Nell’epoca delle più o meno spinte liberalizzazioni nei vari settori del commercio e delle attività produttive in Italia, sulla cui reale portata, in realtà, sarebbero opportuni alcuni approfondimenti, si assiste a un fenomeno alquanto singolare, ossia a un ulteriore irrigidimento delle regole per la rivendita dei tabacchi.

Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 16 aprile 2013, n. 89, è stato pubblicato il Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze n. 38 del 21 febbraio 2013, contenente il “Regolamento recante disciplina della distribuzione e vendita dei prodotti da fumo”.

Il Regolamento è stato emanato ai sensi dell’art. 24, comma 42, del Decreto Legge 98/2011, convertito con la Legge 111/2011, che, tra i principi alla base della nuova disposizione, poneva quello della “tutela della concorrenza”, anche se contemperato con “l’interesse pubblico primario della tutela della salute consistente nel prevenire e controllare ogni ipotesi di offerta di tabacco al pubblico non giustificata dall’effettiva domanda di tabacchi”.

Tale premessa è stata, per il legislatore, un utile pretesto per introdurre nuove pesantissime limitazioni, al fine di “prevenire e controllare ogni ipotesi di offerta di tabacco al pubblico che non sia giustificata dall’effettiva domandae che sia, invece, tendente ad incentivarla oltre la sua naturale quantificazione”.

A nulla sono valse le numerose sentenze di TAR e Consiglio di Stato che, negli anni, hanno rigettato i dinieghi degli Uffici dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli territorialmente competenti alle richieste avanzate da potenziali imprenditori del settore.

Con le nuove disposizioni è stato posto un nuovo macigno contro una qualunque forma di libertà di mercato in questo settore, come del resto ha espresso anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che anche deliberato, a luglio, l’invio di una segnalazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze, oltre che ai Presidenti del Senato, della Camera e del Consiglio die Ministri, evidenziando “i potenziali effettivi distorsi derivanti dalle restrizioni quantitative all’esercizio dell’attività di vendita di tabacchi contenute” nella norma.

Entrando nel merito, è bene chiarire che i tabacchi possono essere venduti dalle rivendite ordinarie, dalle rivendite speciali, presso gli impianti di carburanti (ebbene sì! Sono indicati distintamente dagli altri settori commerciali) o tramite patentini. In teoria, si può essere veri e propri tabaccai, oppure affiancare questo tipo di attività a quella propria, come ad esempio un bar o un distributore di prodotti petroliferi.

In pratica, nulla di più complicato.

Per accedere a questo settore si è sottoposti a uno screening complesso e scoraggiante:

  • per le rivendite ordinarie e gli impianti di carburanti vanno rispettati parametri come le  distanze minime rispetto alla rivendita più vicina già in esercizio, il divieto di apertura di nuova rivendita nei Comuni fino a 10.000 abitanti, se vi è almeno 1 rivendita ogni 1.500 abitanti, a meno che la rivendita più vicina non sia oltre i 600 metri, il criterio economico basato sugli aggi realizzati dalle tre rivendite più vicine;
  • per le rivendite speciali sono previste non ben definite valutazioni qualitative discrezionali, a cura dei competenti Uffici dei monopoli.

A salvare il mal capitato, però, ci sarebbe il cosiddetto “patentino”, consentito qualora non si ottenga la vera e propria rivendita di tabacchi. In realtà, anche tale disposizione appare come un’ulteriore limitazione, costringendo l’interessato a rifornirsi dei prodotti da fumo dal tabaccaio più vicino, senza poter “esporre sia all’interno sia all’esterno dell’esercizio scritte o insegne che indichino anche solo indirettamente la vendita dei tabacchi lavorati”. Come a dire: ti consento di entrare nel settore, ma non a pari condizioni di chi già c’è.

In conclusione, si ha la sensazione che il concetto di libero mercato sia ancora lontano dall’essere introdotto in questo settore, con conseguente vantaggio per chi già da anni vende prodotti da fumo. Forse dovrebbe maturarsi, anche in chi opera tradizionalmente nella rivendita dei tabacchi, la stessa dote che è stata richiesta ad altri operatori commerciali quando sono state introdotte le liberalizzazioni: il coraggio; considerato che, per citare un grande statista appassionato di sigari, Sir Winston Leonard Spencer Churchill, “il coraggio è la prima delle qualità umane, perché è quella che garantisce le altre”.

© Rivoluzione Liberale

 

 

 

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