riforme

L’accoppiata Def-Piano delle riforme sembra una bomba ad orologeria. Intanto la Commissione europea approva le misure economiche messe in campo a Roma, soprattutto per quanto riguarda la riduzione del cuneo fiscale alimentata con la spending review. Ma il monito “conti in ordine, e subito” è sempre lo stesso. Secondo la Ue, al più presto “L’Italia deve portare il bilancio in pareggio in termini strutturali, per mettere il suo elevatissimo debito pubblico su una traiettoria discendente”. Sarà nel 2016, assicura Palazzo Chigi, che il deficit strutturale verrà azzerato.

Nel Documento di Economia e Finanza viene ribadito che “l’urgenza e l’ambizione delle azioni di riforma che il Governo intende attuare sono senza precedenti” e il premier Matteo Renzi esclude la necessità di “una correzione di bilancio” nel 2014. “La nostra previsione di crescita dello 0.8% è molto cauta: – sottolinea Renzi – ci aspettiamo sorprese positive, non negative, nel corso dell’anno”. Nel mirino anche 5 miliardi di fondi europei che l’Italia rischia di perdere per il forte ritardo nel loro utilizzo, come avverte il sottosegretario Delrio.

L’Italia in sostanza deve dimostrare di essere all’altezza dei piani e la Commissione Ue “valuterà attentamente” in quanto “deve verificare se gli sforzi strutturali sono in linea con gli impegni e gli obiettivi nel rispetto del patto di Stabilità e crescita”. La realizzazione di un efficace “programma di riforme strutturali” è di fondamentale importanza per sostenere la crescita incipiente e rafforzare la crescita e l’occupazione potenziale.

Non è più il tempo delle promesse e dopo i tagli dell’Irpef da 6,7 miliardi (10 miliardi nel 2015), attingendo risorse dalla spending review, si dovrà procedere con la riforma della Pubblica amministrazione e lo sblocco dei debiti da essa accumulati, le cessioni del patrimonio pubblico e varie privatizzazioni, nuovi incentivi alle imprese e una rilancio concreto dell’occupazione. Ed infine, addio Enti inutili che non fanno servizio pubblico.

La vera sfida è attenuare la desolazione, i lamenti e la delusione degli italiani con provvedimenti, leggi, decreti che si rispecchino in risoluzioni concrete delle quali l’Italia delle commissioni senza fine e della burocrazia dilagante ha estremamente bisogno.

Non sarà sufficiente un bel rapporto, magari molto dettagliato e ricco di tabelle e di numeri, per soddisfare la sete lavoro, di giustizia e di equità sociale, che rende il clima sociale soffocante. Un salto in avanti è possibile ma dovrà esserre messa al bando la politica degli annunci che comunica con estrema destrezza ma che, in pratica, si rivela una pura bolla di comunicazione incapace di risolvere i problemi a causa di una pesante mancanza di concretezza nel cui pantano si arena il dialogo tra politica e società civile.

Secondo il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, i tagli saranno strutturali come gli interventi sul cuneo fiscale e sul lavoro. “I risultati saranno visibili tra 2-3 anni”, specifica il ministro. Crescita è la parola d’ordine. All’aumento dello 0,8% del Pil previsto per il 2014, secondo le previsioni del Governo in carica, si aggiungerà “un altro progresso dello 0.4%” nel 2015, fino a raggiungere un incremento complessivo del 50%.

La dinamicità del Governo Renzi è apprezzata anche dal Fondo monetario internazionale che comunque ribadisce i rischi di deflazione e attende il giudizio della Bce a proposito delle manovre italiane. “La Bce ha il polso della situazione europea”, ribadisce il direttore del Fmi, Christine Lagarde, “siamo fiduciosi che sia solo una questione di tempo”. La ripresa “resta moderata” ma si auspica che la crescita dia presto i suoi frutti “sostenuta dal consolidamento della domanda interna”.

In questo panorama così incerto sul fronte economico, le riforme sul fronte politico si riveleranno decisive e, molto probabilmente, sarà quello il vero banco di prova per il Governo Renzi. A proposito di riforme, alla minoranza Pd il premier suggerisce di adeguarsi alla maggioranza e per quanto riguarda l’asse con FI Renzi continua a considerarlo un asse portante scindendo nettamente le questioni politiche dalle vicende giudiziarie dell’ex Cavaliere che, assegnato ai servizi sociali, potrà nonostante tutto partecipare alla corsa elettorale delle Europee di maggio.

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