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Ieri il Presidente del Consiglio Letta ha tenuto una conferenza stampa per lanciare un guanto di sfida al suo collega di partito, Renzi, di fronte ad una probabile ennesima crisi decisa al di fuori del Parlamento.

Ci sono gli attuali partiti e partitini padronali e corporativi, nati e cresciuti nell’ultimo ventennio, col vento in poppa fornito loro dai media e, in particolare, dalle televisioni, che occupano in massa i seggi del Parlamento, ma che hanno scarsissima dimestichezza con le regole della democrazia e col rispetto delle istituzioni.

A questi partiti vogliamo ricordare che c’erano, una volta, democratici e liberali che protestavano con forza contro le crisi governative extraparlamentari.

Le crisi manovrate o architettate in via extraparlamentare screditano le istituzioni, che non è cosa buona e giusta. Screditare le istituzioni, infatti, significa dare cattivi esempi ad una società che, nel rispetto delle istituzioni può trovare la strada maestra per migliorare e, al contempo, ritrovare il senso e il valore dell’etica pubblica.

Amo ripetere spesso, come un mantra, che Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Europa, citava spesso il filosofo svizzero Amiel: «L’esperienza di ogni uomo ricomincia daccapo. Soltanto le istituzioni diventano più sagge: esse accumulano l’esperienza collettiva e, da tale esperienza, da tale saggezza, gli uomini soggetti alle stesse norme non cambieranno certo la loro natura ma trasformeranno gradualmente il loro comportamento».

Man mano che la democrazia italiana si è allontanata da tali sacri principi, la fiducia dei cittadini verso i poteri dello Stato è andata scemando.

I liberali non si stancano di ripetere che le Istituzioni, a partire dal Parlamento, sono il tempio laico della democrazia e vanno rispettate e valorizzate per il loro valore  etico, prima ancora che politico.

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