images

Si torna a parlare di Roma, anzi di Roma Capitale, e scopriamo, grazie al lavoro “certosino” del consigliere comunale radicale, Riccardo Magi, che il disavanzo della Capitale ha sfIorato, ormai, 1,2 miliardi di euro.

Il comune di Roma è, sotto il profilo tecnico, “fallito”, ma nessuno, dalle forze di governo a quelle di opposizione lo vuole dire con chiarezza ai cittadini. Chi governa cerca l’aiutino (vedi il decreto “Salva Roma”) per provare a tirare a campare; chi fa opposizione (NCD, Forza Italia, M5S e i due marchiniani) porta avanti una polemica per lo più sterile (hanno fatto notizia gli 80 mila emendamenti dell’on. Alessandro Onorato tutti rimandati al mittente, a conferma della mancanza di tecnicismo anche da parte di chi sarebbe delegato a fare opposizione), ma il problema del “buco” rimane sul terreno e nessuno è in grado di risolverlo. Perchè non c’è soluzione e/o competenza per porre in atto gli accorgimenti più giusti.

Il radicale Magi ha realizzato un dossier inquietante: intanto, scopriamo che c’era un “buco” prima di 8 mld di euro, poi, cresciuto a 12 e ancora, successivamente, a 15 mld di euro, finchè non è arrivato un commissario di governo (peraltro ancora in sella a cercare di capire come risolvere, nel tempo, questo buco nero, dilazionando il pagamento negli anni a venire).

Questo debito-“monstre” nasce, udite bene, in concomitanza con l’Olimpiade di Roma ’60, quella tanto celebrata, anche di recente, dal governo di Enrico Letta.

Furono compiuti, in quegli anni, una serie di espropri illegitttimi, che portarono a risarcimenti milionari. Oggi è ancora presente il debito di ROMA’60, e c’è chi, e qui apro una finestra, che si permette di proporre Roma per i Giochi2024. Praticamente se ciò dovesse avvenire inizieremmo una nuova avventura olimpica, mentre ancora stiamo scontando i danni di quegli anni.

Siamo alla farsa assoluta e senza il lavoro del radicale Magi, oggi questo aspetto sarebbe sconosciuto ai più.

Il punto è che accanto a questo danno olimpico, il comune di Roma, negli ultimi 30 anni (25 dei quali in mano alla sinistra e al centro-sinistra, ad eccezione dell’ultima parentesi targata Alemanno), ha aperto una serie di scatole vuote partecipate e/o controllate dallo stesso comune. Sono oltre 100 e impiegano più di 31 mila unità, di cui ben 20 mila divise tra la “corazzata” Atac e l’ammiraglia AMA (si occupa di raccolta rifiuti, ma non di smaltimento, opportunamente gestito da mani private, che fanno i soldi veri, al contrario di Marino e company). Praticamente la FIAT di Torino ha 10 mila addetti in meno dell’intera galassia dei dipendenti del comune di Roma. Di fronte a questi numeri non c’è da chiedersi perchè il comune è in deficit. E’ talmente chiaro: il comune, negli anni, ha assunto migliaia di persone, magari anche per logiche di spartizione politica e oggi il conto arriva sui cittadini come una lama di rasoio.

Roma non può permettersi 31 mila addetti da pagare ogni mese e non è così semplice dismettere o licenziare un dipendente pubblico, come, invece, avviene nel mercato privato, dove con la legge Fornero, basta un centesimo di perdita e partono le lettere di licenziamento o di messa in mobilità, quando va bene.

Negli USA anni fa la municipalità di Detroit ha dichiarato il fallimento, in Italia, invece, i comuni non possono per legge fallire, anche perchè si ritiene che la mano della politica possa, in un modo o nell’altro, trovare alla fine la soluzione. Anche nel caso di Roma, appena si parla di fallimento tutti difendono la loro poltrona (dal governo di centro sinistra fino all’opposizione), ma a giugno già si parla di mancanza di fondi per il pagamento degli stipendi di questi dipendenti pubblici (molti dei quali inutili e improduttivi). Per mantenerli ci toccherà, per esempio, pagare più Tares e più Imu già nel 2014 (per non parlare delle multe o dei parcheggi con le strisce blu). Sarà, quindi, il mercato a chiudere le porte alla politica capitolina. Il comune in estate non avrà più soldi e questo esercito di dipendenti pubblici non saprà più come fare, perchè se non ci sono i soldi, non li si può stampare.

C’è, poi, da fare un ulteriore approfondimento relativamente al dossier Magi: Chi ha firmato i bilanci del comune di Roma negli ultimi 20 anni? Chi ha certificato il bilancio della Capitale? Perchè, per far quadrare i bilanci, è stata sempre utilizzata la voce “residuo attivo” (praticamente i crediti che il comune ritiene di poter incassare, ma che di fatto non incasserà mai)? E’ chiaro che con il gioco del residuo attivo tutti i bilanci comunali vengono tecnicamente rimessi a posto in Italia e questo non va bene.

Dove era la classe politica di destra e di sinistra quando questo scempio avveniva? Perchè i media capitolini non hanno mai scritto una riga su questo tema, se non analisi politiche di facciata utili solo a chi doveva fornire dichiarazioni promo-pubblicitarie, magari a pochi mesi dal voto? E dove erano, in quegli anni, le grandi confederazioni sindacali, sempre attente a tessere rapporti politici, ma mai a porre l’indice su questo disastro comunale? Il solito consociativismo che a noi “liberali”, vogliamo dirlo con forza, non piace proprio.

Così come non ci piace la gestione della cosa pubblica capitolina, perchè, oggi, a tutti i cittadini romani, tocca pagare questo disastro finanziario con tasse su tasse.

Un “cameo” finale: ogni persona che decolla da Roma non sa che, nel prezzo del biglietto, viene inserito, ogni giorno, un euro di tassa, collegata proprio al buco da 15 miliardi di euro di ROMA’60.

Coni, Governo e sindaco, spero che leggeranno questo articolo e decideranno di presentare la candidatura solo quando questo debito sarà coperto. Perchè prima di lanciare fantasmagorici progetti olimpici è bene, prima (non dopo), saldare i debiti d’onore.  Perchè l’etica è un valore e non si può ricordarlo solo durante le candidature elettorali. 

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI