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L’esercito ha preso il potere e sospeso la maggior parte delle libertà individuali, dopo sette mesi di crisi politica che è già costata la vita a 28 persone.

La giunta che ha preso il potere in Tailandia ha convocato venerdì scorso numerosi ex dirigenti, tra i quali l’ex Primo Ministro Yingluck Shiwanatra proibendo loro di allontanarsi dal Paese. “In totale sono le 155 persone alle quali è stato vietato di andare all’estero, salvo previa autorizzazione del nuovo regime militare, per consentire il mantenimento della pace e dell’ordine” avrebbe dichiarato un portavoce militare. Yingluck non potrà così raggiungere suo fratello Thaksin Shiwanatra, esiliato dopo essere stato vittima di un golpe nel 2006 e in seguito condannato per malversazioni finanziarie e che rimane, malgrado l’esilio, il fattore principale di divisione del Regno. Mentre in rete si accavallavano notizie di una sua fuga all’estero, Yingluck si è presentato venerdì mattina alla convocazione dei militari. Come Niwattumrong Boonsongpaisan, ministro che ha portato avanti l’interim dopo la sua destituzione da parte della magistratura lo scorso 7 Maggio. In totale, un centinaio di responsabili politici, del Partito Puea Thai (ex-Governo) e del Partito Democratico (opposizione), sono stati convocati dagli autori del colpo di Stat, perlatro già condannato dalla comunità internazionale. Assicurando di voler solo risolvere una crisi politica che andava avanti da sette mesi, i generali hanno imposto il coprifuoco e, da Domenica, vietato le manifestazioni. Ma i militari hanno ormai consolidato la loro presa sul potere. Il nuovo regime ha annunciato sabato di aver dissolto il Senato, conservato in un primo momento malgrado la sospensione della Costituzione, e affidato il potere legislativo al Capo dell’esercito Prayut Chan-O-Cha, che ha preso in mano il potere giovedì. Malgrado il divieto di riunione di più di 5 persone e un nuovo monito della giunta, gli oppositori al colpo di Stato si sono nuovamente mobilitati, anche se il loro numero rimane limitato. “Voglio chiedere alla gente appartenente ad ogni livello sociale di capire la situazione attuale e di astenersi dal manifestare contro il colpo di Stato, perché la Democrazia non può andare avanti normalmente in questo momento”, ha dichiarato il portavoce della giunta Winthai Suvaree in un comunicato televisivo. Subito dopo ci sono stati dei disordini tra soldati e decine di manifestanti che brandivano striscioni con scritto “fuori la giunta” sputando sui militari. Già sabato i manifestanti che avevano osato sfidare la giunta erano stati fermati. Situazioni simili si stanno creando anche nel Nord-Est e una presenza militare importante è stata registrata per le strade di Chiang Mai, una grande città del Nord. Queste regioni sono roccaforti di Thaksin e delle Camicie Rosse fedeli al miliardario, che sono state però decapitate negli ultimi giorni per l’arresto di numerosi loro leader.

Oltre a Yingluck, più di 200 politici o docenti universitari sono stati convocati dal Regime. Pravit Rojanaphruk è stato il primo giornalista a presentarsi Domenica, alla sua convocazione, con la bocca coperta da scotch nero. L’esercito ha fatto sapere che tutte le persone convocate potrebbero rimanere in situazione di fermo fino a sette giorni senza accusa precisa, in conformità alla legge marziale. Coloro che sono nelle loro mani non sono però tenuti in manette, né “torturati o picchiati”, ha assicurato Winthai. Globalmente Bangkok sembra rimanere nella calma, non ci sono carri armati nelle strade come nel 2006. Mentre si svolgeva il colpo di Stato, tutte le reti televisive sono state obbligate a sospendere i loro programmi, ma la maggior parte di queste è stata poi autorizzata a riprenderli, sotto stretto controllo militare, mentre le reti internazionali come BBC e CNN Sabato erano ancora oscurate. Alcuni osservatori pensano che la crisi sia legata ad una lotta di potere per assicurarsi chi sarà a capo del Governo nel momento della successione dell’anziano Re Bhumibol Adulyadej. Si pone il problema dell’investitura reale da parte del nuovo potere in questa monarchia costituzionale che ha al suo attivo 19 colpi di Stato, o tentativi di colpi di Stato, in 80 anni. Il precedente golpe, nel 2006 aveva portato con se una serie di crisi politiche che avevano fatto scendere, a turno, nelle piazze i nemici e i sostenitori di Thaksin Shinawatra, visto dalle élite “gialle”come una minaccia per il Regno. La crisi attuale, appoggiata secondo gli analisti dalle élite tradizionali, non è che l’ultimo episodio. Era cominciata in autunno con delle manifestazioni che reclamavano l’uscita di scena di sua sorella Yingluck, al potere dal 2011. E’ stata destituita dalla magistratura all’inizio di Maggio, ma i manifestanti chiedono ancora la fine del “sistema Thaksin”, i cui partiti hanno vinto tutte le elezioni nazionali dal 2011. La Comunità internazionale, dall’Unione Europea agli Stati Uniti, ha condannato questo golpe, reclamando il rapido ripristino di un Governo democratico. Per Washington, principale alleato della Tahilandia, non c’è “giustificazione per questo colpo di Stato militare”, e ha annullato una esercitazione militare con l’esercito tailandese e sospeso 3,5 milioni di dollari in aiuti militari. Per quanto tempo il Regime militare? L’esercito non ha dato alcuna indicazione sulla durata di questa giunta, affermando voler “lanciare delle riforme politiche”. Il nuovo Governo militare potrebbe restare in carica uno o due anni, il tempo necessario per redigere una nuova Costituzione, più severa di quella redatta dalla giunta precedente nel 2007. Nel 2006, è trascorso poco più di un anno dal golpe del 19 Settembre alle elezioni del 23 Dicembre 2007. Questa volta si farà di tutto per non permettere al “clan Shiwanatra” di rientrare nel gioco democratico. Ma dall’altra parte dello scacchiere politico, le Camicie Rosse, pro Thaksin, rischiano di far saltare ogni piano. Bisognerà tenere in conto anche loro. In che misura ancora non è possibile sapere.

Questo colpo di Stato rappresenta il fallimento delle élite tradizionali nel trovare un accordo con le nuove forze democratiche, ormai diventate realtà in Tailandia, da quando Thaksin ha rivoluzionato uno scenario politico che teneva su di un “suo” equilibrio, o è solo l’interpretazione occidentale di una situazione che non può essere giudicata e con i canoni della “nostra” Democrazia? I generali si stanno muovendo in molti Paesi per ristabilir equilibri rotti in nome della Democrazia, cercare di capire diventa necessario.

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