Proprio in questi giorni tricolori vediamo ripubblicata la Storia d’Italia di Indro Montanelli che viene lanciata con una sua celebre frase ‎”Un paese che ignora il proprio ieri, non può avere un domani”. Un’affermazione che d’istinto siamo portati a condividere; ma lo facciamo con convinzione o solo perché la celebrazione di un compleanno, nella sua stessa accezione di “festeggiamento” ci rende tutti (tranne alcuni davvero fuori dal coro e assai irreali) bisognosi di condividere un’emozione? E’ forse solo un temporaneo “slancio ecumenico” per ritrovarci in qualcosa che ci accomuni nella vita quotidiana così pervasa dagli individualismi?

Di certo è anche così ma questo distacco individuale dal sentimento collettivo non va ascritto al lassismo dei singoli, è invece la legittima e sconfortata reazione ad un Ventennio di gestione della Cosa pubblica improntato all’ “ad personam” di chi si è installato nei Palazzi del potere. Si dirà che “quelli” sono stati eletti democraticamente dalla maggioranza dei cittadini. Seppur con una legge elettorale più che discutibile, rispettiamo l’espressione democratica della maggioranza (è negli stessi principi del Liberalismo al quale è ispirata la nostra azione politica) ma è innegabile che l’attuale maggioranza di Governo abbia tradito nei fatti le sue stesse promesse agli elettori. Non vogliamo indagare se sia stato un progetto di propaganda nell’inganno dei cittadini o “solo” manifesta incapacità a governare. Sta di fatto che la discesa in campo per gestire lo Stato alla stregua di un’Azienda è fallita. La gestione di uno Stato segue regole ed obiettivi che non possono ricondursi a quelli tipicamente aziendali; se obiettivo legittimo di un imprenditore è creare utili e benessere per se stesso, per chi gestiste la Cosa pubblica è unicamente creare benessere alla collettività. Non per nulla, il “Manifesto dell’Internazionale Liberale” del 1947 afferma che “lo Stato è soltanto lo strumento dei cittadini di cui è al servizio”.

Perché la frase di Montanelli? Perché il nuovo non si crea dal nulla ma va sempre ricondotto all’esperienza del passato. Noi siamo – come singoli e anche in quanto collettività – il nostro vissuto anche quando celebriamo il 150° dell’Unità della nostra Nazione. Nulla è così vecchio da essere trascurato (e qualcuno vorrebbe cancellato), specie se parliamo di valori e di ideali fondativi dello stesso pensiero umano che per sua natura è fortunatamente in continua evoluzione nella modernità. Ecco quindi il nostro ricondurci a valori e ideali originari per adeguarli al presente in un’ottica di un giovane e moderno futuro liberale.

Allora, si può essere d’accordo con Montanelli? No… esserlo è un dovere!

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