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La guerra civile che flagella il Sud Sudan impedisce agli agricoltori di occuparsi delle loro terre, minacciando così la sicurezza alimentare di tutto il territorio.

Il Sud Sudan, colpito da tre mesi dalla guerra civile, rischia di registrare la peggior carestia che l’Africa abbia mai conosciuto da decenni se gli aiuti non aumentano e se non si arriva ad un cessate il fuoco. E’ il monito lanciato dalle Nazioni Unite lo scorso giovedì. “Se viene persa la stagione della semina, la sicurezza alimentare crollerà”, ha dichiarato la responsabile delle operazioni umanitarie dell’ONU nel Paese, Toby Lanzer. Quello a cui vanno incontro 7 milioni di persone è molto peggio della realtà conosciuta dal Continente nella metà degli anni ’80. Nel Sud Sudan, i contadini hanno l’abitudine di seminare tra Aprile e Maggio, ma la guerra civile ha loro impedito finora di compiere il loro compito, cruciale per garantire i raccolti di Novembre e Dicembre. L’ONU è ancor più preoccupata dal fatto che il rischio carestia plana già su 3,7 milioni di persone. Le Nazioni Unite tentano come possono di predisporre riserve di derrate alimentari nel Paese prima della stagione delle piogge (che coincide con quella della semina), che renderà molte strade e corsi d’acqua impraticabili e obbligherà a distribuire viveri dall’alto, cosa che costerà loro molto di più. Il conflitto, che ha visto anche massacri etnici, ha obbligato più di un milione di persone a fuggire dalle proprie case, e l’ONU prevede cha la situazione vada deteriorandosi. Molte di loro si sono rifugiate in Uganda, Etiopia, Kenya e Sudan. Ad oggi, la richiesta di 1,3 miliardi di dollari per il Sud Sudan è stata coperta solo per il 25%. L’ONU ha bisogno immediato di almeno 232 milioni di dollari per fare lo stretto necessario in campo umanitario fino alla fine di Maggio.

Violenti combattimenti sono scoppiati il 15 Dicembre del 2013 tra le forze leali al Presidente Calva Kir e i combattenti dell’ex vice-Presidente Riel Macha. Un primo cessate il fuoco è stato firmato in Gennaio, ma i combattimenti continuano. I negoziati di Pace, che erano stati ripresi il 25 Marzo, sono già stati sospesi fino alla fine di Aprile, malgrado l’ONU abbia avvisato che 5 milioni di persone hanno bisogno di aiuto. I colloqui tra il Governo del Presidente e il campo avversario, si svolgono nella capitale etiope Addis Abeba, e non hanno registrato praticamente nessun progresso. Un membro della delegazione dei ribelli ha semplicemente dichiarato che le due parti avevano si fatto qualche passo avanti, ma solo sulle linee guida di un Agenda di negoziati. Ma in realtà le parti in causa hanno anche fallito nel firmare un accordo formale su questo punto, per via delle obiezioni del Governo sulla partecipazione delle personalità dell’altro campo. I colloqui che si svolgono sotto l’egida dell’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (Igad), che raggruppa diversi Paesi dell’Africa orientale, dovrebbero riprendere il 30 Aprile. A metà Marzo, l’Unione Europea e gli Stati Uniti avevano minacciato di sanzioni le due fazioni qualora non ci fossero stati progressi nei loro colloqui e si erano preoccupati di una “possibile carestia”.  

E le sanzioni stanno arrivando. Gli Stati Uniti stanno preparando un documento contro Riek Machar i suoi partigiani. Barack Obama ha firmato giovedì scorso un decreto che permetterà al Dipartimento di Stato e al Ministero delle Finanze di redigere una lista di persone responsabili della violazione dei Diritti Umani che verranno sanzionate con atti. Nessuna discriminazione tra il Governo di Salva Kiir e i ribelli di Riek Machar. Verranno sanzionati dagli Stati Uniti. I beni verranno congelati e i visti bloccati per tutti coloro che sono coinvolte nel caos degli ultimi mesi. La lista degli individui implicati verrà comunicata nelle prossime settimane. Il Presidente degli Stati Uniti denuncia il comportamento irresponsabile dei dirigenti dei due campi che hanno trascinato la popolazione del Sud Sudan nello stato di disperazione più assoluta, messo per strada milioni di persone e creato disordini che minacciano la Pace di una Regione in perenne equilibrio precario. Per Obama, gli Stati Uniti non possono appoggiare degli uomini che hanno tradito la speranza che il popolo e il Mondo aveva riposto in loro 4 anni fa, nel momento dell’indipendenza. “Hanno frapposto la lotta al potere prima del loro dovere”, scrive la Casa Bianca in un Comunicato. “Verranno quindi ritenuti responsabili delle loro azioni se non si impegnano immediatamente in un processo di Pace”. Barack Obama ha voluto precisare che non “si intende punire il popolo del Sud Sudan, ma di tentare di richiamare i suoi responsabili alla ragione”.

Nulla da eccepire, ma la Storia della Regione è tristemente nota per una realtà atta di fame e violenza. Qualche dubbio sulla riuscita dell’operazione è lecito. Ciò non toglie il fatto che l’attenzione dell’Occidente non si spenga.

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