tatari

Da quando la Crimea è stata annessa alla Russia, la minoranza Tatara di Crimea vive nella paura di espulsioni e violenza, malgrado l’apparente buona volontà di Mosca nei loro confronti.

In risposta al referendum che ha sancito il ritorno della Crimea alla Russia, i diplomatici occidentali si stanno attivando  con sanzioni e condanne rivolte ad un atto definito “antidemocratico”. In Crimea, gran parte degli abitanti della Penisola a maggioranza russofila esulta. Altri, invece, sono molto allarmati da quando vedono l’ombra di Mosca oscurare la loro terra. E’ il caso dei numerosi Tatari, una minoranza musulmana e turcofona, che rappresenta il 12% della popolazione della Penisola. Domenica 16 Marzo, molti di loro non sono andati a votare per il referendum sullo statuto della Crimea, accogliendo l’appello al boicottaggio lanciato dalle autorità tatare ostili ad un avvicinamento con Mosca. Il Presidente russo Vladimir Putin non è sembrato portar loro rancore. Anzi, nel suo discorso del 18 Marzo, ha loro assicurato una rappresentanza in Parlamento ed ha auspicato fare del tataro une delle tre lingue ufficiali della Crimea, insieme al russo e l’ucraino. “Rispettiamo tutte e etnie della Crimea. E’ la loro casa, il loro Paese natale e sarà giusto che la Crimea adottare tre lingue di Stato: il russo, l’ucraino e il tataro”, ha dichiarato davanti alle due camere del Parlamento russo. “I Tatari di Crimea sono tornati sul loro territorio. E’ necessario prendere tutte le decisioni legislative e politiche che chiudano il processo di riabilitazione della popolazione tatara in Crimea.” Sull’onda di queste parole, il Parlamento di Crimea ha adottato una risoluzione sulla protezione delle minoranze.

I Tatari chiedono da molto tempo di essere rappresentati nelle alte sfere di dirigenza politica di questa repubblica autonoma del sud dell’Ucraina. Ma l’apparente buona volontà del Presidente russo e del Parlamento di Crimea non li convince, anzi. Qualcuno vede già la propria casa segnata con una croce. Temono l’espulsione e le violenze. Per loro, il tentativo di seduzione dei Russi nasconde una certa ostilità nei loro confronti. E non hanno tutti i torti. In una intervista concessa all’Agenzia russa Ria Novosti, il nuovo vice Primo Ministro di Crimea Rustan Temirgaliev ha annunciato che i Tatari di Crimea dovranno rinunciare ad alcune terre sule quale si trovano. “Abbiamo chiesto ai Tatari di Crimea di lasciare una parte delle loro terre, è necessario per rispondere alle necessità sociali”, ha affermato. In effetti, il comune di Simferopoli prevede di aumentare il suo territorio ed espellere alcuni Tatari impiantati nella periferia della città. La perdita della terra, un timore che perseguita i Tatari di Crimea da 70 anni. Accusati di aver collaborato con la Wehrmarcht  durante l’occupazione tedesca avvenuta nella seconda Guerra Mondiale, i Tatari subiscono le vessazioni di Stalin alla fine del conflitto. Vengono deportati, a partire dal 1944, in Asia centrale. Decine di migliaia di loro muore durante il viaggio. Sui 200mila membri di questa comunità che arriva viva in Uzbekistan, la metà non sopravvive per più di due anni tanto le condizioni di vita sono insostenibili. I Tatari sono autorizzati a tornare a casa solo nel 1989, alla fine dell’era sovietica. Ma non sono proprio accolti a braccia aperte: le autorità locali rifiutano di concedergli delle terre e non danno loro il permesso di lavorare. Si prendono quindi  degli appezzamenti lì dove capita, senza autorizzazione, a volte sui sovkhoz, le ex fattorie di Stato create dall’URSS. Il recupero dei terreni sui quali si sono istallati i Tatari, non è una problematica recente. La autorità ucraine avevano, in vano, tentato di trovare delle soluzioni, ma ad oggi non è stato loro possibile ottenere nessun documento ufficiale.

Le dichiarazioni del nuovo vice Primo Ministro di Crimea lasciano intendere che la pace con i Tatari non è una priorità per le nuove autorità. La minoranza Tatara l’ha capito e, da metà Febbraio vive nell’ansia creata dall’incertezza del loro futuro. Uno di loro, Reshat Ametov, molto attivo in seno alla comunità e fortemente in opposizione all’annessione della Crimea alla Russia, è stato trovato morto lo scorso 16 Marzo. Il suo corpo portava i segni evidenti di tortura. Era sparito il 3 Marzo, portato via da uomini in uniforme, mentre partecipava ad una manifestazione pacifica davanti alla sede del Governo della Crimea. Questi fatti hanno allertato l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che, attraverso la voce del Segretario generale aggiunto Ivan Simonovic, ha espresso la sua preoccupazione per la sicurezza delle minoranze etniche in Crimea. L’ONU ha aperto una missione di 34 persone in Ucraina per assicurarsi che vengano rispettati i Diritti Umani. Hanno incontrato i Tatari già venuti via dalla Crimea, registrato testimonianze di arresti arbitrari e torture. Ma nessuno dei membri della missione ha avuto ancora il permesso di entrare nella Penisola, permesso non accordato dalle nuove autorità.

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