Roma mostre

Duchamp: Re-made in Italy – GNAM

Fino al 9 febbraio una mostra, a cento anni dal primo ready-made (Ruota di Bicicletta), di presenta l’artista che con il suo index si rifiuta di ripetersi per evitare qualsiasi classificazione di se stesso e della propria arte. L’esposizione si concentra sulle opere donate al museo dal docente e saggista Arturo Schwarz, ripercorrendo la mostra a Milano presso la Galleria Schwarz del 1964 e l’esposizione di Roma presso lo spazio Gavina nel 1965, con l’allestimento di Carlo Scarpa. In 7 sale sono allestiti un centinaio di pezzi, tra cui la Boîte-en-valise, n.3 (1936-41), il “museo portatile”, e sono proiettati esempi di filmati in cui Duchamp appare come attore. In mostra pure le acqueforti, fotografie d’epoca e un primissimo olio del 1902 (aveva 15 anni). Un’ampia sezione è dedicata all’influsso esercitato da Duchamp in Italia e agli incontri fra lui e alcuni artisti in occasione dei suoi numerosi soggiorni, con opere di Baj, Baruchello, Dangelo, Patella, Fioroni, Vaccari.

Giacometti: La Scultura – Galleria Borghese

La più grande mostra sull’artista mai organizzata in Italia: 40 sculture di Alberto Giacometti (1901-1966) fino al 25 maggio è curata da Anna Coliva, Direttrice della Galleria, e Christian Klemm, uno dei massimi esperti dell’artista del Canton Grigioni, dagli esordi da giovanissimo e il tardo riconoscimento in vita. È ricostruito l’ensemble del 1960 del Manhattan Plaza, ci sono la Donna Cucchiaio e la Donna Sgozzata, meno recenti; il Ritratto di Madina Visconti del 1932, la Testa di Annette del 1959, la Testa del professor Corbetta del 1962. Nella sala dominata dell’affresco barocco ad opera di Giovanni Lanfranco sono ospitati i busti più noti dello scultore. In mostra, anche opere poco viste, di collezioni private, come la Femme de Venise V del 1956. La solitudine e l’angoscia dei tempi moderni, da mito a realtà, nei bronzi di Giacometti dialogano con i marmi di Canova e Bernini.

Verdi e Roma – Palazzo Corsini

Fino all’8 marzo, promossa dall’Accademia Nazionale dei Lincei, le celebrazioni del recentemente concluso Bicentenario Verdiano continuano. Un corpus di documenti, disegni e foto di personalità della Roma dell’800 indagano in 9 sale il complesso rapporto del Maestro con la Capitale. Al centro vi sono le opere rappresentate per la prima volta nei teatri romani Argentina, Apollo e Costanzi, con l’apporto di bozzetti ecostumi di scena provenienti dal Teatro dell’Opera di Roma e da altri prestatori. Una  sezione multimediale offre una selezione di registrazioni audio-video, con diversi inediti. Con un po’ di sano patriottismo diamo la precedenza ad omaggiare Verdi e poi il coetaneo Wagner. 

Che cosa succede in casa MACRO?

Il MACRO, con poche centinaia di migliaia di euro in cassa dallo scorso anno, non se la passa bene da 8 mesi a questa parte, data che combacia con l’elezione della giunta di Ignazio Marino. Da allora le promesse dell’Assessore alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica Flavia Barca si sono susseguite le une sempre uguali alle altre, nella costante procastinazione, dato che nulla è cambiato di fatto. Il Museo, da allora senza Direttore Artistico e dal 28 febbraio privo del personale specializzato a reggenza dei Dipartimenti, non può fare altro che registrare un calo del 56% dei visitatori.

Flavia Barca ripete con cadenza cantilenante il proposito di nominare un dirigente esterno per «rilanciare questo spazio sulla scena nazionale e internazionale»; peccato che non ce ne fosse grande bisogno e il MACRO se la passasse benissimo prima del suo arrivo.  Si propone di sostituire con dipendenti comunali, difficilmente settorialmente qualificati, il team tecnico per la produzione e la comunicazione che verrà a mancare dopo lo scadere dei contratti a tempo indeterminato. a società esterna Zètema, che si occupava di queste professionalità museali qualificate per un costo di 430 mila euro, riceveva 34 milioni annui dal Comune per gestire il sistema musei, e ne spendeva 3 per far funzionare il Macro.

L’Assessore ha resuscitato la decaduta Consulta per l’Arte, come possibile interlocutore riguardo alle decisioni sulla sorte e sulla direzione artistica del MACRO e ad altre impellenze cittadine ancora irrisolte. Vana speranza riposta nelle prime convocazioni? Idee fantasiose che non portano ad altro se non a tergiversare e a mettere in cattiva luce un Museo che ad ogni modo per la propria natura dinamica non potrebbe essere inserito nella cerchia dei musei civici per il risparmio economico. Favia Barca suggerisce implicitamente che Francesco Bonami potrebbe essere il nuovo Direttore, già curatore del Premio ENEL Contemporanea e uno dei soliti. La squadra del Museo è stata fin troppo capace a mandare avanti la barca senza capitano. Intanto, senza nessuna garanzia e una programmazione seria, i MacroAmici si rifiutano di versare i loro 150mila e l’artista Vittorio Messina minaccia di annullare la sua mostra la cui inaugurazione è prevista il 26 febbraio.

© Rivoluzione Liberale

 

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