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Ho letto con attenzione le proposte di Matteo Renzi inserite nel cosiddetto “Job Act”. E’ indiscutibile che, mentre le altre forze politiche cincischiano e/o dormono, il nuovo segretario del partito democratico non ha perso tempo e ha lanciato la sua campagna di inverno per mostrare alla gente (di destra e/o di sinistra) un nuovo modo di far politica nel nostro paese. 
Ma andiamo per gradi: ci sono sicuramente delle novità, ma ricordiamoci che questo progetto per il mercato del lavoro deve essere ancora discusso dalle forze (diverse) sia del PD che del Parlamento e già ieri Maurizio Lupi (NCD) a “Porta a Porta” ha fatto capire alla Boschi (PD) che non è d’accordo su molti aspetti di questo progetto. 
Questo cosa significa concretamente? Che tra il dire e il fare ci sarà di mezzo il mare. Ovvero che molte belle proposte di Renzi, a partire dall’assegno universale per chi perde il lavoro (con l’obbligo di fare formazione professionale e di non poter rifiutare un nuovo lavoro) devono poi trovare concretezza anche sotto il profilo della copertura economica.
Dove sono i soldi, oggi, per pagare gli assegni universali a chi perde il lavoro? Questo nel JOB ACT di Renzi non è ben chiaro. E’ un po’ come il reddito di cittadinanza di Grillo: dove prenderebbe i soldi per pagarlo? Anche questo non è chiaro. Bellissima proposta, ma di difficile realizzazione visti i tempi grami che viviamo. 
Torniamo, però, un attimo indietro. Il vero problema di questo Paese, oltre alla disoccupazione giovanile (arrivata al traguardo storico del 41%) è che con gli stipendi attuali non si riesce ad arrivare a fine mese. Questo significa che il passaggio da lira ad euro ha frantumato, di fatto, il “potere di acquisto” dei lavoratori (autonomi e dipendenti). Un tempo con 3 milioni delle “vecchie lire” si arrivava serenamente al 30 del mese, oggi si arranca già dopo il 20, con 1550 euro. Ci permettiamo, come “liberali”, di lanciare un grido d’allarme a Matteo Renzi. Non è soltanto importante generare nuovo lavoro, ma nuovo lavoro (determinato o indeterminato) che abbia un suo reale potere di acquisto, altrimenti torniamo alla casella del via come a Monopoli.
I prezzi dei beni e servizi inesorabilmente erodono questi nostri salari, giorno dopo giorno, e non c’è un organismo di controllo pubblico che possa intervenire per contrastare questo problema “reale”. 
Quindi, sì a nuove proposte di lavoro, ma che i salari (di tutte le categorie) siano dignitosi e in grado di non far vivere la gente da pezzenti. Perchè, se no avremo anche centinaia di milioni di posti nuovi, ma di gente con la calcolatrice in mano, per capire se può farcela o meno ad arrivare a fine mese. 
I salari attuali sono veramente molto al di sotto della tenuta media di vita di una persona. Questo non è più possibile, non si può vivere così.
Non c’è da riformare solo il mercato del lavoro, ma anche i prezzi con cui si eroga il lavoro. Questi prezzi non sono più parametrati al costo crescente della vita da tempo e infatti i risultati si vedono. 
Si parla poi di forme più flessibili di lavoro, per permettere agli imprenditori di potersi muovere meglio sul job market, per dirla alla Renzi, ma allora questi salari non possono più essere così bassi. Perchè un lavoratore dovrebbe dare al suo datore la possibilità di sbatterlo fuori in qualsiasi momento, se alla fine il salario medio è tra i 900 e i 1.200 euro, ovvero sotto la soglia di vita? Sarebbe un cretino patentato. 
Deve cambiare il mercato del lavoro, da parte dei lavoratori, ma anche gli imprenditori devono iniziare a pagare di più i propri dipendenti/consulenti, perchè siamo veramente arrivati all’osso e la parola “crisi” è stato l’occasione per stringere sempre di più la catena attorno al collo del lavoratore. Questo è bene ricordarlo. 
Come liberali siamo aperti ad approfondire il tema del JOB ACT insieme con i tavoli tecnici del PD (offrendo il nostro contributo di idee) ed è un segnale importante che ci sia una forte vitalità da parte degli uomini di Renzi proprio in questi primi giorni dell’anno. Questo ci piace molto, ma altrettanto in modo costruttivo diciamo: attenzione alla identificazione di un livello “dignitoso” di prezzo del lavoro, altrimenti potremo avere anche dei nuovi posti, ma saranno solo i nuovi “pezzenti” italiani del Terzo Millennio. Sull’assegno universale, poi, aspettiamo di capire dove Renzi intende trovare i soldi per pagare questa nuova forma di ammortizzatore sociale. Perchè, al momento, senza polemica, non l’abbiamo capito. 
 
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