Stefano de Luca

Meritoriamente, da alcuni mesi, l’ALDE si è fatta promotrice di una concreta iniziativa volta a colmare l’assenza di una rappresentanza liberale italiana nel contesto europeo. Molti sondaggi indicano in un’ampia forbice, che va dal 4% al 12%, la platea elettorale che guarda con interesse ad un soggetto politico chiaramente laico e liberale.

Il primo problema è stato quello di individuare e mettere attorno ad un tavolo le diverse  forze di un’area, che, in Italia, da un ventennio, non ha più una rappresentanza nelle Istituzioni. L’ALDE ha quindi chiamato, oltre al PLI, storico continuatore della tradizione del liberalismo italiano, i Radicali Italiani, che a pieno titolo appartengono a tale campo, insieme a molti altri gruppi ed associazioni del disperso arcipelago liberale, democratico, riformatore e di quel che rimane della tradizione repubblicana. A questi gruppi si sono aggiunte forze centriste, di tradizione cattolica o genericamente civiche, liberiste e conservatrici.

La compagnia, così integrata, è risultata variopinta, ma la necessità di superare uno sbarramento elettorale del 4%, impegnativo per una lista all’esordio, ha imposto uno sforzo di sintesi. Alla riunione dei leader del 10 gennaio è stato definito il testo di un documento condivisibile ed abbastanza chiaro negli obiettivi. Successivamente, per l’intervento di movimenti dichiaratamente non liberali e caratterizzati da una forte spinta populista, il testo ha subito molti rimaneggiamenti, che ne hanno affievolito il profilo liberale.

Inizialmente la denominazione della lista avrebbe dovuto essere “Liberali e Democratici per l’Europa”, richiamandosi al simbolo, ai colori ed alla connotazione dell’ALDE. Tuttavia, a causa del sopravvento delle formazioni di derivazione diversa da quella tradizionale, ha finito col prevalere la ricerca di nomi di fantasia, come “La mia Europa” o altro, che non hanno alcun richiamo identitario per l’elettorato di area liberale. Per altro,  in assenza di una riconoscibilità politica precisa, difficilmente un soggetto appena nato potrebbe conseguire  il risultato di aggregare la pur vasta componente sociale, che ne è il naturale riferimento. In altri termini, anziché indirizzarsi al mondo della borghesia operosa, oggi frustrata, impoverita, delusa e senza punti di riferimento politici affidabili, si è cercato di far prevalere l’idea di dar vita all’ennesima lista populista, priva di anima e di contenuto valoriale, per assecondare la deleteria tendenza dei partiti maggiori, (grillismo, berlusconiso, renzismo) che si affidano ad un messaggio di protesta ed alle figure carismatiche dei  leader, piuttosto che alle proprie radici valoriali ed alla forza dei programmi che ne derivano.

Tali movimenti hanno altresì pressato per ottenere una visibilità del proprio logo, nel simbolo elettorale, tentando di escludere, non soltanto da esso, ma anche dal comunicato di lancio dell’iniziativa i soggetti identitari, con il preciso obiettivo di scolorire fino a far scomparire ogni riferimento alla tradizione liberaldemocratica e dimostrando concretamente di voler utilizzare l’opportunità offerta come un autobus per l’affermazione di un messaggio qualunquistico, invece di scommettere sul rigoroso riferimento alla storia del liberalismo europeo, che l’ALDE, sin dal momento della sua fondazione, ha sempre rappresentato.

Non ci sfugge che ogni progetto ambizioso impone, nella sua fase iniziale pazienza, disponibilità al compromesso, attenuazione di alcune posizioni radicali di principio, che potrebbero essere non del tutto condivise, ma ben altra cosa sarebbe dover rinunciare all’essere e definirsi liberali, che, a nostro avviso, costituisce la connotazione essenziale, la ragione stessa della discesa in campo; ciò a maggior ragione in un Paese dove è andato smarrito il filo conduttore della sana politica, basata su un solido insediamento valoriale, con la conseguenza di aver fatto precipitare il confronto politico italiano in un insulso e rissoso populismo cesarista, in alcuni casi persino vocato al sovvertimento dell’ordine costituzionale.

Il PLI è disponibile ed intende partecipare alla competizione europea, ma in una formazione orgogliosamente liberale, che non si vergogni della propria storia gloriosa e che, forte delle proprie idee, intenda porsi, allo stesso tempo, quale alternativa etica all’attuale sistema di patiti senza storia, affidati al pericoloso mito dell’uomo solo al comando. Non vogliamo creare “il partito che non c’è” per aumentare la confusione esistente, ma rivendicare la tradizione europeista dei fondatori dell’Unione e presentarci come gli eredi legittimi di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Gaetano Martino, i grandi italiani, che contribuirono all’affermazione dell’ideale europeo ed alla formazione delle istituzioni dell’UE. Correggendo le distorsioni di un successivo approccio burocratico e ragionieristico,  esse vanno invece rafforzate e trasformate, tornando al modello federalista originario, che si muoveva in direzione della Patria comune di tutti i popoli del Continente.

La casa dei liberali deve essere aperta all’esperienza civica liberale, alle componenti cattoliche, a quelle libertarie, persino a quelle conservatrici, se rigorosamente di stampo liberale, ma non possiamo sbiadire e contraddire il nostro messaggio fino a divenire un soggetto pragmatico, rivolto soltanto all’obiettivo del fare, senza che sia chiaro che cosa. Per quanto ci riguarda questo qualcosa altro non è che la necessaria “rivoluzione liberale” in Italia ed in Europa. Soltanto in una simile prospettiva, che  presuppone il riconoscimento di una visibilità ed un ruolo, almeno pari a quello delle altre componenti, il PLI potrà dare il proprio contributo all’iniziativa con l’impegno e l’entusiasmo di sempre.

Confidiamo che, con una necessaria impennata d’orgoglio, l’ALDE riesca ad imporre tale irrinunciabile percorso politico. 

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