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Sette persone sono state uccise sabato durante manifestazioni  tra campi opposti e un attentato  perpetrato con un’autobomba ha preso di mira la polizia in un Egitto intento a “festeggiare” il terzo anniversario della rivolta del 2011 che cacciava Hasni Mubarak dal potere. Migliaia di persone si erano riunite a Piazza Tahrir al Cairo per portare il loro sostegno al potere,  de facto in mano all’esercito, mentre gli oppositori, liberali e islamisti, hanno contestato rumorosamente, fianco a fianco, in modo inedito, i militari.

Sabato, il sesto attentato  (in due giorni) ha preso di mira la polizia nonostante il fatto che i commissariati e gli edifici governativi fossero stati messi in sicurezza e i grandi assi stradali sbarrati da carri e da blindati dell’esercito. Un’autobomba è esplosa vicino ad una caserma di polizia a Suez (nord-est), ferendo nove persone e una bomba è stata lanciata in una stazione di polizia del Cairo ferendo una persona. Gli attacchi contro le forze dell’ordine si sono moltiplicati dalla destituzione lo scorso 3 Luglio dell’Islamista Mohamed Morsi, unico Presidente mai eletto democraticamente in Egitto, e la sanguinosa repressione dei suoi simpatizzanti. Inoltre, sette persone sono state uccise in margine alle manifestazioni. Già venerdì, quattro attentati contro la polizia del Cairo avevano causato la morte di sei persone, mentre 15 persone erano state uccise in cortei pro-Morsi. All’appello dei por-Morsi e dei movimenti giovanili, punta di diamante della rivolta del 2011, che accusano l’esercito al potere di riprendere i metodi del Regime Mubarak, centinaia di manifestanti hanno tentato di sfilare nel centro della città, ma la polizia li ha dispersi a colpi di lacrimogeni e di proiettili sparati da fucili a pompa.

Il Governo aveva chiamato gli egiziani a riunirsi numerosi per commemorare la “Rivoluzione del 25 Gennaio” 2011, ma anche per mostrare il loro sostegno alla “sua” lotta contro il terrorismo. A fine Dicembre, il Governo aveva definito “terroristi” le centinaia di migliaia di membri dei Fratelli Musulmani, la confraternita di Morsi che aveva vinto tutte le elezioni dal 2011. Quanto ai pro-Morsi, avevano chiesto che da sabato cominciassero 18 giorni di manifestazioni “pacifiche”, 18 giorni come la durata della rivolta del 2011. A Piazza Tahrir, migliaia di persone brandivano delle immagini del Generale Abdel Fattah al-Sissi, capo dell’esercito e nuovo uomo forte dell’Egitto, scandendo “il popolo vuole l’esecuzione dei Fratelli”. Un gruppo sedicente simpatizzante di Al Qaeda e con base nel Sinai, Ansar Beit al-Maqdess, ha rivendicato gli attentati di venerdì, come aveva già fatto per altri attacchi perpetrati in rappresaglia al “massacro” dei pro-Morsi. Nella penisola del Nord-Sinai, dove l’esercito tenta di stanare gli jihadisti, cinque soldati sono stati uccisi in un incidente occorso all’elicottero sul quale viaggiavano. L’esercito ha confermato l’incidente, ma non è filtrato nulla sulle circostante. Dal mese di Agosto, più di 1000 persone sono morte per la repressione e migliaia di Fratelli Musulmani sono stati incarcerati, tra questi la quasi totalità dei dirigenti che, come Morsi, sono in corso di processo e rischiano la pena di morte.

Alla fine dei 18 giorni di manifestazioni, durante i quali non è stata risparmiata nessuna violenza e durante i quali sono morte 850 persone, i più popolato dei Paesi arabi metteva fine, l’11 Febbraio 2011, a trent’anni di potere assoluto di Hosni Mubarak. Subito dopo la sua destituzione, l’esercito aveva preso le redini del Paese, prima di passare il testimone all’Islamista Morsi, eletto nel Giugno del 2012. Ma un anno dopo, milioni di egiziani scendevano per le strade chiedendo la sua uscita di scena, accusandolo di voler islamizzare la società a colpi di abusi. Il 3 Luglio, il Generale al Sissi,  Ministro della Difesa nonché vice-Primo Ministro, annunciava la destituzione e l’arresto di Mohamed Morsi. Oggi, non nasconde più la sua intenzione di candidarsi alle Presidenziali previste per quest’anno, ma cerca senza  tregua un riconoscimento della strada. Ha grande appeal tra quegli egiziani che vogliono al larga maggioranza mettere fine a tre anni di caos: l’economia è sul bordo della bancarotta e il Paese è disertato dai turisti da ormai tre lunghi anni.

 Ma Amnesty International ha denunciato la “violazione senza precedenti” di numerosi Diritti Umani da parte delle autorità e il “tradimento di tutte le aspirazioni” nate dalla rivolta del 2011, soprattutto dopo il recente arresto dei manifestanti liberali e laici. Gli eventi, sempre più tragici, delle ultime ore mostrano quanto la situazione in Egitto sia esplosiva. Da una parte gli islamisti, ai quali Al Qaeda sembra strizzare pericolosamente l’occhio, dall’altra i giovani, un tempo punta di diamante della Rivoluzione, e ora guardati con sempre più sospetto. Ricordiamo che l’Egitto è una Nazione fatta di giovani. La base rischia di prendere il sopravvento sui dirigenti. Quanti anniversari listati a lutto ancora?

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