tunisia

L’Assemblea Nazionale Costituente tunisina ha adottato pochi giorni fa la nuova legge elettorale che permetterà al Paese di organizzare elezioni politiche e Presidenziali entro l’anno, dotandola così di Istituzioni permanenti e democratiche, a tre anni dalla sua Primavera.

La legge organica è stata adottata con 132 voti favorevoli, 11 contrari e 9 astensioni, su 217 deputati che formano l’ Assemblea. Verranno assicurate elezioni politiche con voto proporzionale a un turno per circoscrizione, senza soglia minima da raggiungere. Le Presidenziali si svolgeranno invece a scrutino maggioritario e a doppio turno. La sua adozione arriva tre mesi dopo quella della nuova Costituzione, eretta come esempio di transizione verso la Democrazia da numerosi Stati occidentali, in un momento in cui molti Paesi della Primavera araba stanno affondando nel caos e nella repressione. Il dibattito sulla legge elettorale, iniziato lo scorso 18 Aprile, è stato caratterizzato da sedute turbolente dove i deputati si sono insultati e hanno litigato su punti come l’interdizione dei quadri del Regime decaduto di Ben Ali di presentarsi alle elezioni, proposta respinta, dopo tanto discutere, per un solo voto il giorno prima dell’adozione definitiva del testo. Uno degli ultimi articoli adottati pone l’obbligo per i Partiti di presentare alle politiche delle liste paritarie uomo-donna, conformemente alla nuova Costituzione che ancora il principio di parità, una vera grande novità nel Mondo arabo. La proposta di imporre una quota del 50% di donne capolista è stata però respinta.

Alcuni deputati hanno immediatamente criticato il testo che, secondo loro, non avrebbe portato molto lontano, ritenendo soprattutto che la legge avrebbe favorito la dispersione dei voti nel caso delle elezioni politiche. “Sono divisa tra amarezza e conforto, amarezza perché non è stata posta nessuna soglia di sbarramento (…) e questo perché così si favorisce la dispersione dei voti”, ha dichiarato Karima Souid, deputata del Partito laico di sinistra Massar, ribadendo il suo dispiacere per il poco spazio concesso dal testo alle donne. “Ma sono sollevata perché l’ISIE (l’organo che organizza le elezioni) potrà finalmente cominciare a lavorare. Eravamo molto in ritardo, questa è una tappa importante”, ha aggiunto questa oppositrice degli islamisti di Ennahda, maggioritari nell’Assemblea. L’adozione della legge elettorale darà la possibilità all’ISIE di organizzare gli scrutini prima della fine dell’anno, un limite imposto dalla classe politica per permettere alla Tunisia di uscire da una successione di crisi, vissute dalla rivoluzione ad oggi. L’organo aveva affermato tempo fa che, una volta adottata la legge, avrebbe avuto bisogno di sei-otto mesi per l’organizzazione delle elezioni. Il suo Presidente, Chafik Sarsar ha espresso il suo “sollievo” dopo l’adozione del testo e si è dichiarato “fermamente” convinto che le elezioni si sarebbero svolte entro l’anno. “Ora abbiamo la visibilità necessaria per preparare il seguito”, ha detto, nonostante la sua organizzazione aspetti ancora un ufficio e i finanziamenti per compiere la sua missione. Per gli esperti, nonostante i ritardi accumulati e i litigi, la legge che esce dall’Assemblea rappresenta un passo avanti per la Tunisia, culla delle rivoluzioni arabe del 2011, verso un sistema democratico. “Tiene la strada, non è una legge improvvisata, i Partiti hanno preso il loro tempo per ascoltare gli esperti e la società civile”, afferma Selim Kharrat, un esperto che ha seguito da vicino tutti i lavori dell’ANC”. Ma ha anche precisato che “il dopo costituisce sempre lo stesso problema, se su carta funziona, tutto dipende da come viene applicata. I riflettori sono ora sull’ISIE e sul suo lavoro. E non ha che poco tempo”. Secondo lui “tutti i Partiti hanno cominciato da tempo a prepararsi per la campagna elettorale, a formare i loro militanti per fare il porta a porta sul terreno”.

Per la Tunisia il 2013 è stato un anno contraddistinto dalle crisi dovute alla spinta dell’ingerenza jihadista accusata dell’assassinio di due oppositori degli islamici di Ennahda. Dopo l’adozione della Costituzione, Ennahda ha finalmente accettato di cedere il potere a un Governo di indipendenti, incaricato soprattutto di guidare il Paese verso le elezioni.

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