Gallerie-dellAccademia-di-Venezia

Ci sono voluti 8 anni e all’incirca 26 milioni di euro per realizzare il progetto di restauro e allestimento previsto per le Gallerie dell’Accademia di Venezia, centro specializzato nell’arte veneta e veneziana di XIV-XVIII secolo. Il Ministro MiBACT Massimo Bray ha ufficialmente inaugurato l’intervento ultimato che le fa passare da 6 mila a 12 mila mq espositivi.

Il costo oneroso è stato interamente coperto dal MiBACT, per il progetto architettonico firmato da Tobia Scarpa che consegna 30 nuove sale con 983 metri di pareti espositive e 1377 mq di spazi scoperti. I risultati saranno ammirabili vuoti fino a febbraio, quando la Soprintendenza del Polo Museale allestirà le sue esposizioni temporanee.

Per le Gallerie, aperte ufficialmente nel 1817 per preservare il patrimonio durante il periodo napoleonico, è questo l’ultimo restauro, da quello parziale di fine anni ’60 e dal precedente più consistente ad opera di Carlo Scarpa. Durante i lavori i capolavori di maestri, quali Giorgione, Tintoretto, Bellini, Longhi, Lotto, Canaletto, Bellotto, sono sempre rimasti visitabili. Ma non ci si ferma qui: i lavori procedono al primo e al secondo piano. Il nuovo appalto è già in fase di aggiudicazione e il cantiere aprirà nella primavera del 2014, per una spesa complessiva attorno ai 9 milioni di euro.

Il corpo delle Gallerie dell’Accademia, ospitato negli ambienti della chiesa e della Scuola della Carità e del convento dei Canonici Lateranensi, si avvicina a diventare totalmente fruibile per il pubblico. Dopo lo spostamento alle Fondamenta degli Incurabili delle aule dell’Accademia di Belle Arti, che occupava il piano terra, si è dato il via alle modificazioni e all’ammodernamento degli spazi, per i quali è prevista un’entrata autonoma, a lato dell’ingresso consueto.

Al piano terra della chiesa sono state previste 3 sezioni da destinare alle mostre momentanee. Il muro, che prima ne occultava l’abside, è stato abbattuto. Si stendono i luminosi corridoi del riaperto edificio palladiano, che custodisce meraviglie architettoniche come la scala ovata, definita da Goethe nel 1786 «la più bella scala a chiocciola del mondo» e il Tablinio, la sacrestia laica, misteriosa e a tratti misterica. Si sale poi al primo piano tramite una scaletta per arrivare a quello che era lo studio di Emilio Vedova, con vista sul Canal Grande.

È ora percorribile l’ampio cortile palladiano (1561-1563), caratterizzato dal sovrapporsi degli ordini dorico, ionico e corinzio, come teorizzato nei suoi Quattro Libri dell’Architettura, e su cui si affaccia la nuova caffetteria. Sotto di esso si estende il più grande interrato della città, quasi un metro sotto il livello del Canal Grande, sede degli impianti tecnologici.

Sono stati operati il consolidamento delle fondazioni e delle murature, e l’adeguamento degli impianti. Il nucleo funzionale, tra la realizzazione dei sistemi di climatizzazione, illuminazione, sicurezza, antincendio e antintrusione, ha adeguato le Gallerie allo standard degli altri illustri musei internazionali. Sono inoltre stati predisposti, oltre a quanto già menzionato, i servizi di accoglienza per i visitatori e una sala conferenze.

È stato condotto in modo magistrale un recupero filologico, grazie alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna. Un lavoro delicato è stato quello di Tobia Scarpa, che ha inserito un’illuminazione a soffitto sotto forma di lame di luce. Pareti bianche, eliminando le pannellature impiegate in ambito museale, lasciano emergere le tracce di un passato testimoniato da mattoni e pietre (con anche 45 cm di epoca romana), che tra loro si incontrano e si fondono.

La Soprintendente Renata Codello afferma: “Abbiamo scommesso su un modello inedito di progettazione che coinvolgesse tutti, dai vigili del fuoco alle imprese: con loro abbiamo studiato i punti critici, costruito ipotesi d’intervento, trovate assieme soluzioni più efficaci e più economiche”. È stata questa infatti una modalità intelligente per procedere muovendosi da una cooperazione da cui trarre il meglio per ogni aspetto direttamente dai relativi addetti ai lavori.

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