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Maria Lassnig è la protagonista di una ricca retrospettiva presso il MoMA PS1 a New York, fino al 25 maggio. All’incirca 50 dipinti e una selezione di acquarelli e materiale video presentano più di 70 anni di carriera, per l’artista che quest’anno compie 95 anni.

Il PS1 e il MoMA hanno formalizzato la loro unione nel gennaio 2000, il primo portando in dote il gusto in presa diretta con la realtà artistica dell’oggi, il secondo l’autorevolezza come il più importante museo d’arte moderna del mondo. Dal 1971 l’ampio spazio espositivo propone una programmazione mai banale, alla stregua tra galleria d’arte commerciale e istituzione museale, quasi a elevare un’arte un po’ più “di nicchia” a un circuito che gode di maggior visibilità.

La Lassnig è stata riconosciuta in tempi maturi, tanto da entrare nel mercato delle case d’asta (che è in genere di tipo secondario), con le alle spalle la rappresentanza nazionale alla Biennale di Venezia 1980, 2 documenta di Kassel, il Kunstmuseum di Düsseldorf nel 1985, lo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1994, la retrospettiva nel 1995 al Centre Georges Pompidou, per la stagione 2005/2006 l’Opera di Stato a Vienna, nel 2008 la personale alla Serpentine Gallery di Londra, poi nel 2009 al Contemporary Arts Center di Cincinnati, il MUMOK di Vienna, il Museo Ludwig di Colonia, la Lenbachhaus di Monaco. La rappresentano 2 gallerie d’arte, la Hauser & Wirth a Londra e la Petzel Gallery di New York.

Il suo percorso è abbastanza atipico. È evidente che il mercato e la critica hanno iniziato a dimostrare il loro apprezzamento in concomitanza con l’emergere degli autoritratti del periodo della “body-awareness”, ovvero dell’“auto-consapevolezza corporea”; fino a farle aggiudicare riconoscimenti, in particolare il Leone d’Oro alla carriera all’ultima Biennale di Venezia.

I vari periodi creativi, dall’Azionismo viennese, l’astrazione grafica a Parigi, il Simbolismo, il Cubismo, l’Arte Informale a New York, al ritorno al figurativo, che hanno caratterizzato la sua produzione, sono tutti degnamente illustrati in quest’occasione. L’autoritratto è il genere da lei preferito. I suoi autoritratti dall’interno sono per lei materia inesauribile di studio; l’artista austriaca dice: “Ho abbandonato questo “contenuto” quando gli eventi esterni erano più forti di quanto io fossi; quando ho incontrato l’Amore, la Morte e l’Oppressione, e ho dovuto ribellarmi contro o sottomettermi a qualcosa”.

Negli ultimi anni si è occupata dei “dipinti drastici”, realizzando immagini più drammatiche. Vengono esplorati numerosi stati emotivi, in cui la dimensione corporea personale diventa contemporaneamente luogo collettivo, carnale e spirituale. La sua indagine, a partire dai primi acquarelli parigini della “body awareness” (1961–1968), l’ha condotta sempre più all’interno, senza mai farla rinunciare ad associazioni di pensiero buffe, grottesche, umoristiche, soprattutto in relazione agli drammatici sviluppi tecnologici e culturali. Le sue opere offrono le istruzioni per vivere con coraggio le interazioni sociali della realtà corrente.

Sono esposte opere che erano presenti al Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale l’anno scorso, come “Kleines Sciencefiction-Selbstporträt” (1995); la maggior parte delle opere è inedito agli USA, come “Selbstporträt unter Plastik” (1972), “Transparentes Selbstporträt” (1987), “Selbstporträt Expressiv” (1945), “Sciencia” (1998). Tuttavia ci sono pure pezzi presentati in mostra alla Petzel Gallery, come “Death and the Girl” (1999), “You or Me” (2005), entrambi alla Biennale.

Con punti di contatto con Francis Bacon e l’Espressionismo, le tinte fredde delineano la figura della pittrice rigorosamente nuda, come se il contenitore esterno fosse per assurdo la parte di sé più interna a disposizione. Maria Lassnig dimostra il suo coraggio quando presenta all’osservatore i traumi, le fantasie e gli incubi personali. Rintraccia e dipinge il modo in cui sente e conosce dall’interno il proprio corpo, tra introspezione ed endoscopia, dunque non dall’aspetto esterno. Spesso enfatizza la separazione tra l’immagine che ha di se stessa e il modo in cui gli altri la vedono, come donna, pittrice, persona.

© Rivoluzione Liberale

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