putinLa Presidenza russa ha da poco firmato un decreto che decretava lo scioglimento dell’Agenzia RIA Novosti, la principale Agenzia di stampa del Paese, che verrà riassorbita, così come la radio di Stato, la Voce della Russia, in un conglomerato di media chiamato Rossia Segodnia. E’ la stessa Agenzia Novosti ad ave dato l’annuncio. Parallelamente, Vladimir Putin ha nominato a capo del nuovo gruppo un certo Dmitri Kiseylov, presentatore televisivo molto controverso per essersi distinto con pesanti commenti anti-gay (argomento molto sensibile in Russia oggi).

I consiglieri di Putin spiegano che la decisione è stata dettata dalla necessità dalla logica del risparmio e far si che l’informazione pubblica diventi più “efficiente”. L’Agenzia Novosti era nata due giorni dopo l’invasione dell’Unione Sovietica da parte delle truppe naziste e copre 45 Paesi fornendo informazioni in 14 lingue. Era stata il simbolo della propaganda staliniana degli anni ’50. Ironia della Storia, oggi la sua dissoluzione viene vissuta dai giornalisti russi come un nuovo passo verso la ripresa del controllo dei media da parte del Potere. Il mese scorso, Gazprom Media, legata a doppio filo al gigante del gas Gazprom, aveva assunto il controllo del gruppo Profmedia, di proprietà del miliardario Vladimir Potanin. Ad Ottobre, un ex consigliere di Putin, Michail Lesin era stato nominato a capo di Gazprom Media. Gli effetti di questo ritorno al controllo si fanno già sentire: secondo la stampa russa i manifestanti che hanno sfilato per le strade di Kiev la scorsa settimana non erano che un centinaio, forse 200, quando invece i video di Radio Svoboda mostravano migliaia di persone. Il sistema mediatico russo si era considerevolmente sviluppato dopo la caduta del comunismo e il voto di una legge sulla stampa, nel 1991, di ispirazione liberale, era stato seguito da una prima ondata di privatizzazioni nel settore. Con Boris Eltsin, si apre una nuova era di privatizzazioni che ha permesso soprattutto agli oligarchi di introdursi nei media più per regolare i propri conti e difendere i loro interessi che per promuovere una informazione eticamente corretta. Arrivato al Potere, dopo il 2000, Vladimir Putin si è adoperato a far si che lo Stato potesse ricondurre il gioco. Nel giro di pochi mesi il 70% dei media virtuali (la Russia è il primo Paese al Mondo per numero di giocatori su PC), l’80% dei giornali regionali e il 20% della stampa nazionale rientrano nel girone statale. Gli altri, soprattutto le testate nazionali, hanno dovuto scontrarsi  con la giustizia ogni volta che si mostravano troppo “indipendenti”. Oggi le tre reti televisive più seguite appartengono allo Stato. Internet, rimane il rifugio dell’espressione libera, ma il controllo dell’Agenzia di Stato rimane decisivo perché si tratta di uno dei suoi principali canali di informazione e sostentamento.

Putin è ad un passo dal diventare zar indiscusso. Il controllo dei media non è che uno dei tasselli che vanno a completare un puzzle chiamato “potere assoluto”. Il tutto avviene davanti ad un Europa inerme, abbagliata, stregata, sottoposta al carisma di un uomo che si sente “libero” di fare ciò che vuole. Soldi e potere sembrano vincere sul vecchi detto “volere è potere”.

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