l’attuale l Mali e il Centrafrica”, costata il giornale, con la differenza che “nel caso del Mali ieri e del Centrafrica oggi, le truppe francesi sono state richieste espressamente”. “Ciò non toglie, continua il Conakry Infos, che al di là di tutto ciò che può essere detto sul carattere inappropriato di questo assistentato abusivo e umiliante nei confronti degli Africani, la prima responsabilità incombe agli Stati e alle Istituzioni del Continente (…) incapaci di risolvere da sole le difficoltà che continuamente si pongono al Continente”. Apatia e inadeguatezza dei dirigenti sono le accuse che vengono maggiormente rivolte a tutti i Governi della Regione. Anche la stampa francese si pone diversi interrogativi. Le Figaro trova “giuste” le motivazioni dell’intervento, che deve però essere “internazionale”, e si chiede: “è necessario che Francia sia la prima – e la sola – potenza non africana a spiegare le armi in quello che è il simbolo della Françafrique? Siamo votati a giocare ai gendarmi in intere Regioni del Mondo per compensare il passo in dietro fatto dagli americani e l’inerzia europea? Per una causa giusta come il Centrafrica, Hollande dovrebbe essere in grado di mobilitare una solida coalizione internazionale, che vada al di là della semplice cauzione delle Nazioni Unite”. Ma non sembra un’affermazione così evidente.

Gli interrogativi posti da una parte e dall’altra sono tutti giusti. Molti i problemi da affrontare e tante le incognite. Una cosa è però chiara a tutti. Lasciare che la situazione si degradi ulteriormente, porterebbe il Cetrafrica a diventare un problema geopolitico per numerosi Paesi. L’”assistentato abusivo” denunciato dal Conakry Infos è forse stato il danno peggiore che l’occidente ha potuto fare in molti Paesi, ma lasciarli andare al loro destino non è neanche la soluzione,  perché dietro a queste violenze, troppo spesso c’è l’insidia degli estremisti islamici, pronti a soggiogare i “deboli” e farne loro burattini.

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