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Il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe ha dichiarato venerdì scorso che il Giappone e gli Stati Uniti erano arrivati ad un successo “storico” nel corso del vertice con Barack Obama, grazie all’ accordo sulle questioni di sicurezza e i progressi registrati nei negoziati commerciali bilaterali.

“E’ una dichiarazione storica per il Giappone e per gli Stati Uniti”, ha detto Abe davanti alla Stampa poco dopo il termine della visita di Obama, la prima di un Capo di Stato americano nel Paese da 18 anni. I due Paesi hanno reso pubblico un documento congiunto nel quale affermano che si opponevano a qualsiasi rivendicazione territoriale o marittima coercitiva, precisando che il loro trattato di sicurezza bilaterale includeva le Isole Senkaku rivendicate dalla Cina. Tuttavia, Washington e Tokyo non sono riusciti a trovare un’intesa sull’accordo commerciale che Obama e Abe desiderano inserire nel quadro di un Trattato Transpacifico (TPP) e che  considerano fondamentale.  Dopo aver dibattuto quasi un notte intera, i diplomatici americani e giapponesi che negoziano il TPP hanno abbandonato l’idea di una nuova sessione per  la mattina stessa e si sono lasciati abbastanza seccati. Hanno tentato nelle ultime ore di sbloccare i nodi del  gigantesco accordo commerciale, che Barack Obama sperava portare a casa per far risalire la curva della sua popolarità negli Stati Uniti, ma Tokyo rifiuta di cedere alle richieste americane di apertura dei mercati nipponici della carne di maiale e dell’automobile. Per proteggere i suoi allevatori, l’esecutivo giapponese vuole mantenere il suo complesso sistema di tassazione delle carni straniere, creato per impedire un arrivo massiccio di prodotti stranieri molto meno cari di quelli locali. Oggi, la carne straniera più è a buon mercato, più viene tassata. Delle semplici braciole di maiale giudicate “troppo competitive”, possono così essere tassate del 700%. Washington reclama dunque un calo drastico di queste barriere tariffarie così come la revisione di alcuni standard di sicurezza automobilistica che vuole il Giappone, ma che rendono impossibile l’entrata nell’Arcipelago di veicoli americani, accettati ovunque nel Mondo.  Shinzo Abe ha comunque ribadito più volte che era stata raggiunta una “tappa cruciale” nel compimento di progressi nei negoziati tra i due Paesi. Le due Nazioni si ritroveranno nelle prossime settimane per tentare un’ennesima volta di arrivare alla fine di questi accordi bilaterali che ritardano la creazione della gigantesca zona di libero scambio che vede coinvolti 12 Paesi dell’Asia Pacifica.

Ma rimane il gusto di incompiuto. Obama è rimasto evasivo sulle questioni territoriali per accontentare il Giappone senza indispettire la Cina, riaffermando il sostegno a Tokyo qualora venisse aggredita in prossimità di Senkaku, ma non si è pronunciato sull’appartenenza di quelle isole, per non sfidare apertamente Pechino. Ricordiamo che la Cina è un attore importante anche nella questione della Corea del Nord, che potrebbe preparare una quarta esercitazione nucleare. “La partecipazione della Cina per spingere la Corea del Nord in una direzione diversa è capitale”, ha puntualizzato giovedì Obama, la cui tournée in Asia evita con cura la Cina, ma non  può evitare il suo fantasma. Altro rivelatore delle sfide alle quali è confrontata l’Amministrazione americana nella Regione: la difficoltà di progredire sul PTT. A Tokyo Obama ha dovuto camminare sulle uova, un assaggio di ciò che lo attende nelle altre tappe della sua tournée asiatica presentata come cruciale per riequilibrare la diplomazia americana verso il Sud Est asiatico, dove la Cina si muove con sempre maggiore sicurezza. In modo poco diplomatico, il numero due del Governo giapponese ha già dichiarato che non ci sarebbe stato “nessun risultato fino alle elezioni americane di metà mandato di Novembre”. “Obama non è abbastanza potente per consolidare tutte le opinioni nel suo Paese fino ad allora”, ha dichiarato Taro Aso, Ministro delle Finanze. Al di là della bella coreografia che li ha accompagnati, Obama e Abe hanno potuto mostrare il carattere privilegiato dell’alleanza, ma sulle questioni di fondo e le ambizioni, soprattutto il TPP, è mancata la concretezza.

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