images

Un Parlamento, composto prevalentemente da cialtroni raccolti per strada da partiti personali; un Governo di dilettanti, che vive alla giornata, sempre sotto schiaffo da parte delle corporazioni e tremante di fronte al nuovo capo carismatico del PD; una Presidente della Camera tanto esibizionista, quanto incompetente; un Presidente del Senato, forse valente magistrato inquirente, ma assolutamente privo di qualsiasi consapevolezza del proprio delicato ruolo di seconda carica dello Stato: questo è il quadro desolante, che, per la prima volta nella storia repubblicana, ha imposto a Re Giorgio di bocciare un Decreto Legge, già approvato, in sede di conversione, da una delle due Camere, persino con il voto di fiducia.

E’ l’immagine plastica di una politica delegittimata, che più volte ha costretto la Corte Costituzionale e lo Stesso Capo dello Stato ad intervenire per mancanza dei requisiti di straordinarietà ed urgenza dei decreti e per l’eterogeneità degli emendamenti successivamente introdotti. Tali superfetazioni vengono imposte, su pressione delle lobbies, in ogni provvedimento di urgenza o nella legge di stabilità, che sono ormai divenuti gli unici percorsi legislativi utili.  Infatti le proposte di legge di iniziativa parlamentare non riescono mai ad arrivare in Aula e sovente neanche in Commissione. E’ così che Quirinale, Corte Costituzionale, Magistratura ordinaria e amministrativa, si sono appropriati di un ruolo di supplenza, che non compete loro, secondo il dettato della Costituzione.

Mentre si dovrebbero tagliare spese inutili e burocrazia oppressiva, vengono introdotte norme clientelari. Inoltre la complessità di testi legislativi illeggibili, rimandano ad un numero infinito di decreti e regolamenti amministrativi, che, sovente, finiscono col caducare gli effetti delle riforme approvate. Pertanto esse diventano inattuate ed inattuabili per l’opera demolitoria di una burocrazia onnipotente, che, spesso, riesce a bloccare persino le stesse norme o a sovvertirne lo spirito originario. Una politica debole viene assolutamente dominata dalle corporazioni, continuamente alla richiesta di piccoli o grandi favori, che fanno ulteriormente dilatare la spesa pubblica. Il Governo Letta appare stretto in una morsa, che da una parte vede prevalere tali interessi particolari, (per altro  vitali per mantenere il consenso dei morenti partiti della maggioranza) mentre dall’altra, è costretto a rispondere ai diktat del nuovo, giovane capo del PD, Matteo Renzi, che, quotidianamente lancia proclami populisti, intimando all’Esecutivo di obbedire o andare a casa.

Questo labirinto istituzionale, del quale i cittadini sono ovviamente e giustamente disgustati, rappresenta il cosiddetto “nuovo”, al quale nessuna delle forze parlamentari rappresentate in Parlamento è disposta a rinunciare, per evitare di ritornare al “vecchio”, che sarebbe rappresentato dalle solide regole e dagli antichi soggetti politici del dopoguerra. Ne consegue che alcune sciocchezze, ripetute all’infinito, sono ormai diventate una sorta di mantra intoccabile: maggioritario, federalismo, partiti leggeri, nessun ancoraggio valoriale, movimenti leaderistici. Vorrebbero persino abolire il Senato. In tal modo potremmo inaugurare un nuovo sport nazionale: la ricerca degli errori di grammatica nelle leggi. Tutto questo finisce con l’apparire  inoppugnabile e indiscutibile, in nome della presunta stabilità, che,  da parte dei media, viene definita come la cifra della novità, arrivata con la cosiddetta rivoluzione della Seconda Repubblica. In verità, nell’ultimo ventennio, abbiamo dovuto registrare la debolezza e la conseguente prematura caduta dei Governi Prodi, come di quelli Berlusconi, nonostante nel 2008 quest’ultimo avesse conquistato la più grande maggioranza parlamentare della storia repubblicana. Ma di tale circostanza finge di non accorgersi alcun commentatore.

Nel precedente cinquantennio, in effetti, la durata dei Governi era mediamente di un anno, ma nessuno sottolinea il dato di ineludibile stabilità di quel lungo periodo. Infatti, dopo la breve fase dei Governi scaturiti dal CLN, conclusa con l’uscita del PCI dalla maggioranza nel 1948, si alternarono sostanzialmente tre sole formule di coalizioni parlamentari: il centrismo per un quindicennio, il centro-sinistra per un successivo quindicennio, (anche se con la breve parentesi dell’Unità Nazionale, che registrò anche l’appoggio esterno del PCI) ed il pentapartito per un ulteriore quindicennio. Il cambiamento di Presidenti del Consiglio e Ministri, dipendeva dalla necessità di modificare la compagine governativa in base agli instabili equilibri interni dei soggetti politici, organizzati democraticamente, che sostenevano l’Esecutivo; per tale ragione, sempre in movimento. Si può quindi sostenere legittimamente che il Paese, durante quella  lunga fase, sia stato governato bene o male, ma non che fosse instabile, come emerge inoppugnabilmente dalla solidità delle alleanze internazionali e dalla costruzione dell’Europa. Da quando invece, ai partiti identitari di allora, si è sostituito il quadro politico liquido e personalistico di oggi, abbiamo assistito ad una dequalificazione della rappresentanza, ad un progressivo degrado delle Istituzioni e, purtroppo, ad un incremento della corruzione. Giustamente il popolo, già sofferente per la Crisi economica, si ribella e prima o poi prenderà in mano effettivamente i forconi per cacciare i mercanti dal tempio. 

© Rivoluzione Liberale

115

1 COMMENTO

  1. Non deve stupire quanto indicato.. Trattasi della logica involuzione di un periodo di crisi e di cambiamenti che si avviluppa su sé stesso.. Come evidenziato, le Istituzioni Repubblicane deputate a governare bloccate da veti e contro-veti si sono fatte scavalcare da Magistratura ordinaria, Corte Costituzionale, Presidenza della Repubblica, e le riforme non progrediscono, incalzate dagli interessi corporativi e dalle lobbies di potere.. Tale fase dovrà necessariamente avere uno sbocco, ma non si sa quando e come, e il malcontento popolare cresce e dovrà essere intercettato politicamente ed elettoralmente.. Ma non solo Grillo o Berlusconi potranno dirigerlo a loro piacimento perché nel frattempo si è creata una fetta di protesta a lato che pare refrattaria e non si é ancora espressa compiutamente.. La mancanza di ideali veri ha fatto il resto e questo neo-boulangismo non ha ancora indicato il suo vero volto.. Il nostro compito rimane quello, in tale marasma politico-istituzionale, di ricordare e propagandare il modello liberale di società, cercando di risvegliare negli animi storditi da tanto clamore, il desiderio di una convivenza civile differente che ritorni a perseguire gli obiettivi e le aspettative di libertà e prosperità insite in ognuno di noi.. !

Comments are closed.