real men don't buy the girls

Secondo Amnesty International, l’esercito nigeriano era stato informato dell’imminenza di un attacco di Boko Haram contro il liceo dove più di 200 adolescenti sono state rapite lo scorso 14 Aprile, ma non ha reagito soprattutto per mancanza di mezzi.

Le accuse dell’ONG sono state respinte dall’esercito. “Non son che voci”, ha dichiarato il portavoce delle Forze Armate, il generale Chris Olukolade.  Testimonianze schiaccianti raccolte da Amnesty International rivelano invece che le forze dell’ordine nigeriane non hanno reagito agli avvertimenti che hanno ricevuto su di un possibile attacco armato da parte di Boko Haram contro il dormitorio del collegio pubblico di Chibok, nello Stato di Borno (Nord Est). Amnesty International avrebbe avuto la conferma che il quartier generale dell’esercito a Maiduguri era stato avvisato quattro ore prima che il gruppo lanciasse il suo attacco. Non ha semplicemente potuto raccogliere i suoi uomini a causa dei pochi mezzi dei quali dispone e per la paura di affrontare i gruppi islamisti generalmente meglio organizzati ed equipaggiati. I 17 soldati di stanza a Chibok sono stati letteralmente travolti dagli assalitori e hanno dovuto battere in ritirata. In un comunicato pubblicato venerdì scorso, Olukolade afferma che le truppe a Maiduguri non erano state informate dell’attacco a Chibok che nel momento stesso che questo si svolgeva e che erano cadute in un’imboscata organizzata dai terroristi sulla strada che collega i 112 chilometri che separano le due località. Questo rapimento senza precedenti continua a suscitare l’emozione e la solidarietà internazionali. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha affermato che queste esazioni potevano “costituire dei crimini contro l’umanità”. I 15 Paesi membri del Consiglio hanno dichiarato essere pronti a “seguire in modo attivo la situazione delle giovani donne rapite e a considerare misure appropriate contro Boko Haram”, una evidente allusione ad eventuali sanzioni. Il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon  ha inoltre deciso si inviare il suo rappresentante speciale in Africa Occidentale, Said Djinnit, ad Abuja per offrire ufficialmente l’aiuto delle NU. Degli esperti americani e britannici sono arrivati già in Nigeria per partecipare alle ricerche delle ragazze. Alcuni dirigenti americani avevano annunciato l’invio di una squadra composta da almeno dieci militari, degli specialisti del dipartimento di giustizia americano  e dei membri dell’FBI. Il Foreign Office da parte sua ha spedito in Nigeria degli esperti che avranno il compito di consigliare le autorità nigeriane sulla gestione delle indagini. La squadra britannica comprende diplomatici ed esperti del Ministero della Difesa. Non avrà solo il compito di gestire la situazione attuale, ma cercare soluzioni anti terroristiche a lungo termine, per impedire a Boko Haram di spingersi oltre. La Cina, la Francia, l’Italia e diversi altri Stati hanno offerto il loro aiuto attraverso la condivisione di informazioni raccolte dai Servizi e dai satelliti. Potrebbero anche essere inviati altri specialisti di antiterrorismo. “Interpol è pronta a fornire alle autorità nigeriane tutto il suo aiuto”, ha dichiarato il Segretario Generale Ronald Noble.

Dopo un lungo silenzio molto criticato, il Presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha denunciato venerdì 9 Maggio, più di 15 giorni dopo l’accaduto, “un rapimento spaventoso” ed ha assicurato che il suo Paese  era “impegnato al massimo a ritrovare le ragazze”. La vedova di Mandela, Graça Machel, ha chiesto al Governo nigeriano e alla Comunità Internazionale di impegnarsi ancora di più nelle ricerche. La mobilizzazione internazionale in effetti è stata molto sentita attraverso i social network, con il sostegno di celebrità mondiali come la moglie del Presidente degli Stati Uniti Michelle Obama e l’attrice Angelina Jolie.  Questa è stata indubbiamente una delle molle che ha fatto intervenire il Presidente nigeriano. A livello locale, il movimento di protesta contro il Governo e di solidarietà verso le prigioniere continua a far sentire la sua voce. Una manifestazione organizzata dal collettivo “Women for peace” si è tenuta a Lagos, un’altra manifestazione che ha visto riunite centinaia di persone, tra le quali i genitori delle studentesse, si è svolta nella capitale dello Stato di Borno, Maiduguri. La cosa che preoccupa di più gli Stati Uniti e i responsabili locali è che le ragazze possano essere state divise e trasferite verso il Ciad e il Camerun per essere vendute.  La situazione che è venuta a crearsi ha portato il rappresentante speciale per l’ONU in Africa Occidentale, Said Djinnit a chiamare “tutta la Regione a rafforzare la cooperazione per far fronte al terrorismo. Anche se il terrorismo colpisce la Nigeria individualmente, è una piaga che affligge tutta la Regione”. “La chiave del successo” ha fermamente dichiarato, “sta nella cooperazione regionale”.

Quanto è accaduto in Nigeria deve attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul difficile accesso all’istruzione nel Nord-Est, una regione povera presa di mira dagli islamisti che vi trovano terreno fertile per il loro “indottrinamento”. La città di Chibok si trova in uno tra gli Stati più sfavoriti della Nigeria per quanto concerne la scolarizzazione. Secondo uno studio del 2010 dell’ufficio di statistica nigeriano, e ripreso poi dall’UNESCO, il tasso di alfabetizzazione negli adulti era del 56,9% per il totale del Paese e solo del 14,5% per lo Stato di Borno. Il Nord Est è una delle Regioni più povere della Nigeria, 80% delle persone non sa leggere. Lo stato d’urgenza imposto un anno fa dalle autorità a Borno, Adamawa e nello Stato di Yobe, sempre nella stessa Regione, per tentare di arginare l’insurrezione islamista, non ha fatto che aggravare la situazione già critica. A Marzo, gli 85 licei pubblici dello Stato di Borno hanno dovuto chiudere a tempo indeterminato, privando 12.000 ragazzi delle loro classi, in seguito da un altro attacco violento degli islamisti di Boko Haram. Il Liceo delle ragazze rapite era stato appena riaperto per permettere loro di svolgere degli esami. Nello Stato di Yobe più di 200 scuole sono state distrutte nel corso di attacchi perpetrati dagli islamisti. Boko Haram, che significa “l’insegnamento occidentale è peccato”, in lingua haussa, la più parlata in Nigeria, ha spesso preso come obbiettivo gli stabilimenti scolastici o i campus universitari, facendo migliaia di morti dal 2009, anno in cui ha agito per la prima volta, ad oggi. In un video in mano all’Agenzia francese AFP, Abubakar Shekau, capo di Boko Haram, aveva ricordato “la scuola occidentale è vietata dalla religione, l’università è haram (vietata). Smettetela di andare all’università, bastardi!” Stesso anatema per le donne e la minaccia del rapimento delle studentesse: “Nella religione musulmana, strappare una donna ad un miscredente è halal (permesso). Da qui a poco rapiremo queste donne e le venderemo al mercato…”.

Gordon Brown, oggi inviato speciale delle NU per l’istruzione, ha reso noto durante il Forum economico per l’Africa che si è tenuto la scorsa settimana ad Abuja, un progetto destinato a migliorare la sicurezza nelle scuole nigeriane. Purtroppo, per numerosi esperti, senza sviluppo e economico il Nord della Nigeria non potrà né mettere fine alle violenze islamiste, né migliorare il suo sistema scolastico.

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