borremans

A Piazza Armerina (Enna) il restauro degli affreschi ad opera del fiammingo Guglielmo Borremans (1672-1744) aumentano sempre più il proprio grado di urgenza. Il lavorio di abbondanti infiltrazioni e umidità durato per 15 anni di abbandono hanno messo a dura prova gli affreschi, gli stucchi e la sicurezza strutturale della chiesa di San Giovanni Evangelista. Un barlume di speranza si intravede alla fine del tunnel.

Si è battuto per la salvaguardia dell’opera, realizzata tra il 1730 e il 1735, Monsignor Antonino Scarcione, Rettore della chiesa, che sembra finalmente aver ottenuto i primi risultati. Pur di far iniziare i lavori di cantiere si è offerto di cedere la propria liquidazione TFR; finalmente il suo sforzo è stato riconosciuto e la sua voce è stata ascoltata. Francesco Galati, Presidente dell’associazione Mira 1163 e componente del comitato tecnico-scientifico dell’associazione italiana siti UNESCO, ha inviato una lettera all’Assessore ai Beni Regionali Mariarita Sgarlata e al Sindaco di Piazza Armerina: «Gli interventi sulla chiesa, pur tra le difficoltà finanziarie della Regione, non sono più rinviabili».

Proprio a pochi giorni dal sopralluogo dell’Assessore Regionale, l’8 febbraio l’allarme si era acuito, come riferisce Galati: “Il violento nubifragio delle scorse notti ha provocato una nuova falla, con abbondante pioggia, da una finestra che non ha retto; per cui, vi sono ulteriori infiltrazioni d’acqua in altri affreschi”. Dopo il sopralluogo, Mariarita Sgarlata ha promesso un finanziamento tra i 70 e gli 80mila euro sui 150 necessari per un primo restauro, rivolgendo un appello a banche, a imprese e alla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) affinché partecipino alle spese. Sostiene che anche il Comune potrebbe intervenire con parte degli incassi della Villa Romana di Piazza Armerina.

La convenzione tra Comune e Regione prevede che il 30% l’opzione che gli incassi del sito UNESCO della Villa possano essere impiegati nel recupero di altri beni culturali di particolare rilievo della città. Perché non esservi ricorsi prima? La cifra è a ogni modo insufficiente (come ora), ma è da 15 anni che la chiesa vessa in una condizione degenerativa di declino. Non c’è tempo da perdere: è d’obbligo iniziare un primo restauro. Appunto proprio all’inizio di febbraio c’è stato un netto peggioramento.

Nel 2000 la Soprintendenza di Enna aveva promesso di intervenire per bloccare il disastro ormai già in stato avanzato. I tecnici si accorsero che oltre agli affreschi si stavano perdendo anche gli stucchi; cercarono allora di fissare con una «velinatura» della pellicola pittorica parte delle pitture. Forse proprio a causa della scoperta che aggravava la situazione, la Soprintendenza non mantenne la promessa e si limitò a quest intervento provvisorio, divenuto dunque permanente. Le veline si stanno staccando e trascinando giù porzioni di figure.

Le volte del tetto e le pareti laterali di San Giovanni Evangelista sono settecentesche, sebbene la sua fondazione risalga al XVI secolo; le pareti ed il soffitto sono totalmente affrescati dal Borremans e dai suoi allievi di bottega. Il tema raffigurato è quello della vita laboriosa dei santi benedettini, appunto perché la chiesa era in origine annessa al Monastero delle Benedettine. Tra le principali scene sono da ricordare, nella volta L’Immacolata tra le virtù,nel presbiterio L’Adorazione dei pastori,  sulla parete destra L’Epifania.

Un Borremans maturo dimostra tutta la sua esperienza di affrescatore nelle chiese del Sud Italia, in cui giunse verso la fine del sec. XVII. A una generica educazione fiamminga, rilevabile soprattutto da un gusto per il dettaglio, si sovrappone la maniera solenne della pittura napoletana a lui contemporanea. Nella spartizione in grandi cornici dello spazio della volta, presenta intensi e luminosi rapporti cromatici e atmosferici, forme alleggerite, che sembrano lievitare in una dimensione aere. Con sicurezza è possibile identificare nel 1714 il suo anno d’arrivo in terra sicula, dove ha lasciato numerose opere, pur essendosene perdute molte altre. La scena artistica viveva allora un momento di crisi; Borremans contribuì a collegare l’attività degli artisti siciliani con quella di Napoli e di Roma.

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