droni

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha dispiegato i suoi droni alla frontiera tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda. Per il momento, non si tratta che di sorveglianza e monitoraggio. Fino a quando?

Per la prima volta nella sua Storia, l’ONU è dotata di droni. Dal 3 Dicembre 2013, due di questi APR (aeromobili a pilotaggio remoto) sorvolano la frontiera nord-est della RDC. Questi apparecchi teleguidati non sono armati, la loro unica missione è quella di sorveglianza del territorio, in attesa della stabilizzazione del Paese. Perché se i ribelli dell’M23 sono stati vinti, si tratta oggi di monitorare il traffico di armi e di minerali. Il loro uso è tenuto ad essere strettamente limitato a questa missione. Ma lo schieramento di questi congegni ha un alto valore simbolico ed è stato accolto con molte riserve. Dotare l’ONU di apparecchi per la sorveglianza, fa nascere il timore che l’Organizzazione incaricata di promuovere la Pace nel Mondo diventi un’Agenzia per la raccolta di informazioni. E i mezzi scelti, benché disarmati, evocano i droni che causano la morte di numerosi civili, soprattutto in Pakistan. I dibattiti nati per il loro acquisto e che sono stati portati avanti in seno al Consiglio di Sicurezza sono stati piuttosto aspri. Primo fra tutti ad avere forti dubbi è stato ovviamente il Pakistan, uno Stato che ha subito troppo spesso danni causati da droni armati che hanno accidentalmente colpito dei civili. E’ anche vero che questi apparecchi sono molto più performanti degli elicotteri che devono atterrare per fare rifornimento ogni due ore. Sono adatti soprattutto per volare basso e filmare attraverso la densa foresta che si trova alla frontiera tra Congo e Ruanda, per questo  luogo privilegiato di scambi illeciti. La Risoluzione che autorizza l’acquisto di questi droni da parte dell’ONU lo precisa chiaramente, e i diplomatici non cessano di ripeterlo: non si tratta in alcun modo di generalizzare l’uso di questi congegni di sorveglianza teleguidati dall’ONU. Sembrerebbe che, dall’annuncio del loro acquisto, ancora prima del loro schieramento, i droni dell’ONU avrebbero già avuto un “effetto dissuasivo” sul traffico di armi e di minerali. Ma se i ribelli dell’M23 sono stati vinti, altre fazioni, più piccole, portano avanti la guerriglia coinvolgendo piccoli villaggi a diventare parte di bande ristrette. Risultato: l’ONU ha già commissionato tre altri droni “Falco”. L’eccezione che conferma la regola?

La qualità delle immagini registrate sembra essere eccellente. Ma ora ci si chiede chi, alla fin fine, ha accesso a queste registrazioni. Ad un mese dal lancio dei droni nessuno sa rispondere con certezza. Qualcuno dice che essendo questa una fase di “test”, solo i tecnici della società che fornisce gli apparecchi e il generale responsabile della Missione di Pace in Congo possono, per il momento, visionarli. E dopo? Ci sarà poi una proiezione davanti a tutto il Consiglio di Sicurezza? Intanto il Ruanda ha chiesto che non venga sorvolato il suo spazio aereo. Non avendo potuto nessuno Stato fornire all’ONU dei droni di monitoraggio, l’Organizzazione ha dovuto procedere con una gara d’appalto . Il “Falco” della società italiana Selex è stato considerato come essere l’apparecchio che rispondeva meglio alla necessità di sorvegliare, volando basso (a 2000 metri dal suolo) una zona caratterizzata dalla densità della sua foresta e dall’assenza di strade. Il “Falco” viene già utilizzato dal Pakistan, dalla Libia, dalla Giordania e ultimamente anche dall’Arabia Saudita. E’ il solo drone ad essere interamente assemblato in Europa. Tre altri modelli cominceranno a pattugliare i cieli della RDA da qui ad Aprile, portando a 5 il numero dei droni dell’ONU.

Nonostante la chiara affermazione espressa dall’Organizzazione delle Nazione Unite sull’uso dei droni, strettamente limitato a questa missione, ci si interroga su di una eventuale “deroga”. In un Rapporto dell’ONU del Giugno del 2013, il Sottosegretario al mantenimento della Pace confessa: “c’è chiaramente una richiesta per altre missioni, e credo che la necessità esista. Dobbiamo agire correttamente, facendo tesoro delle lezioni apprese per applicarle altrove.” Sembra che a questo caso non rimarrà a lungo un caso isolato.

© Rivoluzione Liberale

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