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Qual è il lato più oscuro della recessione? Secondo me scoprire che lo Stato, al di là delle belle parole, lascia i propri “figli” indietro con le loro debolezze umane, e, se sorgono problemi, ti stacca la spina senza neppure guardarti in faccia. 
L’idea che “nessuno debba restare indietro” è ormai un ologramma e con la scusa della crisi chi resta indietro è destinato spesso a morire. E’ quanto successo al marito di Tiziana Marrone, la “vedova bianca“, così come l’hanno ribattezzata i giornali, che ha perso, circa due anni fa, il marito (imprenditore/artigiano), non per cause naturali, ma perché si è suicidato. Strozzato dalle tasse di uno Stato sempre più iniquo ha preferito togliersi la vita. Uno delle centinaia di suicidi di questi ultimi anni, che, ormai non fanno quasi più notizia, perché in Italia lo sport nazionale è quello dell’assuefazione. Praticamente a tutto, anche alla morte (soprattutto se riguarda gli “altri”). 
Il marito di Tiziana Marrone si è dato fuoco davanti alla sede della Commissione Tributaria di Bologna nell’aprile del 2012. Un gesto estremo, dietro il quale, però, si può leggere, se si ha un minimo di “sensibilità umana” (merce sempre più rara nel nostro Paese), il desiderio angosciante di essere ascoltato/aiutato. Quest’uomo voleva essere ascoltato, voleva essere aiutato a rialzarsi. 
Mi piacerebbe pensare che un giorno questi fatti di cronaca non avvengano più, perché c’è un altro modello di Stato, che non deve essere per forza assistenzialista, ma che almeno sappia aiutare, comprendere e venire incontro a chi chiede, a gran voce, aiuto e, magari, non ha la forza neppure più di strillare. Tiziana Marrone ha scritto una lettera al nostro presidente Giorgio Napolitano, perché ricordasse suo marito nel messaggio di fine anno alla nazione, come simbolo dell’angoscia di tanti uomini/imprenditori italiani. Questo non è avvenuto e ce ne dispiace, perché non è giusto, perché non è cristiano. Perché, più semplicemente, non si può far finta di non vedere. I suicidi degli imprenditori italiani esistono e stanno anche aumentando. 
Non parlarne è come nascondere la polvere sotto il tappeto.  
Noi liberali, invece, crediamo nella centralità della persona, nell’esaltazione della dignità umana, e, soprattutto, in uno Stato vicino a tutti, dal giovane, passando per l’imprenditore, terminando con gli anzianiUno Stato “Liberale” che sappia, però, prima ascoltare i bisogni dei cittadini e li sappia aiutare anche e soprattutto nel momento del bisogno. Ciascuno di noi è importante per l’altro, perchè siamo una comunità e dobbiamo ricordarcelo e tenerlo a mente sempre. Questa è l’Italia che sogno, non quella (disumana) che viviamo ogni giorno oggi!
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