La capitale ucraina, Kiev, è a ferro e fuoco da giorni ormai e tutto questo per l’Europa. Onde di manifestanti, ragazze con i seni scoperti e bandiere dell’Unione Europea sventolano nelle piazze principali del paese dell’Est. Già, perché sempre di Europa si parla, dicono gli ucraini; anche se dell’Est.

La crisi politica e sociale che sta vivendo il Paese da più di tre settimane è iniziata a causa di un rifiuto, da parte del presidente Viktor Ianukovych, di firmare un patto commerciale con l’UE. Già dalla metà di novembre i manifestanti erano scesi in piazza contro la decisione di non sottoscrivere il Patto di associazione in questione; un accordo che, in termini di trattativa, va avanti fin da marzo 2012.

A detta dei maggiori media internazionali, questo dietrofront ucraino sarebbe stato dovuto alle pressioni di Madre Russia, contraria ad un avvicinamento del Paese all’Unione. Pare inoltre che Putin, minacciando un innalzamento dei prezzi di fornitura gas (dai quali l’Ucraina dipende fortemente), abbia voluto partecipare alle trattative: l’Unione, però, non ha gradito questo menage a trois.

Nei giorni seguenti, il mondo ha visto crollare la statua di Lenin, mentre giovani e adulti inneggiavano agli “standards europei” che gli ucraini anelano a raggiungere. “L’Ucraina è Europa” è uno degli slogan maggiormente usati, anche dall’opposizione governativa che sostiene i tumulti. Per ora, le due fazioni sembrano non avere margini di dialogo: il governo e il popolo la vedono in maniera opposta. L’arrivo di Catherine Ashton, meglio conosciuta come Mrs.PESC (Alto Rappresentante UE per gli Affari Esteri) sarà risolutivo o porterà solo a capire che non può esistere mediazione?

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