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Secondo Amnesty International, nel 2013 sono state impiccati 704 iraniani. Se si riconduce questo dato alla popolazione totale, l’Iran deterrebbe il primato mondiale per quel che riguarda la pena capitale.

La Repubblica Islamica dell’Iran può mostrare all’estero un nuovo volto, ma non cambia le sue tristi abitudini. Testimonianza ne è l’aumento del numero di esecuzioni nel Paese nel 2013. Secondo Amnesty International, almeno 369 persone sono state giustiziate nel 2013 in Iran, e cioè un aumento del 18% rispetto al 2012. Con questo numero, l’Iran si piazza al secondo posto nella classifica mondiale delle pene capitali, dietro alla Repubblica popolare cinese (diverse migliaia di esecuzioni). Tuttavia, se si riportano queste cifre alla popolazione totale di ogni Paese, è la Repubblica Islamica che arriva prima, soprattutto se si tiene conto che molte delle esecuzioni vengono tenute segrete dal regime iraniano. Così, secondo Amnesty, almeno 704 persone sarebbero state impiccate realmente lo scorso anno in Iran. Chi sono le vittime? La maggioranza dei casi sono ufficialmente collegati al traffico di stupefacenti. Ma i prigionieri vengono giudicati a porte chiuse dai tribunali rivoluzionari, conosciuti per i loro verdetti molto sbrigativi. Inoltre, gli accusati non beneficiano di una vera possibilità di ricorso. Le altre esecuzioni ricoprono casi di omicidio, stupro, spionaggio, “corruzione su terra” o “inimicizia nei confronti di Dio”. Se questo ultimo caso di imputazione colpisce soprattutto l’insurrezione armata, viene in realtà applicato a persone  accusate di coltivare legami con organizzazioni proibite in Iran, come l’Organizzazioni dei mujaheddin del popolo iraniano o Partito per una vita libera in Kurdistan, senza che abbiano necessariamente preso le armi. Come sottolinea Amnesty International, la pena di morte sarebbe servita a più riprese a reprimere i rappresentanti politici o culturali delle minoranze etniche iraniane, soprattutto le popolazioni arabe (sud), baluchi (sud-est) e curde (nord). Ricorda la ONG che la pena capitale viene generalmente decisa in Iran alla fine di procedure che scherniscono le leggi dell’equità, come le detenzioni segrete o l’ottenimento di  confessioni  attraverso la tortura. In Iran, l’impiccagione viene anche utilizzata per punire l’”apostasia”, la “sodomia” o l’”adulterio commesso da una persona sposata”. Nonostante la reazione internazionale che aveva suscitato la lapidazione dell’iraniana Sakineh Mohammadi Ashtiani nel 2010 (la condanna è tuttora sospesa), questa pena è stata mantenuta nel 2013 nel Codice penale iraniano. E il 2014 non lascia presagire nulla di buono per l’Iran, che è partito “bene” per mantenere i risultati del 2013. In effetti, dal 1° Gennaio, almeno 170 persone sono state impiccate nel Paese.

La Cina ha giustiziato migliaia di persone nel 2013, molte di più dei 778 condannati recensiti ai quali è stata applicata la pena di morte nel resto del Mondo. Il numero di esecuzioni è un segreto di Stato in Cina. I numeri in mano ad Amnesty International si basano su stime, anche se la ONG chiede continuamente a Pechino di rendere pubblichi i dati sulle condanne a morte e sulle esecuzioni.  Bisogna dare atto alla Cina che negli ultimi anni ha soppresso la condanna alla pena capitale per alcuni tipi di atti criminali chiamati “in colletto bianco” ed ha promesso lo scorso Novembre di accorciare ulteriormente la lista. Inoltre, a sentire alcune organizzazioni che si occupano di difesa dei Diritti umani, una riforma del 2007 che esige l’approvazione della Corte Suprema cinese per qualsiasi sentenza che preveda la pena capitale ha portato ad una diminuzione “fisiologica” delle esecuzioni. Human Rights Watch ha stimato in Gennaio che il numero delle esecuzioni in Cina negli ultimi anni è sceso sotto la soglia di 4000 (l’anno), contro i 10mila del decennio precedente.

 Secondo il Centro di Informazione sulla Pena di Morte (DPIC) negli Stati Uniti, il 2013 è stato un anno di netto declino, contraddistinto da un numero di esecuzioni e condanne alla pena capitale mai stato così basso. Il numero di esecuzioni in Iran e Irak ne fa i due Paesi che procedono più massicciamente alla pena capitale e alle esecuzioni. Abbiamo visto che la situazione in Cina “migliora”, ma sono ancora numerosi gli Stati che vi hanno fatto ricorso quest’anno: 22, uno in più rispetto al 2012. Le esecuzioni sono riprese in Indonesia, Kwait, Nigeria e Vietnam. In Arabia Saudita sono state giustiziate 79 persone nel 2013, negli Stati Uniti 39, in Somalia 34. Malgrado il 2013 abbia segnato una sorta di marcia in dietro, negli ultimi 20 anni i progressi ci sono stati e sono tangibili. Molti Paesi che avevano giustiziato delle persone ancora lo scorso anno, durante quello appena passato non hanno proceduto a nessuna esecuzione, come nel caso del Gambia, degli Emirati Arabi e del Pakistan, dove le autorità hanno sospeso il ricorso alla pena capitale.

 La tendenza a lungo termine sembra orientata nel far diventare la pena di morte una punizione del passato, per questo sarebbe auspicabile che nei Paesi che continuano ad uccidere in nome della giustizia si istauri una moratoria sulla pena capitale nell’attesa della sua abolizione.

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