43341_7fc497e7f6155c5e9878d34fe7b7cfc6

Lucius Burckhardt and Cedric Price: A Stroll through a Fun Palace è il titolo del Padiglione svizzero di quest anno previsto per la 14° Mostra Internazionale di Architettura, che si svolgerà dal 7 giugno al 23 novembre.  Hans-Ulrich Obrist, uno dei nomi viventi più noti nel panorama di critica dell’arte e curatela, ha accettato l’invito e ne sarà il curatore. In piena linea con il tema generale della Biennale 2014, scelto dall’olandese Rem Koolhaas Fundamentals, ma non tanto con quelloinstitutional concepito in merito ai padiglioni nazionali Absorbing Modernity: 1914-2014, una tra le novità di quest’edizione.

I Fundamentals, le nozioni fondamentali da cui iniziare a tracciare il percorso, consistono in questo caso nei disegni provenienti dagli archivi dello svizzero Burckhardt (1925-2003) e dell’inglese Price (1934-2003). Il titolo è il risultato dell’unione dei concetti alla base delle ricerche condotte dai 2, perfettamente conciliabili, grazie ai numerosi punti di contatto che presentano. Il primo è considerato l’ideatore della “strollology”, la scienza che deriva dalla passeggiata di piacere, senza alcuna fretta; il secondo è famoso in particolare per il suo progetto Fun Palace (1960-64) , tuttavia mai realizzato fisicamente.

Le discipline alla base del Padiglione seguono percorsi paralleli in rispettiva contrapposizione: per Burckhardt si tratta della relazione visibile-invisibile e per Price della dicotomia pensabile-impensabile. Si vengono così a creare geografie modificabili e intercambiabili nella dimensione spaziale da inquadrarsi nella variabile temporale, in un rapporto privo di costante; tant’è che l’esposizione presso il Padiglione svizzero ai Giardini si basa sulla pratica performativa, con la componente temporale che ne consegue. Le retrospettive di queste 2 figure del 19esimo secolo hanno difatti sempre puntato al secolo venturo.

In collaborazione con altri architetti e artisti verrà presentato un laboratorio dato dalle idee di Burckhardt e Price da utilizzare come gli strumenti di lavoro per inventare il futuro. Verrà dunque rivisitato il recente passato dell’architettura, a fini educativi e formativi. Quanto teorizzato dai 2 architetti verrà messo in atto dai visitatori nel cortile, trasformato per l’occasione in una piattaforma interattiva, in cui le unità di mobilia mobile permetteranno, a seconda dei bisogni, la realizzazione-messa in scena di ambienti, ad esempio un auditorium, una biblioteca, uno studio.

Burckhardt appunto inaugurava l’analisi interdisciplinare del concetto di ambiente creato dall’uomo, negli aspetti di visibile-invisibile presenti nelle nostre città, nei paesaggi, nei processi politici e sociali, senza trascurare gli effetti a lungo termine delle decisioni di pianificazione urbanistica. Price credeva che l’architettura debba «rendere le persone capaci di pensare l’impensabile»; così il Fun Palace, a cui si erano opposti la Chiesa, gruppi e amministrazioni di alcune città, doveva ricoprire il ruolo di «laboratorio del divertimento»  e di «università di strada», secondo precetti altamente innovativi e provocatori verso la modalità progettuale di norma impiegata dai colleghi architetti.

Burckhardt e Price criticavano il sistema educativo tradizionale destinato al settore terziario ed erano interessati a ripensare i concetti alla base dell’insegnamento universitario. Prendevano posizione proponendo alternative effettive alle istituzioni consuete. I Fundamentals dei 2 verrano impiegati concretamente, attraverso il coinvolgimento internazionale e interdisciplinare del pubblico, che facendosi performance incontra gli archivi della coppia di architetti. La scelta è originata dalla consapevolezza che è impossibile rappresentare queste dinamiche complesse tramite la mera e statica presentazione dei disegni dell’archivio.

I temporanei archivi verranno materialmente esposti all’interno del Padiglione; saranno visibili dall’esterno attraverso le vetrate, ma non accessibili. Per questa opzione contemporanea di apprendimento il contesto reale è l’era digitale di accesso illimitato alle informazioni, dove chiunque può essere un architetto, un curatore, un intellettuale. La mostra in continuo movimento è il luogo di una scuola d’Architettura in grado di tenere conto del tempo. Potrebbe esistere una modalità più attuale di questa, in geografie in mutazione indefessa, comprese le accezioni digitali e mentali, in dettaglio in merito al dibattito odierno sull’attribuzione politica e storica, sulla collocazione e sulla funzione artistica e sociale dei Padiglioni nazionali, distribuiti tra i Giardini della Biennale e le Corderie dell’Arsenale?

© Rivoluzione Liberale

351