Parlamento - Camera

Indisturbati, perché mancano in Parlamento i piccoli partiti di antica formazione ideale e valoriale, i grandi partiti padronali e corporativi, nati e prosperati nell’ultimo ventennio, hanno la gravissima responsabilità di aver causato, d’amore e d’accordo tra di loro, il disastro economico-finanziario dell’Italia e di aver alimentato un sistema di ruberie e di corruzione diffusa. E la corruzione è diffusa non solo all’interno della classe politica, ma anche nella società a causa dei cattivi esempi che vengono dall’alto. Infatti il pesce comincia a puzzare dalla testa.

Sono, purtroppo, fatti certi e incontrovertibili sia il fatto che l’Italia è al primo posto in Europa quanto a corruzione e sia il fatto che il nostro parlamento ha tenuto nei suoi cassetti per oltre 10 anni, senza ratifica, la Convenzione di Strasburgo del 1999 contro la corruzione.

Associano la parola “ricatto” all’esistenza di piccoli partiti per nascondere la loro voglia di instaurare un regime sostanzialmente autoritario, attraverso una nuova legge elettorale costruita e pensata alla stregua della infausta legge Acerbo, la legge elettorale che portò l’Italia ad avere il fascismo e un uomo solo al comando. Per un ventennio.

Associare la parola ricatto all’esistenza di piccoli partiti, tra l’altro, offende i Padri costituenti eletti in piccoli e grandi Partiti, offende la libertà dei cittadini di scegliere, a proprio piacimento, un piccolo o un grande partito, offende il principio “una testa un voto” consacrato dall’art. 48, comma 2, della Costituzione (“il voto è personale ed eguale”).

Sarebbe ora di pagare con la stessa moneta la “scuola di pensiero” che associa la parola “ricatto” all’esistenza dei piccoli partiti: diciamo forte e chiaro, questa volta a buona ragione, la parola “truffa” usata in passato contro il premio di maggioranza della legge elettorale, proposta da De Gasperi per le coalizioni di partiti che avessero superato il 50% dei voti, tanto che il premio non scattò.

 © Rivoluzione Liberale

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