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La Siria è entrata nel suo quarto anno di guerra civile senza vedere la luce in fondo al tunnel. L’opposizione divisa perde terreno, mentre il Presidente Assad rimane aggrappato al potere.

Il conflitto, che ha causato la morte di 146mila persone, è entrato sabato scorso nel suo quarto anno senza che vi sia una soluzione in vista rimanendo il Presidente Assad saldamente aggrappato al potere, mentre l’opposizione profondamente divisa perde terreno. Segno che il Regime non è pronto alla riconciliazione, il Parlamento ha votato venerdì 14 Marzo una legge che spiana la strada alla rielezione di Bachar al-Assad, escludendo de facto l’opposizione in esilio dalle prossime presidenziali. Gli Stati Uniti hanno reagito esprimendo il loro “disgusto” nei confronti dell’organizzazione di elezioni così importanti nelle quali Assad ha fatto in modo di non correre “rischi”. Assad, confrontato ad una ribellione che vorrebbe la sua caduta, non ha ancora ufficialmente annunciato la sua candidatura per un terzo mandato, ma lo scorso gennaio aveva dichiarato davanti alla stampa estera che c’erano “grandi probabilità” che lo facesse. Nessuna data è stata fissata per il voto, ma gli elettori devono essere convocati tra i 60 e i 90 giorni prima della fine del mandato di Assad che scade il prossimo 17 Luglio. Le lezioni si svolgeranno in un Paese reso esangue dalla guerra e consumato da una crisi umanitaria inaudita. Finora nessuno dei protagonisti sembra avere i mezzi di prevalere sull’altro, anche se le truppe del regime sono passate all’offensiva e riguadagnano terreno.  I ribelli sono sempre più rosi dal cancro dei gruppi jihadisti, che combattono una guerra nella guerra: islamisti pro al Qaeda del Fronte al-Nosra contro i feroci jihadisti dello Stato islamico in Irak e nel Levante (EIIL). Ma né il Regime sostenuto dalla Russi e dall’Iran, né i ribelli sostenuti da due attori rivali, Qatar e Arabia Saudita sembrano avere militarmente in pugno il Paese.

Giovedì scorso, il Parlamento ha approvato le clausole della nuova legge elettorale. Teoricamente lo scrutinio sarà aperto, per la prima volta in decenni, a diversi candidati, in virtù della nuova costituzione adottata nel 2012. Ma se il testo costituzionale stabilisce il “pluralismo politico” abolendo la supremazia del Partito Baas al potere da mezzo secolo, i punti adottati dai deputati impediscono di fatto le personalità dell’opposizione in esilio di presentarsi. Ogni candidato deve in effetti “aver vissuto in Siria per un periodo di 10 anni in modo continuativo al momento di presentare a sua candidatura e non deve aver altra nazionalità che quella siriana”, cita il testo. Ricordiamo che la Coalizione dell’opposizione, considerata come l’interlocutore privilegiato dell’Occidente, ha sede a Istanbul. La Siria non è alla sua prima elezione in piena guerra. Il Regime aveva organizzato nel Maggio del 2012 delle elezioni politiche boicottate dall’opposizione e vinte dai suoi sostenitori. All’epoca Assad aveva dichiarato che le elezioni avevano dimostrato il sostegno dei siriani al suo Regime e non ai “terroristi”,alludendo ai ribelli. Una elezione presidenziale che esclude di fatto l’opposizione sancirebbe la morte dei negoziati di Pace, ha dichiarato il mediatore internazionale Lakhdar Brahimi. “Se ci sono delle elezioni, sospetto che l’opposizione, tutta l’opposizione, abbia qualche interesse a discutere con il Governo”, ha dichiarato da New York. L’uscita di scena di Assad è la rivendicazione principale dell’opposizione. Due serie di incontri tra l’opposizione e il Regime, tenutesi lo scorso Gennaio e Febbraio a Ginevra sotto l’egida di Brahimi, non erano arrivate a nessun risultato. Arrivato al potere nel 2000 dopo la morte di suo padre, Assad è stato riconfermato nel 2007. Aveva fatto sperare in una piccola apertura, prima che il suo Regime non si chiudesse nuovamente a riccio. Questo fino allo scoppio della contestazione popolare pacifica del 15 Marzo 2011, che si è trasformata in guerra civile dopo la violenta repressione del potere.

In tre anni, più di 140mila persone sono morte e la situazione umanitaria è sempre più drammatica con nove milioni di persone costrette alla fuga, ossia il più alto numero di profughi al Mondo secondo le nazioni Unite. Inoltre, secondo i dati UNICEF,  almeno un milione di bambini viene privato di aiuti umanitari. “E’ inaccettabile che una tale catastrofe possa avvenire davanti ai nostri occhi senza la minima indicazione di un qualsiasi progresso per fermare questo bagno di sangue”, ha dichiarato il capo dell’ Alto Commissariato delle NU per i rifugiati (HCR), Antonio Guterres. L’ex Pubblico Ministero dell’ONU, David Crane, parlando della Siria dove almeno “11mila persone sono state torturate, fatte morire di fame, poi giustiziate in centri di detenzione del Regime”, ha invocato il campo di concentramento di Auschwitz in un Rapporto scritto insieme ad altri ex Pubblici Ministeri internazionali. Ma sul terreno, il combattimenti continuano a sconvolgere il Paese, soprattutto a Yabrud, bastione ribelle vicino alla frontiera libanese che sembra essersi addentrato venerdì l’esercito, appoggiato dai potenti Hezbollah libanesi. Se l’opposizione controlla un territorio più vasto, il Regime tiene sotto giogo le regioni più densamente popolate come le zone intorno ad Aleppo e Idleb.  Oggi sono sempre più i profughi che hanno abbandonato la speranza di tornare un giorno a casa e un’intera generazione di siriani, i bambini, non saprà mai che cosa sia la spensieratezza dell’infanzia.

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