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Quando in Occidente si parla di Libertà di Popoli e Individui, spesso lo si fa con una visione semplicistica che non risponde alla complessità della realtà, tendiamo ad additare alcuni governi come unici responsabili di una situazione che vede i Diritti Umani repressi sistematicamente in più di un quarto dei Paesi membri dell’ONU. Si tratta di una visione che fa leva sul livello emotivo dell’opinione pubblica e non su una vera comprensione dello scenario geopolitico, la drammatica condizione dei Diritti Umani impone, invece, di affrontare il problema con molto realismo e altrettanta determinazione.

Con grande realismo, intendiamo la necessità di non considerare la situazione a compartimenti stagno, l’universalità del problema richiede infatti un’azione corale, una ricognizione complessiva, inquadrata in un contesto che tenga conto dei fattori storici e culturali. Occorre una visione strategica della complessità e la disponibilità a dare un contributo da parte di tutti, Paesi e Popoli.

Dobbiamo riconoscerlo, l’Occidente non sempre è stato d’aiuto, in molti hanno tratto vantaggi, a cominciare da quelli economici, dalla transizione che molti Paesi stanno attraversando, salvo poi accusare, per essere politicamente corretti, i medesimi Paesi di non rispettare i Diritti Umani.

E’ mancato un aiuto in termini di soluzioni politiche praticabili e di una concertazione che mirasse a salvaguardare non solo gli interessi economici, ma anche il rispetto dei diritti naturali in un quadro di stabilità e di valorizzazione dell’identità culturale di tutti.

Se vogliamo dare alla comunità internazionale un concreto segnale di svolta capace di individuare proposte e adottare attuabili soluzioni occorre incontrarsi, confrontarsi, ragionare insieme senza alcun pregiudizio o presunte e irritanti supremazie intellettuali.

I diritti della Persona non sono d’ostacolo alla maturazione e alla stabilizzazione di uno Stato, anzi ne sono la chiave. Quando tutti gli individui potranno godere del diritto alla libera espressione (culturale, religiosa, economica), esprimeranno tutte le loro potenzialità in un gioco a somma positiva, dal quale trarranno vantaggio anche le società, i Paesi e i sistemi governativi. Un individuo che si sente libero di perseguire la propria realizzazione e, perché no, la propria felicità, sarà più incline a rispettare le regole. 

Consideriamo la situazione del Tibet, l’immagine della Cina ne esce compromessa e rischia di nuocere al suo essere un grande Paese. Comunemente si pensa che siano i risultati economici e l’avanzamento della tecnologia i suoi punti di forza. Noi crediamo che insieme a questi elementi vadano considerate la dignità della sua storia, della sua tradizione diplomatica e della sua millenaria cultura. I suoi grandi teorici politici del passato rappresentano anche ed ancora per la speculazione filosofica-politica occidentale fonte di apprendimento e riflessione, da loro abbiamo appreso il valore della leadership morale espressa da una classe dirigente. Forte di questo antico pensiero la Cina, se vuole rendere giustizia alla sua immagine e al suo futuro, può e deve presentarsi sulla scena politica internazionale gestendo, con una politica accorta e sensibile, la trasformazione che vive, dimostrando che il rispetto dei Diritti Umani si può coniugare con una stabile unità di popoli e minoranze. 

E’ su questo terreno che occorre dialogare con le autorità cinesi che non potranno a lungo sostenere repressione, chiusura e indifferenza verso la situazione tibetana. Vanno sollecitate e incoraggiate, non solo dagli organismi soprannazionali, ma anche da un movimento d’opinione che contribuisca a far comprendere che la soluzione della questione tibetana è in primo luogo interesse strategico e d’immagine per la stessa Cina. 

Una leadership morale, realmente tale, non può prescindere dalla difesa delle libertà naturali della Persona, anche se appartenente a minoranze etniche, crediamo fermamente che concorrenza e supremazia nel mondo alla fine si giocheranno anche su questo terreno e non solo esclusivamente su crescita ed indicatori economici.

Il mondo non è in pace, in molti Paesi non vi è né armonia né pace, in questo scenario occorre intraprendere percorsi nuovi, cammini non ancora esplorati, concertare strategie innovative capaci di dare nuovo slancio attuativo alla Dichiarazione dei diritti dell’Uomo del ‘48. Certo la soluzione non la si può improvvisare, richiede conoscenza, competenza politica e disponibilità di tutti, Paesi e Popoli, a dare il proprio contributo in cui nessuno si erga a maestro. Questo presuppone un rispetto reciproco tra nazioni, il rispetto delle diversità culturali e molta più flessibilità da parte degli Stati sul principio di sovranità nazionale, molti conflitti di micro livello sono considerati, fortemente, come affari esclusivamente interni.

Al di fuori di questo metodo, di questo approccio troveremo solo il conflitto.

Abbiamo il dovere di lavorare al di là di visioni semplicistiche, con apertura, trasparenza e intelligenza politica, abbiamo il dovere di essere onesti e disincantati, vicini ai cuori e alle menti delle genti, del resto questo è un vecchio, ma sempre attuale, insegnamento dell’antica filosofia politica cinese.  

Vincenzo Olita

Direttore di Società Libera

 

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