obama napolitano

Renzi cerca in Barack Obama una sponda capace di fornire un respiro internazionale al suo esecutivo e rimarca il rapporto di amicizia e di collaborazione con gli Stati Uniti discutendo di Ue, sicurezza, Russia, temi economici e Jobs Act.

Il presidente Obama, a sua volta, dimostra il suo apprezzamento nei confronti delle riforme strutturali che il nuovo governo italiano ha messo in campo e annuncia la partecipazione degli Stati Uniti all’Expo 2015 di Milano. Matteo Renzi sottolinea l’esistenza di “valori e ideali comuni” da difendere, e definisce il presidente Usa “una fonte di ispirazione”.

 “Finalmente possiamo dire che è possibile cambiare le cose” anche in Italia, dichiara il presidente del Consiglio prendendo in prestito lo slogan”yes, we can” di Obama; il problema è ancora come.

L’energia e l’entusiasmo rimarcati anche da Obama rappresentano un volano per il cambiamento ma occorre sottolineare che da soli non bastano per cambiare un Paese vittima di una crisi devastante. Come ha sottolineato Obama a Palazzo Madama “chi gode della globalizzazione è ai vertici, ma chi è in mezzo ha sempre più problemi”. Ecco perché occorre “raddoppiare gli sforzi per educare i giovani e fornire competenze per il lavoro”.

Con papa Bergoglio, invece, il presidente Obama ha discusso di giustizia sociale in un mondo sempre più diseguale; ha sottolineto la necessità per i politici “di affrontare i problemi, perché il pericolo è l’indifferenza e il cinismo quando si tratta di aiutare chi è meno fortunato”. Obama ha inoltre rimarcato il suo impegno per difendere la libertà di culto.

Parole di ammirazione anche per Giorgio Napolitano. Obama lo ha definito “un uomo di Stato forte che aiuta il Paese in momenti così difficili”. Per l’Unione europea invece le parole non sono state morbide. Il dibattito in Europa tra “crescita e austerity è un dibattito sterile – ha affermato Obama – le finanze pubbliche devono essere in ordine ma più si cresce e più i conti sono in ordine”. La crescita europea “va ancora al rallentatore” e la disoccupazione è ancora troppo alta, anche se la moneta unica appare più stabile rispetto al passato.

Infine la spina più dolente, la Difesa, che Obama affianca alla difesa della libertà. “Condivido il pensiero del presidente Obama – ha sottolineato Renzi – quando dice che la libertà non può essere considerata gratis, non possiamo lamentarci del dolore del mondo se non ce ne facciamo carico. Per questo l’Italia ha sempre fatto la sua parte negli anni con grande dedizione e impegno”. Il premier italiano ha però rimarcato la necessità di verificare i propri budget “per evitare gli sprechi”. Dopo aver evidenziato il gap tra le spese di difesa Usa ed europee in seno alla Nato, Obama ha ribadito che ognuno comunque deve fare  “proporzionalmente” la propria parte perché “c’è un impegno irriducibile che i Paesi devono avere se i Paesi vogliono essere seri nell’alleanza Nato e nella Difesa”.

Le ventiquattro ore di Barack Obama a Roma – emozionato di fronte a Papa Francesco, preoccupato per i tagli alle spese militari messi in campo dal nuovo governo Renzi – sono state segnate da sentimenti e intenzioni contrastanti: Obama ha parlato di valori etici, diritti civili, giustizia sociale con il Pontefice e sul fronte politico ha rimarcato gli impegni militari della Nato, in nome della pace internazionale.

Le pesanti diseguaglianze che assillano il tempo presente sembrano aver provocato un profondo richiamo alla responsabilità che il presidente degli Stati Uniti ha voluto estendere a coloro che sono tenuti a maneggiare il bene comune, cercando di abbracciare un progetto kantiano di ordine morale, di società più civile e più giusta. La realizzazione di un progresso etico e morale dell’intera civiltà umana non è però così automatico e, soprattutto, le belle parole possono essere tante ma molto spesso i fatti – come in termini di Difesa militare – sono ben altri.

La pace, la giustizia, l’eguaglianza, la libertà sono i valori fondanti, e ancora mancati, di un ambizioso progetto popperiano di “società aperta” in cui è possibile realizzare il massimo grado di giustizia all’interno della libertà. Un progetto ancora incompiuto.

Alla “libertà non è gratis”si dovrebbe sostituire lo slogan “la libertà non si compra”. La libertà è un diritto inalienabile per tutti gli individui e non dovrebbe essere usata come un mezzo per il raggiungimento di altri obiettivi, che da essa sono alquanto distanti. In definitiva, la libertà è un fine e non un mezzo.

 © Rivoluzione Liberale

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