Al-Sissi

Il maresciallo Al Sissi, uomo forte dell’Egitto, ha presentato le sue dimissioni al Presidente ad interime Aldy Mansour.  Mercoledì scorso, ha annunciato il suo ritiro dall’esercito. Non è più maresciallo, né Ministro della Difesa, né vice Primo Ministro. Ha puntato tutto sulla Presidenza della Repubblica.

Abdel Fatah Al Sissi non è più un ufficiale. Indossata la sua alta uniforme per “l’ultima volta”(secondo quanto ha dichiarato lui stesso), si è rivolto la sera di mercoledì 27 Marzo agli egiziani, attraverso la televisione di Stato. Ha annunciato loro che rinunciava al suo posto in seno all’esercito egiziano e le sua intenzione di dimettersi da Ministro della Difesa e da vice Premier. Incarichi che ha rimesso in mano al Presidente della Repubblica ad interim Mansour. Questo non indica che voglia ritirarsi dalla vita politica, al contrario, visto che nel suo discorso ha ufficialmente annunciato la sua candidatura alle presidenziali, che dovrebbero aver luogo a fine Maggio, come dichiarato dal Primo Ministro egiziano Ibrahim Mahlab. Al Sissi, nuovo uomo forte dell’Egitto, ha così giustificato la sua candidatura: “è per il richiamo pressante del popolo”, appello che non poteva “ignorare”. L’ufficializzazione della sua candidatura non è una sorpresa per nessuno, molti i segnali premonitori degli ultimi mesi. Lo scorso Gennaio, un quotidiano kwaitiano aveva già data per certa la candidatura dell’ormai ex ufficiale, prima che questi ne desse la smentita. In Febbraio, durante un suo viaggio ufficiale a Mosca, il Presidente russo Vladimir Putin, aveva affermato che “il maresciallo aveva il sostegno della Russia nelle sua corsa alla Presidenza dell’Egitto”. Il discorso televisivo dell’altra sera  non è che il punto di arrivo di un percorso cominciato molti mesi fa, così come lo è la decisione di lasciare l’esercito e il dare le dimissioni dalle cariche di Governo. La Costituzione egiziana, promulgata lo scorso Gennaio e accettata attraverso un referendum plebiscitario (98% di si), dispone che solo i civili possono correre per la maggiore carica dello Stato.

E’ quindi la prassi che vuole che vengano abbandonate le cariche governative per dedicarsi alla campagna elettorale. Nel caso di Al Sissi, il processo che lo ha portato alla competizione presidenziale è stato scrupolosamente pianificato. Lo scorso 3 Luglio, è stato all’origine della destituzione di Mohamed Morsi, appartenente ai Fratelli Musulmani e unico Presidente egiziano ad essere stato eletto democraticamente. Per fare ciò ha ottenuto  “la legittimazione della strada”, come ha più volte assicurato. Con la sua presenza in seno alle autorità di transizione, ha rappresentato il ritorno dell’istituzione militare negli affari politici nazionali.  D’altra parte, il lungo conflitto che contrappone l’esercito egiziano ai Fratelli Musulmani, dalla creazione di questi ultimi nel 1920, “giustifica” il ritorno al regime diretto dall’esercito, come nell’era di Hosni Mubarak, che la stessa “strada” che ha chiamato Al Sissi, aveva destituito nel 2011. Anche in quel caso l’esercito si era mostrato vicino al popolo con il fine di assicurarsi la legittimità. E’ in nome di questa legittimità popolare che il potere agisce in modo repressivo sui Fratelli Musulmani . Messa al bando come organizzazione terrorista lo scorso Dicembre, la Confraternita ha il divieto assoluto di manifestare o di svolgere qualsiasi tipo di attività politica nel Paese, come dispone la legge antiterroristica egiziana del 1994. E’ basandosi su questa legge che la magistratura egiziana ha condannato a morte 529 persone appartenenti ai Fratelli Musulmani questa settimana, una decisione che ha suscitato molte reazioni negative nella comunità internazionale.

Ma chi è Al Sissi veramente? A guardare la sua storia non c’è molto da dire, né fatti di rilievo da raccontare. Alla fine della Rivoluzione, non era neanche una delle figure di spicco. Quel posto lo ricopriva Tantawi, all’epoca inamovibile Ministro della Difesa, grande amico di Mubarak. Ed è proprio per far fuori Tantawi che Al Sissi è stato “promosso”. E’ stato abbastanza sordo, discreto, e silenzioso per conquistarsi la fiducia di Morsi, che, molto ingenuamente, lo ha promosso Ministro della Difesa. Ma questo lato “discreto” è tipico degli egiziani. Mubarak è arrivato al potere un po’ allo stesso modo, senza aver avuto prima nessun ruolo ufficiale. Sadat, era considerato anche lui poco carismatico, soprattutto paragonato al suo predecessore, Nasser. Al Sissi nasce nella piccola borghesia conservatrice e conformista. Ha fatto la scuola militare per necessità, non per passione: era più accessibile ai giovani come lui, contrariamente alle grandi università private. Ha fatto carriera in modo sommesso e senza competenze particolari, ma nell’esercito egiziano è meglio non farsi troppo notare. Confondersi tra la folla è una prerogativa per “sopravvivere”. La notorietà di Al Sissi viene dal fatto che proviene dal popolo. Un dittatore nato dal popolo non vuol però dire che sia un dittatore popolare. Lui si vanta di questa popolarità, quando invece controlla i media e dirige la propaganda a suo favore. Ha solo saputo giocarsi le carte giuste al momento opportuno, quando Morsi si è trovato destabilizzato per i suoi fallimenti. La vera vittoria di Al Sissi è quella di essere riuscito a trascinare in questa avventura l’esercito, e soprattutto il suo asso nella manica è la profonda conoscenza del popolo dal quale proviene. Non quello miserevole,  ma una classe media fatta di impiegati in difficoltà. Quelli che  hanno dei problemi ad arrivare non a fine mese, ma alla fine della settimana.

Oltre a questi elementi a suo favore, l’ex maresciallo beneficia di una congiuntura, creata da lui stesso, che fa di lui il prossimo Presidente egiziano: non ci sono avversari di fronte a lui. Ma se finora è riuscito a manipolare un popolo forse solo politicamente immaturo, sta anche rischiano di fare il passo più lungo della gamba, e il vento a favore non potrebbe soffiare per sempre. Sotto il suo machismo non c’è nessun progetto concreto solo bramosia di potere, e la gente in Egitto ha sempre più fame.

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