italicum

Il dibattito sulla nuova legge elettorale torna ad affollare la politica italiana. Il cosiddetto “Italicum” si presenterà in Parlamento con due giorni di ritardo, non più il 27 ma il 29 gennaio, mentre il voto è previsto tra il 30 e il 31. L’intesa Renzi-Berlusconi consumata nella tana del Pd si è allargata al Nuovo Centrodestra di Alfano e sono stati fissati i paletti da discutere poi in Parlamento. Un premio di maggioranza che non superi il 18% che scatterebbe se una lista o una coalizione raggiunge il 35%, anche se l’alleanza vincente non potrà superare, con il premio, il 55% dei seggi. Qualora non venga raggiunta la soglia entrerebbe in gioco il ballottaggio tra le prime due liste. È stato messo nero su bianco l’obbligo del 50% di candidate donne e sono state vietate le candidature multiple. Le liste saranno di nuovo bloccate seppur “corte”, con un minimo di tre e un massimo di sei concorrenti. Per il Senato le regole sono le stesse ma a differenza del vecchio Porcellum il premio di maggioranza sarà assegnato a livello nazionale e non più regionale.

“Abbiamo condiviso un impianto complessivo di legge elettorale” – afferma Schifani di Ncd – ma ciò non vuol dire che il Nuovo Centrodestra abbia condiviso tutto. Per il partito di Alfano il principale errore di Renzi rimane il non aver costituito un accordo preventivo sulla legge elettorale all’interno della maggioranza di governo.

Il dibattito, sia in Aula sia in commissione, si preannuncia quindi tutt’altro che pacato. I principali nodi da sciogliere sono le preferenze e le soglie di sbarramento, di queste ultime si lamentano in particolare i partiti più piccoli che, additati dai due leader dell’intesa come coloro che per anni hanno ostacolato la governabilità, ora rischiano di essere o assorbiti o addirittura spazzati via.

La minoranza dem chiede, nello specifico, di introdurre o i collegi uninominali o le doppie preferenze o le primarie obbligatorie per legge. Un’ulteriore modifica dovrebbe essere apportata alla soglia da cui scatta il premio di maggioranza, portandola al 38%, e abbassare nel contempo la soglia di sbarramento dell’8 per cento per i partiti in coalizione. “Se si alza la soglia per ottenere il premio di maggioranza – dichiara Stefania Giannini di Sc – noi siamo pronti a votare sì al testo presentato da Pd, Forza Italia e Ncd”. Per Scelta Civica il premio di maggioranza concesso al 35% “rischia di essere incostituzionale” e i centristi chiedono, anche loro, una soglia più alta. “Vogliamo che ci sia garanzia di governabilità e di democrazia”, sottolinea la segretaria Giannini.

Nel frattempo slitta la firma del “Patto di coalizione”. Fino a pochi giorni fa Letta contava di chiudere “Impegno 2014” almeno entro il 29 gennaio, ossia prima di partire per Bruxelles, ma i piani del premier si sono inevitabilmente ribaltati a causa della trattativa sulla legge elettorale. Renzi ha inoltre deciso di rimandare la presentazione del suo Jobs Act aspettando di vedere quali saranno gli ultimi provvedimenti varati dal Consiglio dei ministri. In definitiva il Paese è (di nuovo) sospeso tra la legge elettorale e la riforma del mondo del lavoro.

In bilico è la stessa democrazia liberale. Le leggi non dovrebbero arrivare ‘blindate’ in Parlamento; andrebbero preservate le minoranze, anche quelle politiche; le preferenze non dovrebbero essere additate come una matrice del ‘voto di scambio’, e quindi andrebbero ripristinate delle regole etiche e di buon senso in un mondo politico e in un Paese che ha più volte dimostrato di avere una scarsa confidenza nei confronti delle regole; la governabilità è necessaria ma non dovrebbe trasformarsi in una corsa verso il presidenzialismo, fuori e dentro partiti ‘padronali’. La costituzione, infine, va riformata in alcuni punti fondamentali, per essere adeguata alla contemporaneità, ma non va stravolta. La Costituzione è ‘garanzia di libertà’.

Il costituzionalismo è liberale e la democrazia dovrebbe svolgersi all’interno della cornice costituzionale, ciò che unisce, in un unico quadro, democrazia e liberalismo. Uno Stato moderno, liberale e democratico, è lo Stato degli individui e non dei poteri forti. “La coesistenza di gruppi forti e di individui liberi, con tutte le difficoltà che comporta, è un tratto durevole della modernità”, afferma lo studioso statunitense Michael Walzer. Alle formazioni di individui liberi va garantita una pari dignità rispetto ai privilegi ascritti alla maggioranza dalla teoria democratica; le formazioni composte da individui liberi rivendicano uno spazio di discussione che è, in sostanza, il motore della vita politica e di una vera democrazia liberale.

Individuata la contraddizione tra democrazia e libertà, tra la maggioranza e le esigenze delle minoranze, la democrazia liberale mira a trasformare tale contraddizione in un’opportunità recuperando l’idea positiva del conflitto e la sua necessità all’interno di una società democratica. La medesima partecipazione, invocata dalla democrazia, esige una buona dose di conflittualità affinché i diritti degli individui siano garantiti, e per far sì che la partecipazione stessa si concretizzi. 

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