Lunghi mesi di lavoro, di incontri (anche in occasione del Congresso di Londra del novembre scorso), di documenti elaborati, studiati e riscritti come se fossero una tela di Penelope. Ma la politica è come la matematica e la geometria. Ed obbedisce alle regole della cultura politica, che è la vera bussola per orientare il pensiero e l’agire politico.

Unknown

Il partito, se c’è, ha la bussola. Guy Verhofstadt, il liberale candidato alla Presidenza della Commissione Europea, il Partito lo ha, ed ha anche la bussola.

Ha messo in atto una iniziativa politica di grande respiro politico al nobile scopo di costruire in Italia, a cominciare dalle prossime elezioni europee, un forte polo liberal-democratico veramente alternativo alle due forze in campo rappresentate dai socialisti e dai popolari.

Ha dimostrato pazienza e capacità di ascolto, ma non sempre i suoi suggerimenti sono stati accolti da tutti gli interlocutori del Bel Paese. A cominciare dai tempi in cui l’iniziativa avrebbe dovuto trovare il momento del lancio, con una conferenza stampa e un manifesto da pubblicare il 10 gennaio scorso.

Ad esclusione di alcuni soggetti politici che si sono trovati a loro agio nella casa-madre dei Liberal-democratici europei, com’è il caso del Partito Liberale Italiano (un partito che c’è), sono intervenuti ritardi, titubanze e ripensamenti, per non dire altro, che hanno fatto tardare di mesi l’effettiva accensione dei motori della macchina che voleva mettere in campo Verhofstadt e che avrebbe dovuto muoversi agilmente e tempestivamente su tutto il territorio nazionale. Infatti le elezioni europee si svolgeranno il prossimo 25 maggio. Si è perso troppo tempo prezioso a tutto vantaggio di chi è portato a temporeggiare per poter scegliere, a seconda delle convenienze e a prescindere dalle appartenenze identitarie, ad una delle tre diverse formazioni politiche presenti nello scenario politico europeo (Partito liberal-democratico, PPE, PSE). Un ritardo che ha nuociuto e nuoce alle forze liberal-democratiche autentiche e alla stessa iniziativa politica patrocinata da Guy Verhofstadt.

Per usare delle metafore, potremmo dire che ci siamo trovati innanzi alla scarsa considerazione della scienza delle costruzioni necessaria per realizzare un ponte, fatto di tante arcate idonee ad unire la moltitudine delle formazioni politiche ispirate da principi e da valori liberal-democratici. Il ponte, com’è noto, è ciò che unisce. Per costruire il ponte ci vogliono le arcate. E le arcate devono avere pietre che, pur conservando la loro natura e la loro durezza, si devono lasciare modellare per reggere il ponte e per realizzare la giusta distribuzione dei pesi e delle forze che tengono unita l’intera opera.

Per rendere l’idea di ciò che si è verificato, vorrei ricordare una pagina letteraria, quella delle Città invisibili, di Italo Calvino, in cui Marco Polo descrive a Kublai Kan un ponte, pietra per pietra: – Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.- Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra – risponde Marco Polo – ma dalla linea dell’arco che esse formano. Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che m’importa. Marco Polo risponde:- Senza pietre non c’è arco.”

Questa breve reminiscenza letteraria aiuta a comprendere la natura e il contenuto del lavoro richiesto (e dovuto)  a monte e valle del disegno politico messo in campo dal liberale Guy Verhofstadt.

Dissertazioni letterarie e metafore a parte, per contribuire alla comprensione di quanto avvenuto nei mesi scorsi e di quanto sta avvenendo in queste ore, riporto qui di seguito due documenti. Il primo è il documento delle forze liberal-democratiche  che, riunite presso la sede del PLI, hanno inoltrato il 12 marzo 2014 al Presidente Verhofstadt. Il secondo riporta il Manifesto che è stato approntato dall’Alde fin dal 10 gennaio scorso e che è stato condiviso dal Partito Liberale Italiano perché erano state accolte le sue proposte di integrazioni formulate entro il termine ultimo del 6 gennaio 2014, per eventuali integrazioni o modifiche,  per come indicato dall’ALDE a tutti i partecipanti al tavolo dei soggetti invitati. Il Manifesto, benché necessariamente generico e di estrema sintesi per motivi di impatto comunicativo, costituisce la pietra miliare di un impegno politico che tiene conto di un modello di Europa diverso da quello finora portato avanti dal PPE e dal PSE. In sei punti fondamentali sono stabilite le priorità di una “nostra Europa” liberale, economica, sociale, estera, legislativa e democratica.

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IL DOCUMENTO DEL 12 MARZO 2014.

Condividendo la mozione approvata il 5 marzo 2014 dalla Assemblea dei Parlamentari e dalla Direzione Nazionale di Scelta Civica, i soggetti politici dell’area liberaldemocratica,  (Partito Liberale Italiano, Alleanza Liberaldemocratica per L’italia, Partito Repubblicano Italiano, Liberali Italiani) ribadendo di essere alternativi al PSE ed al PPE, confermano il fermo intendimento di pervenire ad una lista unitaria con le seguenti caratteristiche:

  1. Sostegno alla candidatura di Guy Verhofstadt alla presidenza della Commissione Europea ed impegno scritto di tutti i candidati, in caso di elezione, ad iscriversi al gruppo ALDE;
  2. Inclusione di tutte le componenti liberaldemocratiche, senza alcuna confusione con movimenti, partiti o personalità di diversa ispirazione identitaria;
  3. Costituzione di un comitato rappresentativo delle diverse forze che partecipano al progetto per compiere tutte le scelte connesse alla campagna elettorale (simbolo definitivo, candidature e relativo limite a soggetti che non abbiano fatto in precedenza oltre tre legislature, temi principali della campagna e presenza pluralistica di tutti i movimenti promotori nei media);
  4. Lavorare ad un’unitaria prospettiva liberaldemocratica in Italia per il futuro;
  5. Chiedono all’ALDE un incontro urgente da tenere entro la prossima settimana, con la partecipazione del candidato Presidente.

 (FIRMATO DA: Pietro Ichino, Stefano de Luca, Alberto Pera, Raffaello Morelli, Saverio Collura).

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IL MANIFESTO ALDE in ITALIA DEL 10 GENNAIO 2014

Alleanza per un’altra Europa

Il 25 maggio 2014 i cittadini italiani, insieme a tutti i loro concittadini europei, dovranno fare una scelta che, mai come prima, influenzerà il loro destino.

Le prossime elezioni europee faranno da sfondo alla madre di tutte le battaglie.

Noi intendiamo rappresentare la voce di tutti i cittadini liberal-democratici, europeisti e federalisti in Italia, che vogliono evitare che la prossima legislatura europea venga perduta, se diretta da una debole guida a capo della Commissione e da un Parlamento atomizzato dai populisti e dagli anti-europei. Intendiamo convincere chi non crede ancora e rappresentare chi invece già crede che solo un’Europa più forte, solo un’Europa più solidale, solo un’Europa più integrata, solo un’Europa federale potrà ridare splendore a questo magnifico progetto di libertà, pace e benessere e restituirci la nostra piena sovranità.

Non vogliamo certo negare che l’Europa vada male. Sicuramente però, non saremo quelli che dicono che è tutta colpa dell’Europa, perché l’Europa siamo noi.

DOBBIAMO RIPRENDERCI L’EUROPA

Da troppo tempo l’Europa è sotto attacco dalle frange populiste, nazionaliste ed è indebolita perché alla mercé di una politica inconcludente ed egoista. Vogliamo partire all’attacco per cambiare l’Europa, per una maggiore libertà, equità e prosperità. 

La nostra Europa liberale sarà quella che, senza sconti o deroghe, si basa sui principi fondanti della democrazia. Un’Europa in cui le libertà fondamentali, la giustizia sociale, i diritti civili, l’uguaglianza, la dignità, non sono negoziabili; dove la ‘Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea’, già giuridicamente vincolante, non possa più essere scardinata da logiche di politica nazionale o di parte. Un’Europa, dove sicurezza, privacy e libertà di coscienza siano pienamente garantite. Un luogo dove anche la diversità sia rispettata come un valore aggiunto, come un arricchimento. Un’Europa che ha come perno il cittadino stesso. 

La nostra Europa economica sarà quella che sostiene un sistema economico moderno in grado di offrire sostegno concreto ai diversi paesi europei e alla loro economia reale, capace di scatenare la crescita e di promuovere la solidarietà nel perseguimento della disciplina fiscale. Un luogo che favorisca le liberalizzazioni per un miglior servizio a costi più competitivi per il consumatore. Un’Europa che dia uno stimolo costante all’innovazione tecnologica, compatibile con la sostenibilità ambientale e che punti sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica, per diminuirne i costi e per creare ulteriori posti di lavoro. Un’Europa che promuova e migliori la situazione delle piccole medie imprese, riducendo la burocrazia, semplificando l’accesso agli strumenti finanziari e potenziando il loro ingresso sui mercati europei ed internazionali. Un’area dove le imprese sopportino carichi fiscali e contributivi comparabili e dove il sistema bancario operi all’interno di una vera Unione bancaria europea. Un’Europa fiera dell’euro e del suo valore, quale riserva valutaria internazionale.

La nostra Europa sociale sarà quella che favorisce l’occupazione quale traino del benessere individuale e del sistema economico stesso. Un’Europa che valorizzi i giovani. Un luogo dove, ciascun cittadino, libero di vivere e trasferirsi ovunque, possa, pur nelle differenze, provare un vero sentimento di appartenenza. Un’Europa, che veda nell’immigrazione legale, organizzata secondo regole comuni, un potenziale e non una minaccia, dove si sviluppi una politica di asilo e migrazione più giusta, una migliore gestione comune delle frontiere esterne e una maggiore cooperazione per combattere la criminalità internazionale. Un’Europa dove lo stato di diritto, l’indipendenza della magistratura e dei media, siano rispettati. Un luogo dove la trasparenza sia il diktat contro la corruzione e l’evasione fiscale.

La nostra Europa estera sarà quella che rivendica un’unica voce in seno a tutte le istituzioni internazionali ed ai tavoli mondiali, perché in questo nuovo mondo, ogni Paese europeo è ormai troppo piccolo. Quella che attua una reale politica di sicurezza e difesa comune per incrementarne l’efficacia e diminuirne il costo. Quella che vede in una politica estera europea l’unico strumento di mediazione per la pace, di sostegno allo sviluppo dei paesi terzi e di contagio della democrazia. Un’Europa aperta al commercio estero, che difende le regole del WTO e che valorizza il suo Made-in. 

La nostra Europa legislativa sarà intelligente nel definire gli obiettivi lasciando più libertà su come raggiungerli. Un’Europa più snella, contraria alla creazione di ulteriori sovrastrutture organizzative e burocratiche, ma a favore di una ottimizzazione delle risorse. Un’Europa non intrusiva e che non legiferi sulle scelte di vita.

La nostra Europa democratica favorirà un maggior coinvolgimento dei propri cittadini, con un Presidente della Commissione europea, quale Capo del governo dell’Unione, eletto direttamente e con un Parlamento europeo rafforzato contro l’eccessivo potere del Consiglio, che ha generato l’attuale Europa degli Stati a discapito dei sui popoli. Un luogo, dove ci sarà parità di genere all’interno del Collegio della Commissione, più controllo democratico attraverso del Parlamento europeo, maggiore responsabilità e visibilità delle decisioni elaborate tra le istituzioni europee e dove i Parlamenti nazionali siano maggiormente coinvolti nelle decisioni più importanti. Un’Europa che sanzioni il deficit democratico attuale. Un’Europa più partecipativa, aperta e trasparente.

 
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