South Africa elections ANC rally

L’ANC, al potere in Sudafrica dal 1994, era in testa come previsto nello spoglio delle schede all’ indomani delle elezioni politiche, ma apparentemente in calo rispetto all’ ultimo scrutino del 2009.

La sua vittoria è sancita dal 62,5% dei voti, mentre il populista Julius Malema si rivela la vera  sorpresa di questa tornata elettorale raccogliendo più di un milione di voti. L’ANC, che ha perso quasi il 5% dei consensi, comincia così il suo quinto mandato consecutivo alla guida del Paese. Il Presidente Zuma verrà rieletto dal Parlamento il 21 Maggio, ma sta rischiando per il malcontento di parte della popolazione. I sudafricani si sono mossi in massa lo scorso mercoledì per partecipare alla quinta edizione di elezioni politiche dalla caduta dell’apartheid nel 1994, le prime dalla morte di Nelson Mandela avvenuta lo scorso Dicembre. Questo scrutinio era anche il primo al quale hanno partecipato i giovani nati dopo la caduta del regime segregazionista dell’apartheid, la generazione di quei “born free” (nati liberi) che potrebbero non dimostrare lo stesso attaccamento dei loro “fratelli maggiori” con lo storico ANC. Dietro all’ANC, il principale partito di opposizione, l’Alleanza Democratica (DA), sembra aver vinto la sua scommessa di avanzare nelle preferenze e superare la barriera del 20%, ottenendo il 27,4% delle preferenze. Il Partito radical-populista di Malema,formazione creata dall’ex capo della gioventù dell’ANC, che prende come modello (fino a portare un berretto rosso) il venezuelano Hugo Chavez, i Combattenti della Libertà Economica (EFF), è arrivato al terzo posto con il 4,2% dei voti. Solo un anno fa, numerosi osservatori pensavano che il Partito avrebbe avuto serie difficoltà a questo giro, andando ad eclissarsi il suo glorioso passato e trovandosi davanti a degli elettori che pensano più alle difficoltà economiche e agli scandali.

Accusato di corruzione e d’incompetenza dall’opposizione, l’ANC rimane il Partito del cuore di milioni di sudafricani, che ritengono che la loro libertà sia dovuta  alla formazione politica di Mandela. Tra i “born free” di Soweto, il quartiere un tempo fulcro della lotta all’apartheid, la fedeltà all’ANC è la regola. “Ho votato ANC perché tra di loro si trova la maggior parte delle persone che hanno sacrificato la loro vita per la libertà, che sono andate in prigione e che hanno operato senza tregua per la libertà del nostro Paese”, spiega uno studente di finanza alla stampa estera. Ma la violenza urbana quotidiana che scuote il Paese prova che il Partito al potere non beneficia più da tempo di nessuno stato di grazia. La lotta contro la disoccupazione sarà la maggiore sfida del prossimo Governo, con quattro sudafricani su dieci alla ricerca di un lavoro, senza contare milioni di persone che hanno rinunciato a cercare, non sono più iscritte nelle liste di collocamento e perciò non appaiono nelle statistiche. L’elettorato tradizionale dell’ANC, è probabilmente stato anche squassato dagli scandali che hanno costellato il primo quinquennato del Presidente Zuma. L’ultimo in ordine di tempo è la ristrutturazione della sua residenza privata a carico del contribuente. Soprattutto il Capo di Stato ha le mani sporche del sangue di molti minatori della miniera di Marikana, da quando la polizia ha aperto su di loro il fuoco durante uno sciopero nell’Agosto del 2012. Simbolo di una certa disillusione, qualcuno, come l’arcivescovo Desmond Tutu, una delle grandi figure  della lotta contro l’apartheid, aveva reso noto da tempo che per la prima volta non avrebbe votato per il Partito al potere, ma non ha voluto fare a meno del diritto che gli era stato negato per tanto tempo. “Sono così felice di poter votare”, ha dichiarato il premio Nobel della Pace recandosi a votare a Città del Capo. “Penso all’Ucraina, al Sudan del Sud e a tutto ciò che accade da quelle parti, mentre noi possiamo ancora votare in modo relativamente pacifico. E’ meraviglioso!”

Di fronte al sempre più tangibile malcontento della popolazione nera, lo zoccolo duro del suo elettorato, l’ANC ha promesso durante la campagna elettorale di mettere l’accento sul miglioramento dell’istruzione e del servizio sanitario, lo sviluppo delle zone rurali, le riforme agrarie, la lotta contro la criminalità, la creazione di posti di lavoro e la lotta contro le ineguaglianze. L’ANC intende anche favorire gli investimenti da quando, durante il Congresso del Partito nel 2012, ha adottato un progetto che bocciava il principio de nazionalizzazione delle industrie. La giornata delle elezioni è passata in modo tranquillo, sebbene nelle settimane che l’hanno preceduta ci fossero stati diversi episodi di violenza urbana, soprattutto nelle bidonville e nei quartieri più poveri. Queste manifestazioni, che spesso degenerano, sono nate quasi tutte come atti di protesta per la cattiva qualità dei servizi pubblici, soprattutto per la distribuzione di acqua e elettricità. Le sfide lanciate dall’ANC sono molte e ambiziose, metterle in opera o meno influirà notevolmente sul futuro del Paese.

381
CONDIVIDI