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Il richiamo dell’Ue è arrivato, puntuale. L’Europa teme il nostro enorme debito pubblico e una competitività sempre più debole. La Commissione europea avverte: “un’azione decisiva è particolarmente importante considerate le dimensioni dell’economia italiana”. È necessario “ridurre il rischio di conseguenze avverse sull’economia italiana e su quelle dell’Eurozona”. Le riforme messe in campo non sono sufficienti e la crescita è “cronicamente debole”. In sostanza “durante il 2013 l’Italia ha fatto dei progressi verso i suoi obiettivi di bilancio a medio termine, e tuttavia l’aggiustamento del bilancio strutturale nel 2014 così come lo si prefigura oggi appare insufficiente a ridurre il grandissimo debito pubblico a ritmo adeguato”.

Un altolà per Matteo Renzi che è stato così avvertito, ma il premier si limita a replicare dicendo che si tratta di “numeri molto duri”, e ribadisce che è necessario “andare avanti con le riforme” per tentare di “cambiare verso”. Tentativo ancora non riuscito.

Il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, deve dar conto degli squilibri e sono solo 3 i Paesi i cui squilibri macroeconomici vengono definiti “eccessivi”: Croazia, Italia, Slovenia. Croazia e Slovenia non fanno parte dell’Eurozona mentre l’Italia si, e da qui la forte paura del contagio.

Gli  “alti livelli di corruzione, di evasione fiscale, di inefficienza nel sistema giudiziario e nella pubblica amministrazione”, insieme all’alto debito pubblico e alla bassa competitività hanno scatenato lo “specific monitoring” da parte dell’Unione europea che intende trasformare di nuovo l’Italia in ‘sorvegliato speciale’.

Il 2 giugno la Commissione Ue consegnerà le pagelle e se l’Italia non sarà in regola scatterà l’ennesima procedura di infrazione per eccesso di squilibrio macroeconomico.

Il ministero dell’Economia italiano, dopo aver incassato le dichiarazioni di Olli Rehn, ha assicurato che il governo Renzi intende “dare una svolta al processo di riforma per rafforzare la competitività e garantire una crescita forte, sostenibile e ricca di posti di lavoro”, ma non ha illustrato in che modo. Il dicastero guidato da Pier Carlo Padoan ha sottolineato l’impegno dell’esecutivo a ridurre il cuneo fiscale – una decina di miliardi entro il 2014 ma non sono ancora chiare le fonti dalle quali attingere eventuali coperture – l’azione di contenimento del rapporto debito/Pil e, infine, il mantenimento della stabilità finanziaria. Buone intenzioni che però non convincono l’Eurozona pronta a scatenarsi sul Belpaese che mostra tutta la sua bruttezza: corruzione; evasione fiscale; scarsa competitività; disoccupazione; un debito pubblico alle stelle.

“L’alto debito pubblico pone un pesante vincolo sull’economia” – ammonisce l’Ue – rendendo la crescita cronicamente debole. In questo contesto di dati negativi l’esecutivo in carica mette le mani avanti: “sapevamo che i numeri non erano quelli che Letta raccontava” ma occorre correre ai ripari e soprattutto “non possiamo scherzare”, ricorda ai suoi Renzi. Premendo l’acceleratore sul Jobs act, che sarà presentato la prossima settimana alla cancelliera Merkel, Renzi auspica il rilancio dell’occupazione. Si parte dagli sgravi delle tasse sul lavoro sfruttando tutti i margini di manovra possibili con in mente due parole fondamentali: “lavoro e crescita, crescita e lavoro”. Renzi è convinto che “l’Italia sa quello che deve fare e lo farà” per il bene delle nuove generazioni e, soprattutto, “l’Europa non è il luogo dove prendere i compiti da fare a casa”.

L’Italia è però gravemente ammalata e la crisi sociale, politica ed economica rischia di trasformarsi in una crisi civile, morale e culturale. I partiti padronali e personalistici non riescono più ad intercettare i bisogni dei cittadini coinvolgendoli realmente. L’economia è a pezzi ed è stata fatta a pezzi. Il lavoro che non c’è non si crea dal nulla o semplicemente alimentando la speranza e il coraggio, incitando a sognare.

Per ripartire l’Italia avrebbe bisogno di qualcosa di più sostanzioso e se le promesse non saranno rispettate la stella Renzi “potrebbe diventare una stella cadente” come ha sottolineato il francese Le Monde, oppure, potrebbe trasformarsi rapidamente in una meteora come ha scritto il Financial Times.

Se la ‘baldanza’, l’entusiasmo, l’esaltazione della bellezza e del sogno non saranno accompagnati da un minimo di esperienza e se non saranno supportati da proposte concrete, da “un’azione decisa” finalizzata a ridurre il debito e il cuneo fiscale come auspicato da Padoan, la fiducia degli italiani si esaurirà ancora una volta e l’Italia sarà di nuovo catalogata come un Paese in regressione, condannato ad essere un perenne ‘sorvegliato speciale’. L’Italia ha bisogno di “misure decisive e urgenti”, come ricorda l’Ue. Non è sufficiente un mero abbassamento dello spread per cantare vittoria e, soprattutto, le riforme non si promettono ma si devono fare. In sostanza le promesse sono scadute.

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