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Della recente Sentenza n.1/2014, con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del cosiddetto “Porcellum”, sì è tanto discusso e si sta ancora discutendo intensamente, anche alla luce di come il Parlamento dovrebbe muoversi nell’emanazione della nuova legge elettorale.

Qualcuno ha parlato di “coraggio” della Consulta, considerata la volontà, dopo evidenti indugi chiaramente traditi dalla lunga attesa a cui il popolo italiano è stato costretto, di far sentire la propria voce suprema su un tema così delicato. Un coraggio non sempre mostrato in passato, ma anzi celato da riscontri di “inammissibilità” dei ricorsi ricevuti.

In questa occasione la Corte Costituzionale ha assunto pienamente le proprie responsabilità e vien da sé pensare che possa aver influito la grave crisi democratica che da anni interessa la nostra povera Italia e che proprio in questi giorni sta raggiungendo l’acme.

Come non definire questo un momento storico? Come non provare, da liberali, un senso di gratitudine verso i Giudici costituzionali, assurti a ultimi baluardi istituzionali dello Stato di diritto?

E’ chiaro che la sentenza, come ogni sentenza, avrà i suoi difetti e di questo discuteranno, forse a lungo, gli illustri costituzionalisti di cui, per fortuna, l’Italia è piena. Eppure, di quanta forza di contenuti ed espressiva, quasi risorgimentale, sono pregne le pagine del giudizio di legittimità costituzionale della norma elettorale! Se qualcuno vuole opporre a tale riflessione l’accusa di facile retorica, sappia che è in gioco la sopravvivenza della democrazia nel nostro Paese.

E’ bene ricordare che, in base al Democracy Index calcolato dalla rivista The Economist, l’Italia è classificata come “democrazia imperfetta” con un punteggio che la pone tra Slovenia, Grecia e Botswana. Lontana, dunque, dal livello di “democrazia completa” di cui si può fregiare la grande maggioranza dei Paesi europei.

Tra i requisiti considerati per questa classifica vi è anche quello che della libertà ed equità delle elezioni nazionali. Di certo il “Porcellum” non ha favorito in questi anni un punteggio elevato proprio perché, come detto dalla stessa Consulta, produce “un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente”. Già solo queste parole dovrebbero far tremare ogni cittadino che abbia a cuore le sorti della democrazia.

Non appare minimamente ragionevole abbattere il principio di rappresentanza politica per garantire una presunta stabilità, che in Italia è sempre stata comunque carente, indipendentemente dal sistema elettorale adottato.

Il giusto equilibrio tra governabilità e rappresentatività lo dà proprio la Ragionevolezza, con l’iniziale volutamente maiuscola, di cui l’attuale classe politica dominante appare totalmente priva.

Ed ecco, infatti, che a valle della coraggiosa sentenza della Corte Costituzionale, i leader dei due partiti politici più importanti si cimentano nella stesura di un “Porcellum mascherato”, il cosiddetto “Italicum”, gravato da contenuti già in evidente contrasto con quanto indicato dalla Consulta stessa.

Con l’aggravio di una sostanziale delegittimazione del Parlamento, chiamato semplicemente ad accettare, con esplicita richiesta di poca discussione, il pacchetto inviato da due uomini che nelle due Camere non sono neanche presenti.

Pur non avendo fatto due anni di militare a Cuneo, per dirla alla Totò, siamo tutti uomini di mondo e già sappiamo come andrà a finire. L’Italicum, ahinoi!, passerà.

Ci resta, allora, sperare che, anche nel prossimo futuro, la Corte Costituzionale abbia lo stesso coraggio mostrato con la storica Sentenza n.1/2014, annullando l’ennesimo attacco alla dolorante democrazia italiana.

© Rivoluzione Liberale

 

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1 COMMENTO

  1. E’ vero che “è in gioco la sopravvivenza della democrazia nel nostro Paese”. E’ vero anche che il “Porcellum è una schifezza e l’”Italicum” è o sarà forse ancora peggio.
    Ma, al contrario di quanto sostenuto nell’articolo, proprio questa “coraggiosa” e “storica sentenza” costituisce “l’ennesimo attacco alla dolorante democrazia italiana.”! Le sue motivazioni, 16 pagine (!) in cui la Corte si arrampica sugli specchi per tentare di mostrare che la legge in oggetto viola la Costituzione, sono semplicemente risibili. La Costituzione non dice assolutamente nulla sulle modalità delle elezioni dei parlamentari, se non che essi “sono eletti a suffragio universale e diretto” e che “il Senato della Repubblica è eletto a base regionale”. Secondo la Corte, il premio di maggioranza violerebbe gli art. 1, comma 2, 3, 48, comma 2, e 67.; la mancanza delle preferenze violerebbe gli art. 48, comma 2, 56, comma 1 e 58, comma 2. Basta leggerli per vedere l’arbitrarietà e assurdità di tali motivazioni:
    Art. 1, comma 2: “La sovranità appartiene al popolo…”
    Art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…”
    Art. 56, comma 1: “La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.”
    Art. 58, comma 1: “I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto.”
    Art. 67: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione…”
    In che modo uno qualunque di questi articoli sia violato dalla legge elettorale è un mistero, malgrado le contorte e infondate argomentazioni della Corte.
    Perciò la sentenza della Corte costituzionale è, essa sì, assolutamente incostituzionale, antidemocratica ed eversiva. Parlamento e Presidente della repubblica avevano il dovere di dichiararla nulla, irricevibile e inaccettabile e di censurare la Corte per la pretesa di sostituirsi al legislatore. Invece, come al solito, il Parlamento ha calato le braghe e il Presidente si è defilato . Che vergogna per le istituzioni e per l’Italia!

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