Domenica scorsa i venezuelani sono stati chiamati a votare i 16800 candidati che si contendevano 365 posti da Sindaco. Poco mediatizzata all’estero, queste amministrative avevano un grande valore come test Nazionale. Hanno rappresentato il primo scrutinio che Nicolas Maduro ha dovuto affrontare da quando è diventato Presidente, lo scorso Aprile, in seguito della morte di Hugo Chavez. Se il Nuovo Presidente è stato il garante della continuità della rivoluzione bolivariana, si scontra oggi ad un contesto economico molto difficile. Oltre all’inflazione galoppante, l’Esecutivo è confrontato ad una strategia di guerra economica fomentata dagli imprenditori, con il sostegno della Mesa de la Unidad Democratica, l’opposizione di Destra.

Giocando sulle mancanze nella produttività di uno Stato petrolifero che vive di questa rendita, ma non riesce a sganciarsi dalla sua dipendenza dalle importazioni, i grandi gruppi organizzano delle ritenzioni di merci, generando penurie. La destra ha sperato così raccogliere i frutti dello scontento provocato. Questa tattica non è nuova. Si ripete ad ogni vigilia di elezione, anche se oggi, in realtà, questo stato di cose è permanente. Alle difficoltà di approvvigionamento si sommano le interruzioni di elettricità, dovute, secondo il Governo,  a sabotaggi. Questa guerra di usura, che a suo tempo aveva sopportato anche il Cile di Allende, però non ha funzionato. “Missione compiuta Comandante Hugo Chavez” ha dichiarato Nicolas Maduro all’annuncio dei risultati ufficiali. Anche questa volta si è compiuto per il Presidente un “miracolo”. “Il popolo venezuelano ha dichiarato al Mondo che la Rivoluzione bolivariana prosegue con la stessa forza”, ha affermato Maduro nel suo discorso alla folla riunita a Piazza Simon Bolivar a Caracas. Il Partito Socialista al potere ha vinto in 196 comuni, contro i 53 della coalizione dell’opposizione. Questa conserva tuttavia il controllo delle principali città del Venezuela, ha annunciato il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) che ha anche confermato un tasso di partecipazione del 59% degli elettori. A livello nazionale, il Partito Socialista del Venezuela (PSUV) del presidente Maduro ha raccolto il 49,2% delle preferenze. “L’amore ha vinto sull’odio, la verità sulla menzogna”, ha proseguito il successore di Hugo Chavez, prima di “invitare” il leader dell’opposizione Henrique Capriles a lasciare la sua coalizione dopo quattro sconfitte elettorali consecutive.

Come previsto, l’opposizione riunita intorno alla Tavola dell’Unità Democratica (Mesa de la Unidad Democratica) ha registrato buoni risultati nelle zone urbane, conservando il controllo della capitale Caracas e la seconda città del Paese, Maracaibo. Ha conquistato anche la capitale dello Stato di Barinas, la Regione di origine di Chavez. Tuttavia, l’opposizione condotta da Capriles, battuto da Maduro alle Presidenziali, non è riuscita ad ottenere sufficienti voti a livello Nazionale ed ha fallito nel tentativo di trasformare queste elezioni amministrative in un Referendum contro l’attuale Potere. “Ho fatto tutto quello che mi era possibile”, ha dichiarato Capriles saputi i risultati. “Una cosa deve essere messa in chiaro oggi. Nessuno è proprietario del il Venezuela . Un Paese diviso ha bisogno di dialogo”. Dopo aver votato, Henrique Capriles, che contesta ancora l’esito delle Presidenziali perse per un pugno di voti, ha reiterato le sue accuse di “vergognoso proselitismo” condotto da parte di Maduro sui Media di Stato durante la campagna. Il leader dell’opposizione ha anche denunciato i numerosi rallentamenti nelle operazioni di voto e numerosi casi di macchine per votare degradate. La destra è comunque riuscita a conservare la maggioranza nelle due città più grandi del Paese e a conquistare altri tre poli importanti: Valencia (Nord), Iribarren de Barquisimeto e San Christobal (Nord-Ovest).

Visto all’inizio del suo mandato come impotente di fronte alle penurie di beni, all’inflazione  (+54% da gennaio) e all’esplosione del dollaro nei mercati paralleli, Maduro si è dimenato come un dannato nelle ultime settimane per riprendere in mano l’economia del Paese con le più grandi riserve mondiali di petrolio. Lo scorso 20 Novembre, ha ottenuto dal Parlamento il potere di legiferare per decreto per un anno con il fine di lottare contro la corruzione e rispondere alla “guerra economica” dichiarata secondo lui dai settori in mano all’opposizione con l’appoggio di Washington e di alcuni attori stranieri.  Autoproclamatosi “Presidente Giustiziere”, Maduro ha immediatamente preso una serie di misure per forzare l’abbassamento di alcuni prezzi, soprattutto degli elettrodomestici e delle autovetture, e minacciare gli speculatori di carcere. Un volontarismo velato di populismo, che sembra aver fatto centro sul suo elettorato, malgrado i sondaggi diffusi prima delle elezioni. Forte di questa vittoria Maduro ha chiamato il “suo” popolo (di nome e di fatto) a “spazzare via la destra dall’Assemblea Nazionale, nel 2015, al momento delle prossime elezioni politiche”. In settimana Maduro renderà note le altre misure economiche che intende varare, questa volta nel settore degli alloggi e dell’alimentazione.

Il 2015 non è poi tanto lontano. Maduro ha vinto una battaglia, ma per Capriles la guerra è ancora aperta.

© Rivoluzione Liberale

123
CONDIVIDI