390px-Emblem_of_Italy.svg
“Da Torino a Palermo, tanti sono gli eletti sotto inchiesta per l’uso illecito dei fondi destinati all’attività politica. Due sono stati già condannati, una ventina sono sotto processo. Intanto, nel 2014, i gruppi consiliari riceveranno altri 20 milioni di euro per il loro funzionamento.
Secondo il calcolo fatto da un noto periodico italiano, sono almeno 521 i consiglieri regionali (o ex) sotto indagine da parte di 14 Procure della Repubblica. Un numero che peraltro va considerato per difetto, dal momento che gli uffici giudiziari di Aosta e Campobasso non hanno reso noto il numero degli iscritti sul registro degli indagati.
Un uragano, lo scandalo dei rimborsi, che finora ha portato in manette 11 consiglieri e costretto perfino allo scioglimento anticipato dei parlamentini di Lazio e Basilicata…”
Questa la fredda cronaca, anche se fredda non è, fatta in maniera quasi certosina dal settimanale l’Espresso nei giorni scorsi.
Quello che balza agli occhi non è solo l’elevato numero di politici locali coinvolti in inchieste giudiziarie, quanto il crescente livello di immoralità diffusa (anche se dobbiamo, in quanto garantisti, considerarla per il momento presunta). Ma al di là dell’ipotetico terzo grado di giudizio, che, magari, ci dimostrerà che è stato tutto un abbaglio delle diverse procure coinvolte (anche in questo caso sarei molto preoccupato per altri aspetti) è chiaro che, di fronte all’uso di denaro per attività assolutamente fuori dalle attività collegate alla funzione pubblica cui si è stati chiamati dai cittadini, c’è anche quello che si chiama “onore”, “comune senso del pudore”, o se vogliamo ancora più semplicemente “faccia” o pizzico di moralità.
Condannato o meno, il consigliere che ha utilizzato denaro dei cittadini per assistere ad una serata di lap dance o per acquistare salsicce o corni africani, merita di andare a casa. Gli manca l’onore, oltre che cuore e moralità. Non ha le qualità morali per sedere in un consiglio regionale, non può essere chiamato a prendere decisioni per il bene della collettività, perchè è chiaro, che pensa solo al suo bene personale. 
E’ inutile che aspettiamo il terzo grado di giudizio dei giudici; il giudizio morale, scusate, deve valere per il politico ancor prima di quello fissato dalla giustizia locale. Altrimenti è finita, anche perchè tra prescrizioni e lentezza dei tribunali il politico inquisito potrebbe tranquillamente (così come è già successo) terminare il proprio mandato. E quindi ottenere il suo primo risultato: aver portato a casa comunque lo stipendio e magari anche aver maturato la pensione. 
Qui, cari amici liberali, sta mancando l’onore e l’onore non è una questione di “lana caprina”, ma sostanza al 100 per cento. Soltanto che, come popolo, come classe politica, l’abbiamo perso da tempo. Eppure è scritto e stampato a fuoco nientemeno che nella Costituzione, art.54 comma 2. 
 
E’ tempo, forse, di ricordarlo a tutti, a partire dai nostri politici locali e nazionali. 
 
Art. 54 commi 1 e 2: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Capito? Hanno il dovere, ovvero sono obbligati da una norma dello Stato e da quel senso di moralità di cui parlavamo prima, ad adempiere queste funzioni (in rappresentanza dei proprio elettori) con disciplina ed onore. 
 
Chiudiamo con ulna “good news”: In Sardegna i gruppi consiliari della regione hanno deciso di privarsi di 1 milione e 350 mila euro per destinarli all’emergenza alluvione.
Ripartiamo da questo, ma è chiaro che è una goccia in un mare di (presunta) immoralità. Se non lotteremo per far ripristinare un livello minimo di moralità ed onore, questi buoni esempi, non serviranno a nulla.
 
Ad ogni politico, all’inizio della propria carriera bisognerebbe far leggere questo art.54 comma 2 e farglielo sottoscrivere prima di assumere qualsiasi incarico pubblico. Hai visto mai….che cambia qualcosa in questo paese marcio? 
 
La Costituzione, è bene ricordarlo a tutti, è la “radice” su cui abbiamo fondato il nostro paese nel dopoguerra. Il problema è che nessuno dei nostri politici la conosce, ma soprattutto intende rispettarla come meriterebbe.
Non bisogna modificare la carta costituzionale, semmai solo provare ad applicarla o meglio ancora a non disattenderla. Un paese che non innaffia le proprie radici è un paese senza dignità ed onore. Non dimentichiamolo mai, amici liberali. 
 
Voglio chiudere questo articolo con le parole di Franco Stella, presidente della provincia di Matera, politico e manager pubblico, che si è sempre distinto per una sana gestione del territorio, oltre ad essere un “indipendente” per definizione. 
Queste le sue dichiarazioni sul tema delle rimborsopoli regionali.

Il quadro di corruzione diffusa negli ambienti istituzionali che sta emergendo negli ultimi tempi disegna uno scenario preoccupante. A preoccuparmi, però,  sono due aspetti: la degenerazione dei costumi e, altresì, il rischio di dimenticarsi dei buoni esempi. Perché se è vero che la perdita di moralità ha interessato molte istituzioni e altrettanto vero che altre istituzioni, numerose, hanno improntato la propria politica proprio al rispetto dei valori dell’etica con grande sacrificio e senso del dovere.

Il rischio di perdere il controllo e farsi trascinare nel limbo delle generalizzazioni è evidente. Amministrare la cosa pubblica, a ogni livello, richiede grande senso di responsabilità e profondo rispetto, se ci sono individui disonesti che abusano del proprio ruolo allora significa che qualcuno glielo consente. Un elemento sul quale ci dovremmo soffermare, per provare a sbrogliare la matassa, è proprio il controllo e il rispetto di tutte le leggi e i regolamenti che esistono in ogni amministrazione a tutela della trasparenza e della legalità. Faremmo un passo in avanti scongiurando una inutile, quanto dispendiosa, caccia alle streghe.”

© Rivoluzione Liberale