incenitore

MENTRE IN ITALIA SIAMO ANCORA ALLE DISCARICHE A CIELO APERTO, IN GERMANIA GLI INCENERITORI DI NUOVA GENERAZIONE ASSICURANO LA SOLUZIONE AL PROBLEMA DEI RIFIUTI

  1. Le discariche di rifiuti (RSU rifiuti solidi urbani) a cielo aperto sono state fortemente volute dalle autorità politiche , questo per decenni e per svariati motivi.
    La direttiva CEE 75/442 ha sancito (fino dal 1975), alcuni principi fondamentali fra cui quello fissato dall’art. 4 che recita così:: “…le varie misure e procedimenti di smaltimento possono essere adottati senza creare rischi per l’aria, l’acqua ed il suolo, per la fauna e per la flora, senza causare inconvenienti da rumori e odori, senza causare danni al paesaggio ed ai siti di vario interesse (vedi Napoli “campi flegrei”)
    La stessa direttiva CEE ha introdotto la “Classificazione dei Rifiuti” introducendo i codici Cer tutt’ora utilizzati e ha sancito poi all’art.7 l’obbligo di redigere i Piani di Smaltimento dei Rifiuti..
    Successivamente è uscita la Direttiva CEE N.1999-31 che ha iniziato a introdurre alcune definizioni di primaria importanza fra cui quella di Gas di discarica: tutti i gas generati dai rifiuti in discarica.
    Definizione sfuggevole e succinta che però include tutti i gas di discarica e quindi anche il metano, i CFC (cloro fluoro carburi), le diossine e i furani, per essere più chiari.
    Qualcuno si è finalmente accorto che le discariche a cielo aperto emettono gas serra inquinati in quantità enormi , liberamente, nell’atmosfera.
    In verità le discariche di rifiuti a cielo aperto sono un vero e proprio “Assassinio dell’Ambiente”.
    Si calcola che da 1 Kg di rifiuto dismesso in discarica si genera fino a 0,5 Kg di sostanze volatili (50% in peso) fra cui gas vari di discarica, generati in profondità, dove avviene l’auto-combustione in assenza d’aria a circa 300°C, condizione questa ottimale per la formazione della Diossina e dei Fuarani (le famose sostanze Mutagene)
    Questi “Gas di discarica” o “Biogas” , più leggeri dell’aria in quanto costituiti da circa il 50% di metano, solo in piccolissima parte vengono captati in superficie da un sistema di tubazioni (e solo nelle discariche che ne sono dotate! ) e riutilizzati (per lo più per alimentare dei motori a Biogas che producono corrente e anche in questo caso bisognerebbe analizzare se gli scarichi di questi motori poi vengono trattati: di solito no)
    La gran parte dei gas di discarica dove va? …ma liberamente in atmosfera e senza alcuna filtrazione… creando inquinamento atmosferico e produzione dei gas serra.
    Per la precisione é stato calcolato dai tedeschi che la quantità di Gas metano (inquinato) totale emessa dalle discariche in atmosfera è stata solo nell’anno 2000 la seguente: In 27 stati dell’Europa circa 110 milioni di tonnellate, in America Latina : 86 milioni di tonnellate, in America del Nord (Usa): 131milioniditonnellate, in Africa 92 milioni di tonnellate
    Questo solo nell’anno 2000 .
    Queste quantità enormi e incontrollate possono causare danni enormi all’ambiente incluso il “buco nello strato di ozono” e lo scioglimento dei ghiacci al Polo.
    Ma torniamo alla direttiva CEE 1999-31.
    Questa all’art.5 e 6 ha finalmente sancito quanto segue (in breve): prima di essere portati a discarica i rifiuti biodegradabili (cioè gli urbani) devono essere sottoposti a trattamenti di riciclo, compostaggio, produzione di Biogas, recupero di materiali e/o energia (cioè inviati a termovalorizzatori)
    Solo i rifiuti trattati possono essere collocati a discarica ( si intende perché ormai sono stati stabilizzati e quindi non emettono più gas serra).
    Quindi si introduce il concetto che solo i rifiuti stabilizzati possono essere depositati in discarica. Anche per l’interramento si deve valutare prima se questo possa recare danni all’aria, acqua, suolo.
    Quindi le discariche sono ormai una realtà in corso di esaurimento in quanto la citata direttiva Europea (cui l’Italia si è adeguata nel 2003) le ha relegate alla funzione di puro ricettacolo finale dei rifiuti precedentemente trattati e quindi stabiizzati oppure di materie iinerti non altrimenti recuperabili.
    In Italia, per errata interpretazione di un gruppo parlamentare, viene divulgato che la nuova direttiva vietava i forni inceneritori.
    Vediamo allora cosa succede negli impianti di recupero voluti: I rifiuti vengono per prima cosa triturati e durante la triturazione rilasciano in atmosfera buona parte dei gas serra che si voleva evitare che fossero emessi .
    Solo in pochissimi impianti (qualche Sindaco che ha investito alcuni capitali in più), sono state introdotte delle Biocelle in cui viene caricato preventivamente il rifiuto , che rilascia per maturazione i gas serra (fra cui il metano) che vengono captati e inviati a recupero energetico (motori a Biogas).
    Bisogna dire però che é vero sì che i gas dei motori non vengono filtrati ma almeno , con l’uso delle Biocelle (però solo là dove queste sono state montate) si evita la combustione in profondità a 300°C in assenza d’aria come prima avveniva liberamente nelle discariche a cielo libero: almeno non ci dovrebbe essere una così forte formazione di diossine! (un piccolo progresso)
    E i forni inceneritori? In che punto stanno di questo ragionamento?
    Diamo innanzitutto la definizione corretta di forno inceneritore
    Il forno inceneritore è per definizione: “ un forno industriale progettato in modo idoneo per poter effettuare la combustione di combustibili poveri e rifiuti non altrimenti combustibili con efficienza di combustione più alta possibile e fino al 99%, con un rilascio di scorie prive di sostanze organiche residue o incombusti rientranti nelle norme europee EWGA e garantendo la totale assenza di forme batteriche nelle scorie, cioè garantendo l’asetticità delle scorie”
    Il forno inceneritore è di per sé una macchina che distrugge i rifiuti senza lasciare traccia, produce una contenuta quantità di scorie assolutamente asettiche ed inerti (vetrose) e che possono essere recuperate, .lascia assolutamente pulito l’ambiente e produce energia elettrica dalla spazzatura cioè da quello che si butta via .

    In più oggi ci sono forni inceneritori che possono essere definiti NZEP plants (near to zero emission plants): cioè impianti che non emettono più nulla in quanto sono dotati di una serie di filtri molto spinti che trattengono tutti gli inquinanti gassosi e polverosi presenti negli scarichi aeriformi (fumi)
    Il nostro Ingegnere Italiano Carlo Gallarati ha  messo a punto e brevettato un filtro (Bio-filtro) che è in grado di ritrasformare parte della CO2 ( gas che non sarebbe velenoso di per sé e quindi potrebbe essere scaricato liberamente, tanto più se prodotto da biomasse) in Ossigeno , per azione di Bio-alghe.
    E’ stato detto: non può esistere il livello di “emissioni zero”. Per quanto si possa emettere poco…si emetterà sempre qualcosa e le diossine..purtroppo (quelle che le discariche emettono liberamente), si accumulano sul suolo in quanto sono pesanti e non sono solubili in acqua.
    E le diossine nei rifiuti chi ce le mette ? Proprio con il sistema di raccolta rifiuti voluto e permesso per anni.
    E’chiaro che il forno inceneritore è una macchina che distrugge tutto ma non può distruggere con il 100% di efficienza. Quindi tutto dipende da cosa ci si butta dentro.
    Se la diossina è già presente nei rifiuti conferiti è inevitabile che una parte infinitesimale, per quanto infinitesimale, venga sempre emessa in atmosfera, nonostante i sistemi di filtrazione siano stati progettati ottimamente e funzionino in condizioni di perfetta efficienza e manutenzione; comunque la diossina emessa sarà sempre meno (e moltissimo meno) di quella che prima si permetteva di emettere liberamente con le discariche a cielo aperto.
    E quindi perché combattere i forni inceneritori?
  2. LA SOLUZIONE TOTALE DEI RIFIUTI
    Basta applicare quello che dicono le Direttive Cee cioè:
    Sottoporre preventivamente i rifiuti a pretrattamento con anche pre-maturazione e captazione del Biogas (che viene intanto utilizzato per produrre energia), filtrando anche i gas di scarico dei motori o inviandoli la medesimo impianto di trattamento del forno inceneritore (facendoli aspirare)
    Inviare il rifituo stabilizzato a selezione e recupero delle materie seconde che si possono proficuamente recuperare (vetri, metalli, plastiche pregiate etc..)
    Produrre un CDR stabilizzato (Combustibile Derivato da Rifiuti)
    Inviare il CDR al forno inceneritore o termovalorizzatore o termogassificatore o piroscissore molecolare che sia, secondo le varie tecnologie, per la produzione di energia termica ed elettrica (Cogenerazione) con Emissioni Zero.
    In poche parole quello che fanno già i tedeschi in Germania.
    Importante è che non si parli più di impianto di separazione o riciclaggio soltanto, ma di “STAZIONE INTEGRATA DI SEPARAZIONE, RICICLAGGIO E TERMOVALORIZZAZIONE DEI RIFIUTI”
    Questa è la soluzione totale e definitiva dei rifiuti.
    In questo modo i costi di smaltimento si abbassano di oltre il 50% rispetto alle gestioni attuali perché il recupero delle materie seconde garantisce un introito aggiuntivo oltre quello derivante dalla produzione di energia termica ed elettrica.
    Inoltre il termovalorizzatore fornisce l’energia elettrica gratuita necessaria al funzionamento dei macchinari della selezione , che così diventano estremamente economici, non avendo più l’elevato consumo che normalmente hanno.
831
CONDIVIDI

1 COMMENTO

  1. Con questo sistema si può definitivamente risolvere in modo proficuo il problema dei rifiuti in tutta la nazione (evitando così situazioni come quelle di Napoli, Roma Palermo etc..) , producendo energia e ricchezza. Il sistema è peraltro completamente sperimentato (non costituisce una tecnologia a rischio) in quanto é composto da impianti ampiamente collaudati e già funzionanti in moltissime località. Si tratta infatti di mettere insieme queste tecnologie già esistenti e coordinarne il funzionamento in una unica località (si parla appunto di “stazioni integrate”).

Comments are closed.