Ginevra2

Saranno presto tre anni. Tre anni di una guerra civile che ha causato la morte di più di 130mila persone, e cacciato dalle proprie case quasi un terzo dei siriani.

Ci sono oggi, in Siria, persone che muoiono di fame al punto di morirne. Nel campo di rifugiati palestinesi di Yarmuk, vicino a Damasco, l’esercito blocca qualsiasi via di approvvigionamento. I suoi abitanti danno la caccia a cani e gatti per sopravvivere. La carestia ha già fatto decine di morti. Malattie debellate in questa parte di Mondo, come la polio, stanno ricominciando a fare vittime. Secondo Le Nazioni Unite, questa è una delle catastrofi umanitarie più gravi dal genocidio ruandese, avvenuto 20 anni fa. Ma non è finita. La ribellione si radicalizza, la guerra supera il confine e arriva nel vicino Libano dove si moltiplicano gli attentati. Il conflitto diventa sempre più pericoloso per i collaboratori delle ONG umanitarie e i giornalisti, che sono sempre più facile preda dei rapimenti. La barriera del pericolo isola sempre più coloro che, tra i siriani, non sono fuggiti dall’orrore. Ci sono poi le terrificanti immagini degli undicimila corpi emaciati che portano tracce di tortura, frutto di un passaggio nelle prigioni del regime di Bachar al Assad. Se è vero che le immagini fanno parte di un rapporto firmato da esperti internazionali e commissionato da una parte “interessata”, il Qatar, ciò non toglie che la situazione umanitaria in Siria ha raggiunto picchi di disumanità inaudita.

Quasi tre anni dopo le prime manifestazioni pacifiche nelle strade di Deraa, la Siria è diventata un incubo. E non è la Conferenza che si tiene in questi giorni a Ginevra, in Svizzera, meglio conosciuta come Ginevra2, che vi metterà fine. Le aspettative nei confronti di questa tanto attesa iniziativa diplomatica sono molto basse. I rappresentanti del Regime siriano arrivati in Svizzera sembrano essere padroni della situazione, mentre l’opposizione appare più fragile che mai. Sul terreno, il vento comincia a girare in favore del dittatore. In Novembre, l’esercito siriano ha ripreso il controllo di una città strategica vicino a Damasco, Sbeineh. Questa settimana ha riaperto l’aeroporto di Aleppo, chiuso da un anno. Le truppe ribelli, da parte loro, devono fare la guerra su due fronti. Da una parte devono controllare l’esercito di Assad. Dall’altro, pesanti scontri vedono confrontarsi le brigate dell’Esercito Siriano Libero a gruppi jihadisti sempre più radicali, e trai i quali si trovano affiliati di Al Qaeda. Questa “guerra nella guerra” ha causato la morte di 1500 persone nel solo mese di Dicembre. I ribelli siriani fanno concorrenza al Regime per decimare i propri ranghi facendo, prima di tutto, un favore a Damasco. Forte delle sue vittorie militari e della frammentazione delle  truppe dell’opposizione, Assad non vede perché debba lasciare il posto, senza battere ciglio, ad una squadra di transizione – condizione sine qua non per gli oppositori siriani, ma anche per Washington, come reiterato mercoledì scorso dal Segretario di Stato John Kerry. Il dittatore siriano, il cui mandato scade il prossimo anno, è arrivato ad annunciare, con grande serietà, la sua probabile candidatura alle prossime elezioni. Ciò significa che Ginevra2, il cui obbiettivo dovrebbe essere quello di organizzare la transizione politica in Siria, sarà costretta a girare intorno al suo obbiettivo principale senza arrivare a nessun risultato di rilievo. Da parte dell’opposizione, ci si chiede in nome di chi parlino i rappresentanti della Coalizione Nazionale Siriana, quando molti gruppi che la compongono boicottano i negoziati. Il ramo radicale della rivolta, il Fronte Islamico Siriano, brilla anche lui per la sua assenza. Qualora si arrivasse a un qualche accordo scritto, come assicurarsi che venga rispettato?

Per tutti questi motivi, nessuno si aspetta un miracolo da questa Conferenza – la cui posta in gioco verrà in ogni caso negoziata tra le quinte, tra i grandi attori: la Russia e l’Iran per parte del Regime, Washington per parte dei ribelli. Ma in mancanza di miracolo, possiamo aspettarci qualche minuscolo passo avanti? Prima di affrontare le questioni di fondo, le due parti hanno discusso dei corridoi umanitari, delle tregue, degli scambi di prigionieri. Un piccolo spiraglio sembra essersi aperto su questo piano per quanto riguarda le donne e i bambini di Homs, il minimo sollievo portato alla sofferenza dei civili, sarebbe già un grandissimo risultato. Nessuna guerra civile si risolve con un colpo di bacchetta magica. La Bosnia insegna. Gli accordi di Dayton sono arrivati dopo diversi tentativi di dialogo e prove di forza. I negoziati in corso a Ginevra hanno il merito di vedere riuniti, per la prima volta, ribelli siriani e rappresentanti del Regime. Il tavolo non è lo stesso, ma lo sforzo nella partecipazione ad una stessa Conferenza va riconosciuto ad entrambi. In questo incontro della disperazione, se vi restano qualche giorno senza sbattere la porta, sarà già una sorta di successo.

© Rivoluzione Liberale

 

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