bouteflika

Alle ultime Presidenziali, che si sono tenute lo scorso venerdì in Algeria, Bouteflika, Presidente uscente, ha ottenuto l’81,5% delle preferenze. Si pensa di creare un posto di vice presidenza in virtù della sua salute molto precaria, salute precaria che molti vedono come simbolo dell’instabilità crescente nel Paese.

E’ in un’atmosfera di statu quo instabile che si apre la formazione del nuovo Governo di Abdelaziz Bouteflika, rieletto per un quarto mandato a capo dell’Algeria. Un’instabilità simboleggiata dall’immagine che ha fatto il giro del Mondo  e che molti algerini hanno vissuto come una umiliazione, quella di un Presidente che si è recato a votare in sedia a rotelle, lo sguardo assente e incapace di fare qualsiasi dichiarazione. Certamente i numeri ufficiali fanno credere ad un plebiscito di 38 milioni di algerini, a favore dell’uomo assimilato ormai alla fine della guerra civile, nel 1999. Secondo la Commissione elettorale, il Presidente algerino è stato eletto con l’81,5% delle preferenze, quasi sette volte quelle ottenute dal suo principale competitor e ex uomo di fiducia, Ali Benflis, che non ha riconosciuto il risultato, denunciando un alto tasso di brogli. In effetti, nel vedere l’evoluzione dei tassi di partecipazione, solo un terzo dei 12 milioni di elettori recensiti avrebbero adempito al loro compito. E’ soprattutto lo stato di salute del Presidente Bouteflika che fa aleggiare l’incertezza sul più grande Paese dell’Africa, terzo esportatore mondiale di gas. Mentre un certificato medico attestava, inizio campagna, che il Presidente era “idoneo” ad affrontare una tale competizione, giovedì hanno dovuto accompagnarlo nella cabina elettorale, quella riservata dal Codice elettorale ai portatori di handicap. Anche se i suoi ospiti stranieri hanno sempre dichiarato fosse “presente con la testa”, Bouteflika è indiscutibilmente malato e per molti non può dirigere il Paese.

La sua rielezione consacrerà dunque il rafforzamento dello statu quo. Il Quotidien d’Oran nell’edizione di Sabato  ha scritto che “ aveva vinto il bouteflikismo”, descrivendo questo fenomeno come “una sorta di paura per il futuro, per il movimento, per la rottura”, una “inerzia zuccherina” a colpi di esorbitanti spese sociali. La quarta rielezione di Bouteflika  secondo gli esperti locali aprirà la strada ad un periodo di instabilità contraddistinta soprattutto dal malcontento sociale che andrà crescendo. Il potere non sembra essere più in grado di “comprare” la pace sociale, come lo ha fatto nei sui ultimi tre mandati, per via del calo degli introiti provenienti dal petrolio. L’Algeria resterà in mano al clan che ha preso in ostaggio il Paese da quando Bouteflika è stato colpito da ictus nell’Aprile del 2013, affermano gli osservatori politici algerini. Questo “clan”, soprannominato ad Algeri “gli uomini dell’ombra”, anche se la maggior parte è conosciuta dai più, non ha saputo mettersi d’accordo su di un successore e avrebbe deciso di spingere il Presidente ad un quarto mandato per mancanza di alternativa e a costo di “aggiustamenti” costituzionali. Si tratterebbe di creare il più velocemente possibile un posto di vice Presidente, di fatto reggente, più che di dare maggiore libertà e poteri al Parlamento. Questo nuovo importante incarico potrebbe essere affidato ad Ahmed Ouyahia, ex Primo Ministro di Bouteflika e recentemente nominato Capo di Gabinetto. Gli altri uomini forti del Regime sono Abdelaziz Belkhadem, da poco nominato rappresentante personale del Presidente, Said Bouteflika, fratello dello stesso Presidente, Amar Saadani, capo del FLN, il Partito presidenziale, il Generale Toufik, capo dei Servizi, Ahmed Gaid Salah, capo di Sato Maggiore, così come una serie di uomini d’affari della “lobby degli importatori” o arricchiti grazie agli appalti pubblici, come i fratelli Haddad, del gruppo ETRHB (infrastrutture, appalti pubblici, trasporti).

Vivere nell’incertezza non è mai un bene. Un Paese strategicamente importante come l’Algeria non se lo può permettere, le sue potenzialità sono immense come però  immensa è la polveriera che potrebbe scoppiarle in mano. La Storia recente avrebbe dovuto insegnare loro molte cose, e indicare la via giusta da prendere. Pensiamo positivo, o almeno proviamoci. Più che uno statu quo cerchiamo di prendere questa elezione come una “pausa di riflessione” pensata per non prendere decisioni avventate ed agire per il meglio. L’Algeria ha visto molto sangue sparso sulla sua terra, le parole “libertà” e “cambiamento” possono spaventare chi, per anni non ha potuto mai pronunciarle.

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